Omega-3, effetto protettivo nei pazienti a rischio genetico di Alzheimer

Uno studio spagnolo su pazienti con un alto rischio genetico di sviluppare la malattia di Alzheimer ha riscontrato una minore progressione dei segni cerebrali della demenza in chi segue una dieta con un alto intake di omega-3. Lo studio apre una strada verso un intervento nutrizionale sempre più mirato nei pazienti che hanno un rischio genetico maggiore di sviluppare patologie degenerative.

Per questa nuova ricerca, pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, i ricercatori hanno arruolato 340 partecipanti allo studio ALFA (ALzheimer e FAmilies). Lo studio ALFA è una piattaforma di ricerca per identificare le caratteristiche fisiopatologiche precoci della malattia di Alzheimer, con l’obiettivo di sviluppare strategie di prevenzione.

I pazienti sono stati classificati in tre gruppi, in base alla presenza dell’allele ε4 per l’apolipoproteina E (APOE), fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer. Il primo gruppo comprendeva 122 non portatori dell’allele, nel secondo 157 portatori di un allele e nel terzo 61 portatori di 2 alleli.

Gli omega-3 utili soprattutto per le persone a più alto rischio genetico di Alzheimer

I partecipanti hanno compilato questionari per valutare l’apporto con la dieta di acido docosaesaenoico DHA (omega-3 presente soprattutto nei pesci). In seguito sono state misurate le prestazioni cognitive ed eseguite risonanze magnetiche strutturali ad alta risoluzione per valutare lo stato di salute dei piccoli vasi cerebrali e l’atrofia cerebrale correlata all’Alzheimer.

Come spiega Aleix Sala-Vila, del Barcelona Beta Brain Research Center:

Quello che abbiamo visto è che nei pazienti con due alleli APOE-ε4 rispetto a quelli con uno o nessuno, una maggiore assunzione di DHA è correlata a uno spessore corticale più preservato in queste aree associate al rischio di Alzheimer e alla progressione dei segni della malattia. In altre parole, le persone con il più alto rischio genetico per l’Alzheimer hanno beneficiato di una maggiore assunzione di pesce”

“Questi risultati sono importanti – aggiunge Sala-Vila – perché ci indicano come proseguire su un tema di ricerca affascinante, ossia l’ipotesi che un semplice intervento sullo stile di vita – vale a dire mangiare più pesce grasso, possa rallentare la progressione della malattia.”

Non sono state osservate associazioni significative tra l’assunzione di DHA e la memoria episodica o la funzione esecutiva. Né c’era un’associazione tra l’assunzione di DHA e l’evidenza di iperintensità della sostanza bianca, un’indicazione del carico di malattia dei piccoli vasi cerebrali.

La nutrizione di precisione può avere un ruolo nella prevenzione di malattie neurologiche e cardiovascolari

Omar Yaxmehen Bello-Chavolla, dell’ Università Nazione Autonoma del Messico, Città del Messico e colleghi in un editoriale di accompagnamento allo studio scrivono:

I risultati suggeriscono un ruolo dell’APOE-ε4 come modulatore condizionale nei regimi di prevenzione della malattia di Alzheimer, rafforzando la potenziale rilevanza della nutrizione di precisione durante le fasi precliniche nella prevenzione delle malattie neurodegenerative”

Questo passo avanti positivo per la nutrizione di precisione, aggiungono gli autori dell’editoriale, è coerente con le recenti prove a sostegno del ruolo delle abitudini nutrizionali sia nella gestione del rischio di Alzheimer che di malattie cardiovascolari.

Ultimo aggiornamento il 31 Maggio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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