Digiuno per dimagrire, le raccomandazioni dei nutrizionisti

Il digiuno intermittente finalizzato alla perdita di peso non può essere praticato senza un’adeguata valutazione medica. Lo sottolinea un documento diffuso dal Ministero della Salute, che fa il punto su una pratica sempre più diffusa. L’obiettivo dichiarato del documento è  “valutare se le varie forme di digiuno possono essere sicure ed efficaci per la perdita di peso (in particolare della massa grassa, che dovrebbe essere il gold target di qualsiasi approccio dietoterapetico) e per la preservazione della massa magra, metabolicamente attiva.”

Le conclusioni a cui giungono gli esperti è che il miglior approccio nella perdita di massa grassa è la modificazione degli stili di vita a favore di una corretta alimentazione ed un’adeguata attività fisica. Il digiuno intermittente ha un indubbio potenziale positivo per il controllo di alcuni parametri metabolici (sensibilità insulinica, dislipidemia), ipertensione e infiammazione. Tuttavia non sono ancora disponibili dati sugli effetti a medio e lungo termine.

Obesità e possibile ruolo del digiuno

Il documento sulla “Sicurezza ed efficacia delle varie forme di digiuno nella dietoterapia finalizzata alla perdita della massa grassa” è opera del tavolo tecnico sulla sicurezza nutrizionale (TaSiN), in collaborazione con il coordinamento nazionale sulla nutrizione e profilassi nutrizionale, un organismo a cui partecipano le maggiori società scientifiche del settore.

Nell’introduzione gli esperti ricordano il preoccupante trend di crescita dell’obesità nel mondo nell’ultimo ventennio, con dati che, tra l’altro, collocano l’Italia ai primi posti in Europa per l’obesità infantile, un elemento che proietta ulteriori ombre sulla crescita dell’obesità nella popolazione adulta del nostro Paese dei prossimi anni.

L’introduzione ricorda anche il collegamento fra obesità e maggiore incidenza delle Malattie Croniche Non Trasmissibili (MCNT), fra cui i 4 “big Killer” (diabete, aterosclerosi, tumori e affezioni polmonari).

Per quanto riguarda la pratica del digiuno il documento specifica:

recentemente è cresciuta l’attenzione verso alcuni modelli alimentari volti a modulare l’assunzione dei nutrienti secondo i ritmi circadiani o periodi di digiuno più o meno lunghi alternati a periodi di alimentazione. Questi modelli hanno la finalità di attivare le vie metaboliche connesse al catabolismo, all’autofagia e a quei meccanismi molecolari correlati con lo sviluppo delle MCNT.”

I punti fermi per un approccio corretto alla dieta dimagrante

Dopo aver distinto  le diverse forme di digiuno, il documento fissa alcune “punti di condivisione”, di orientamento generale:

  1. Le prescrizioni dieto-terapeutiche finalizzate alla perdita di massa grassa che presuppongono la valutazione clinica del singolo soggetto, devono essere sempre valutate in ambito medico-specialistico, fermo restando le specifiche competenze afferenti in ambito nutrizionale alle figure sanitarie non mediche.
  2. Le prescrizioni devono essere personalizzate e accompagnate da un approccio educativo e motivazionale finalizzato al cambiamento comportamentale.
  3. Gli obiettivi del trattamento dell’obesità e del sovrappeso sono prima di tutto quelli di tutela della salute del paziente.
  4. Le autoprescrizioni di regimi dietetici legati alle mode del momento possono avere serie ripercussioni sullo stato nutrizionale.
  5. Il miglior approccio nella perdita di massa grassa è la modificazione degli stili di vita a favore di una corretta alimentazione ed un’adeguata attività fisica.
  6. La dieta mediterranea rappresenta, a tutt’oggi, un ottimo modello alimentare per una sana alimentazione, i cui principi sono validi anche in caso di dieta ipocalorica per la riduzione dell’eccesso di massa grassa, avendo un impatto sulla riduzione dell’infiammazione in quanto ricca di sostanze ad azione antiossidante e fibre.
  7. Gli studi sul digiuno non hanno, a medio e lungo termine, una robusta letteratura, benché a breve termine i benefici su alcuni parametri (riduzione del BMI, peso, massa grassa, c-LDL, glicemia a digiuno, insulina basale e P.A.) siano supportati da una forte evidenza scientifica

Dati promettenti sugli effetti a breve termine del digiuno, ma mancano gli studi a lungo termine

Nella seconda parte il documento diffuso dal Ministero della Salute specifica i meccanismi molecolari con i quali può interferire il digiuno, gli effetti fisiologici di questa pratica e i dati scientifici attualmente disponibili in questo ambito. le conclusioni a cui arrivano gli esperti sono le seguenti:

In conclusione, si può affermare che gli studi, ad oggi, sostengono che la restrizione calorica, ottenuta attraverso varie modalità e possibilmente con il modello mediterraneo, rappresenti il migliore approccio dietoterapeutico nel paziente sovrappeso o obeso. Ciò nonostante, dal punto di vista metabolico, il digiuno intermittente sembra essere particolarmente promettente nel controllo della sensibilità insulinica, della dislipidemia, dell’ipertensione e dell’infiammazione. In generale, mancano ancora studi a lungo termine per misurare l’impatto delle varie forme di digiuno intermittente sulla salute. Ciò suggerisce come sia soprattutto utile agire sullo stile di vita.

Qualsiasi modello alimentare, utilizzato in ambito medico, deve essere il più possibile personalizzato e, soprattutto, combinato con livelli di attività fisica adeguata alle fasce di età e alle condizioni cliniche di ciascun paziente. Ciò consente di agire sui fattori coinvolti nell’incremento della massa grassa per contrastare lo sviluppo dell’obesità e delle altre malattie cronico-degenerative.”

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.