Formazione, perché dare più spazio alla comunicazione medico-paziente

Potenziare e disciplinare meglio il tema della comunicazione medico-paziente nella formazione universitaria e nell’aggiornamento professionale, in ambito medico-sanitario. È questo l’obiettivo di una proposta di legge presentata, poco prima dello scioglimento delle Camere, dall’onorevole Nicola Provenza, medico e membro della commissione Affari sociali.

La proposta, come ha spiegato Provenza in un’intervista a Sanitàinformazione, prevede la creazione di percorsi didattici dedicati alla relazione con i pazienti a livello universitario e aziendale, oltre a incentivi nell’ambito dell’educazione continua in medicina (ECM), per favorire l’aggiornamento permanente dei professionisti sanitari sugli aspetti comunicativo-relazionali. Spiega Provenza:

anche in dibattiti recenti è emerso che il tempo burocratico occupa il 50% del consulto medico. Mi sembra inaccettabile. Dobbiamo andare verso una medicina non solo narrativa ma anche di grande ascolto e con professionisti che abbiano grande capacità di relazionarsi.”

La difficoltà di comunicare le incertezze della scienza emersa nella pandemia

La qualità della comunicazione, nella relazione medico-paziente, costituisce da sempre parte integrante della cura, e oggi deve affrontare nuove sfide. L’evoluzione tecnologica della medicina, da un lato, e quella dei canali di informazione dall’altro, rendono sempre più necessaria una preparazione specifica del medico sul fronte della comunicazione.

Fabrizio Pregliasco, virologo, professore associato di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Milano spiega:

L’aspetto empatico, la condivisione e l’alleanza terapeutica con il paziente dipendono dall’autorevolezza e dalla capacità del medico di accompagnare il paziente alla decisione, che deve essere sempre libera.”

Durante l’emergenza causata dalla pandemia proprio la comunicazione tra medici, scienziati e popolazione si è rivelata uno degli aspetti più critici, chiarisce Pregliasco:

La ‘tempesta’ Covid-19 è stata un’opportunità per capire qual è il ruolo della scienza e, nel contempo, si è resa sempre più palese la difficoltà del comunicare l’incertezza che la scienza porta con sè: è venuto a mancare il coraggio di dire ‘non lo so’ ed avere la capacità di informare dando resilienza, senza toni allarmistici o sminuenti che alterino l’autorevolezza delle fonti.

“Il Covid -19 – aggiunge Pregliasco – ci ha inoltre insegnato che la natura va sempre inseguita e ha dimostrato che oggi, abbiamo strumenti diversi e maggiore comprensione dei meccanismi della natura rispetto al passato. È importante che questo diventi un tema di riflessione, non solo nel mondo sanitario, ma anche nell’opinione pubblica”.

Comunicare utilizzando le nuove tecnologie

Un grande impatto sull’evoluzione del rapporto medico-paziente ce l’hanno anche le nuove tecnologie che stanno modificando le modalità della visita e del consulto medico.

Pierluigi Bartoletti, Vice Segretario Nazionale Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) afferma:

La situazione attuale, con le nuove tecnologie emergenti è capovolta rispetto a prima della pandemia, ed ha creato ai medici di medicina generale diversi problemi, soprattutto in termini di organizzazione: se prima i pazienti venivano prevalentemente in studio, adesso vi sono diverse richieste di contatto anche attraverso i social network, ciò equivale ad aprire il setting.

L’etica professionale, la privacy e le regole deontologiche devono essere quindi salvaguardate anche con queste nuove modalità di comunicazione, questi nuovi canali tecnologici. Anche le tempistiche di lavoro sono diverse: con i social network, infatti molti colleghi lamentano lo stress dell’essere bersagliati dai messaggi che giungono attraverso queste modalità. È una questione organizzativa. Tutte le risposte, in ogni caso, sia su whatsapp, sia via e-mail o messaggio devono essere risposte professionali”.

Un esempio virtuoso in Sardegna nei primi mesi di pandemia

Giovanni Sotgiu, ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica all’Università degli Studi di Sassari, racconta da una prospettiva peculiare di medico di sanità pubblica, come si è svolto un evento virtuoso di comunicazione durante la pandemia, insieme con i sindaci dei comuni della Sardegna.

“Nei primi giorni di marzo 2020, – racconta Sotgiu – appena dichiarata la pandemia ho attivato un canale diretto con i cittadini del Comune di Trinità D’Agultu (SS), grazie agli strumenti di comunicazione che lo stesso Comune aveva messo a disposizione. Si è creata quindi, questa comunicazione speciale, bidirezionale con la possibilità da parte dei cittadini di porre delle domande, le più svariate, da quelle di tipo scientifico a quelle che riguardavano la vita quotidiana. Questo ha determinato un drastico calo di quella sensazione di panico presente all’inizio della pandemia. Anche il Comune stesso ha sottolineato come la situazione sia completamente cambiata nei giorni successivi. La stessa attività è stata replicata in diversi Comuni sino al 2021, nei primi mesi della diffusione del vaccino quando era necessario spiegarne l’importanza, per sciogliere tutti i dubbi sull’efficacia, sulla sicurezza e sulla tollerabilità”.

Ultima revisione: 3 Settembre 2022 – Pierpaolo Benini

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.