Il colesterolo alto in gravidanza, potrebbe influire sul rischio di infarto dei figli

Il rischio di infarto del miocardio in età adulta potrebbe avere una correlazione anche con il livello di colesterolo della madre durante la gravidanza: è quanto emerso da uno studio pubblicato oggi sullo “European Journal of Preventive Cardiology”, organo della Società Europea di Cardiologia (ESC).

Si tratta di uno studio retrospettivo che ha incluso 310 pazienti ricoverati in ospedale tra il 1991 e il 2019, 89 dei quali per infarto e 221 per altri motivi (questi ultimi costituivano il gruppo di controllo). Per tutti i 310 partecipanti, erano disponibili i dati sul colesterolo della madre durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza.

Tra i soggetti con infarto, l’età media era di 47 anni e la quota di uomini pari all’84%. Gli infarti sono stati classificati come gravi o non gravi in base al numero di arterie coronarie coinvolte (attacco grave: tre arterie coinvolte); la frazione di eiezione ventricolare sinistra (attacco grave: ≤35%); i livelli di picco della creatinina chinasi (CK) e degli enzimi CK-MB, con livelli più alti che indicano un danno cardiaco più esteso (attacco grave: picco di CK sopra 1200 mg/dL o picco di CK-MB sopra 200 mg/dL). L’attacco di cuore è stato considerato grave quando almeno uno dei criteri è stato soddisfatto.

Il colesterolo materno durante la gravidanza predice la gravità dell’infarto

Dall’analisi dei dati è emerso che il colesterolo materno durante la gravidanza prediceva la gravità dell’infarto indipendentemente da età, sesso, BMI, numero di fattori di rischio e colesterolo sierico dopo il ricovero, con un odds ratio di 1,382 (IC al 95%: 1.046-1.825; p=0,023).

Inoltre, il colesterolo materno durante la gravidanza era significativamente correlato con ogni misura di gravità dell’attacco di cuore (numero di vasi, frazione di eiezione, CK e CK-MB). In un’analisi ulteriore, livello di colesterolo delle gestanti era correlato in modo significativo con le misure di rischio di aterosclerosi, anche dopo aggiustamento dei dati per età, sesso e fattori di rischio cardiovascolare. Francesco Cacciatore, dell’Università di Napoli Federico II, autore dello studio, commenta:

Il colesterolo non viene misurato di routine durante la gravidanza nella maggior parte dei paesi, quindi ci sono pochi studi sulla sua associazione con la salute della prole. Sono necessarie ulteriori ricerche per verificare i nostri risultati: se confermata, questa associazione indicherebbe che il colesterolo alto in gravidanza dovrebbe essere considerato un segnale d’allarme e le donne dovrebbero essere incoraggiate a fare esercizio fisico e a ridurre l’assunzione di colesterolo. Inoltre, i bambini affetti potrebbero ricevere una guida alla dieta e allo stile di vita per prevenire le malattie cardiache più avanti nella vita”.

 

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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