Obesità come malattia cronica: verso il superamento dello “stigma clinico”

Non è raro che un paziente con un problema di obesità riceva dal medico solo il consiglio di mangiare meno e muoversi di più. Un atteggiamento che tende a considerare il paziente come unico responsabile della sua condizione e soprattutto non riconosce all’obesità la “dignità” di vera e propria malattia.

Non a caso gli esperti affiancano allo stigma sociale che colpisce il soggetto obeso, spesso oggetto di pregiudizio ed emarginazione, anche lo “stigma clinico”, che riguarda la malattia. Infatti, non riconoscere l’obesità come malattia cronica comporta che a questa condizione non venga dedicato lo stesso impegno, nella ricerca e nell’assistenza, che viene profuso per le altre malattie croniche.

“A livello globale molti sistemi sanitari non offrono per il paziente con obesità lo stesso livello di assistenza che viene erogato per altre malattie croniche, come il cancro, il diabete, le malattie cardiovascolari e le malattie reumatiche – spiega Luca Busetto, Co-chair Obesity Management Task Force della European Association for the Study of Obesity – EASO.

“In Italia – aggiunge Busetto – l’accesso all’educazione terapeutica e a programmi intensivi di modificazione dello stile di vita è limitato nel sistema sanitario nazionale per il paziente con obesità, scarsa è l’offerta pubblica di programmi di terapia cognitivo-comportamentale, nessuno dei farmaci disponibili con specifica indicazione nella terapia dell’obesità è rimborsato dal sistema sanitario nazionale, e infine l’accesso alla terapia chirurgica bariatrica, secondo percorsi terapeutici che garantiscono un follow-up multidisciplinare, è molto difficile soprattutto in alcune aree del paese”.

Prevalenza (%) di adulti con obesità e obesità severa
in Italia 1995-2015

fonte: Obesity Monitor, 2021

Obesità come malattia sociale e fattore di rischio per gravi patologie

Il professor Busetto è intervenuto, con altri clinici, ricercatori ed esponenti delle istituzioni a un incontro sul tema “Stigma clinico, obesità e covid-19: assicurare assistenza alla Persona con obesità”, che si è svolto alla Camera dei deputati in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2021.

Secondo i dati della World Obesity Federation l’obesità interessa 800 milioni di persone nel mondo, con una previsione di crescita di quella infantile del 60% nel prossimo decennio, raggiungendo i 250 milioni di bambini entro il 2030. In Italia, secondo l’ISTAT, l’obesità riguarda 1 adulto su 10 e 1 bambino su 3 nella fascia di età fino a 8 anni.

“L’obesità è una malattia eterogenea e multifattoriale influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici e rappresenta un importante fattore di rischio per diverse malattie non trasmissibili, tanto che si stima che il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2, il 23 per cento dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41 per cento di alcuni tumori siano attribuibili all’eccesso di peso. – afferma Ferruccio Santini, Presidente Società Italiana dell’Obesità (SIO).

“Le persone con obesità – aggiunge Santini – sono costantemente discriminate per la loro malattia, questo perché molti, comprese le autorità sanitarie, i medici, i media e l’opinione pubblica non comprendono che l’obesità è una malattia cronica, considerandola semplicemente come una mancanza di volontà delle persone che ne sono affette. È necessario che venga superato il paradigma della responsabilità personale e deve essere fatto a tutti i livelli”.

Obesità come fattore di rischio per esiti gravi del Covid-19

Nell’incontro, promosso Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, Società Italiana dell’Obesità (SIO), Obesity Policy Engagement Network (OPEN) e Italian Obesity Network (IO-NET), in collaborazione con Changing Obesity e con il patrocinio del Ministero della Salute. Si è anche affrontato il tema, drammaticamente attuale del rapporto tra obesità e Covid-19.

“L’obesità si associa anche a un aumentato rischio di polmonite e sindrome influenzale ed è, insieme all’età, il fattore di rischio più importante per lo sviluppo di sindrome respiratoria acuta grave da COVID-19, con esiti quali il ricovero in terapia intensiva e l’uso della ventilazione meccanica invasiva. spiega Andrea Lenzi, Presidente OPEN e Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Un recente studio americano – aggiunge Lenzi ha rilevato che il 43% delle persone ricoverate per Covid-19 erano affette da obesità, con una necessità di ventilazione meccanica superiore dell’80% e una percentuale di mortalità superiore del 26% rispetto alle persone senza obesità. Per queste ragioni recentemente OPEN ITALY ha voluto segnalare al Ministero della Salute e alle Istituzioni la necessità di porre un’attenzione particolare nella programmazione della campagna di vaccinazione contro il COVID-19 alle persone con obesità, quali soggetti fragili e vulnerabili, e siamo molto soddisfatti che le persone con obesità grave siano state inserite tra le categorie prioritarie»

Il riconoscimento istituzionale dell’obesità come malattia

Il Consiglio regionale della Lombardia, primo in Italia, ha approvato una mozione che chiede alla Giunta di riconoscere l’obesità come malattia e inserirla nei livelli essenziali di assistenza. Una svolta più volte invocata anche nel corso del convegno alla Camera dei deputati.

“L’approvazione con il parere positivo del Governo, a novembre 2019, della Mozione sul riconoscimento dell’obesità come malattia, presso la Camera dei deputati, è stato il punto di arrivo di un percorso che, nelle varie tappe che si sono susseguite, ha fatto maturare la consapevolezza della necessità di una tale definizione, nel rispetto dei diritti della persona con obesità”, spiega Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete.

“Oggi diventa imprescindibile tradurre la volontà unanime espressa dal Parlamento in azione di politica pubblica, a tutti i livelli di governo. Il primo e prossimo passo è riconoscere l’obesità, quale è, una malattia cronica e, conseguentemente, considerarla nel piano nazionale della cronicità. Parallelamente, dobbiamo impegnarci affinché prestazioni e servizi inerenti all’obesità siano inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, per garantirne cura e trattamento”, conclude Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, Vicepresidente Vicario ANCI.

Ultimo aggiornamento il 10 Marzo 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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