Mal di schiena cronico, il dolore si può combattere lavorando sulla percezione 

Considerare il dolore come una risorsa dell’organismo invece che il risultato di una lesione o di una malattia irreversibile. Questo, in estrema sintesi, è il senso dell’approccio psicoterapeutico al dolore chiamato terapia di rielaborazione del dolore (pain reprocessing therapy – PRT).

Spiega Yoni Ashar, del Dipartimento di Psichiatria, Weill Cornell Medical College, New York City:

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L’idea è che pensando al dolore come una forma di difesa invece che una minaccia, i pazienti possono intervenire sulle reti cerebrali che rafforzano il dolore e neutralizzarlo.”

Il primo studio randomizzato e controllato sulla terapia di rielaborazione del dolore

Ashar e colleghi hanno condotto il primo studio randomizzato e controllato che ha utilizzato la PRT su pazienti con mal di schiena cronico. I risultati sono stati definiti dagli stessi autori “sorprendenti”: due terzi dei pazienti dopo 4 settimane di PRT erano senza dolore o quasi senza dolore e, nella maggior parte dei casi, il sollievo è stato mantenuto per 1 anno.

Lo studio, pubblicato on line su Jama Psychiatry, ha incluso 151 adulti (54% donne; età media 41 anni) che soffrivano di mal di schiena cronico (chronic back pain CBP) di intensità da bassa a moderata (intensità media del dolore, 4 su 10) per una media di 10 anni.

Cinquanta partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a sottoporsi a PRT (una sessione di telemedicina con un medico e otto sessioni di PRT in 4 settimane), 51 a ricevere placebo (iniezione sottocutanea di soluzione salina) e 50 a continuare la loro routine di cura in corso.

Dopo il trattamento sono state osservate grandi differenze nel dolore nei diversi gruppi. Il punteggio medio del dolore era 1,18 nel gruppo PRT, 2,84 nel gruppo placebo e 3,13 nel gruppo delle cure abituali. Due terzi (66%) dei pazienti nel gruppo PRT erano senza dolore o quasi senza dolore dopo il trattamento (punteggio di intensità del dolore di 0 o 1 su 10), rispetto al 20% di quelli nel gruppo placebo e al 10% di coloro che ricevuto le cure consuete.

Gli effetti del trattamento sono stati mantenuti al follow-up di 1 anno. Il punteggio medio del dolore era 1,51 nel gruppo PRT, 2,79 nel gruppo placebo e 3,00 nel gruppo delle cure abituali. Né l’età né il sesso hanno modificato l’effetto del PRT sull’intensità del dolore.

Il dolore diminuisce se non lo si considera l’effetto di un danno

La PRT ha l’obiettivo di rendere coscienti i pazienti del ruolo del cervello nella generazione del dolore cronico, li aiuta a rivalutare il loro dolore mentre si impegnano in movimenti che avevano paura di intraprendere e li aiuta ad affrontare le emozioni che possono esacerbare il dolore. Secondo gli esperti il dolore viene ridotto se si è meno convinti che indichi un danno tissutale.

Gli autori fanno notare  che i partecipanti a questo studio erano soggetti con un alto grado di istruzione e attivi, inoltre sono stati coinvolti terapisti esperti. Per poter estendere questi risultati la terapia andrà testata con  diversi target di pazienti e da altri terapisti. In ogni caso, Ashar ha detto:

La nostra esperienza clinica mostra che il PRT è efficace anche per altre condizioni di dolore cronico primario”

L’approccio psicoterapeutico al dolore

Shaheen E. Lakhan, neurologo e specialista del dolore, commentando i risultati di questo studio per Medscape Medical News ha detto:

“Immaginate di dire a una persona che soffre da decenni di dolore cronico che il suo dolore è tutto nella sua testa. L’affermazione è vera: il cervello elabora i segnali provenienti da tutto il corpo, forma la percezione del dolore e lo collega ai centri cerebrali emotivi. Il dolore è un importante meccanismo di sopravvivenza e fa in modo che quando il corpo è a rischio di lesioni si ritragga per evitare ulteriori danni. Il problema sorge quando il dolore va oltre il suo esordio e diventa cronico.” E ha aggiunto:

I ricercatori in questo studio dimostrano che, con 4 settimane di PRT, i pazienti possono apprendere che il dolore cronico è in gran parte un falso allarme generato dal cervello e che affermare costantemente questa verità può effettivamente ridurlo o eliminarlo. Inoltre, le aree del cervello implicate con il dolore sono calmate dopo aver attraversato la terapia sia per il dolore a riposo che per il dolore indotto dall’estensione della schiena.”

“La terapia per la rielaborazione del dolore – conclude Lakhan – può migliorare la vita dei pazienti con dolore cronico che hanno livelli di dolore e disabilità da bassi a moderati, tuttavia terapie come questa non funzionano quando c’è una significativa depressione, rinuncia a combattere o mancanza di controllo sulla propria situazione, un terribile stato mentale chiamato impotenza appresa”.

Ultimo aggiornamento il 11 Ottobre 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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