I difetti della vista come fattore di rischio per la demenza

Un recente studio, realizzato da ricercatori dell’Università del Michigan di Ann Arbor (Usa) e pubblicato su Jama Neurology, ha evidenziato come i difetti della vista vadano considerati un fattore di rischio modificabile per lo sviluppo della demenza negli anni successivi alla mezza età. Un modello statistico ha quantificato in circa il 2% i casi di demenza evitabili curando i problemi della visione.

L’importanza di identificare i fattori di rischio modificabili per la demenza

Lo studio è il risultato di un’analisi su un campione statistico di circa 17 mila americani di età pari o superiore a 50 anni reclutati nell’Health and Retirement Study, uno studio longitudinale sui fattori di rischio modificabili per lo sviluppo di una forma di demenza.

La prevenzione della demenza è una priorità assoluta, dato il grande impatto di questa patologia sul benessere degli individui e della società. Si prevede che il numero di anziani con demenza negli Stati Uniti e nel mondo aumenterà a causa dell’invecchiamento della popolazione. Pertanto, è fondamentale identificare i fattori di rischio di demenza potenzialmente modificabili. L’obiettivo di queste ricerche, che si basano su modelli statistici è quello di calcolare la proporzione di casi di demenza che potrebbero essere prevenuti se un fattore di rischio modificabile fosse eliminato.

100mila casi di demenza evitabili curando i deficit visivi

Da questi studi risulta che il 62% dei casi di demenza negli Stati Uniti è legato a un fattore di rischio modificabile, con al primo posto l’ipertensione (12%). Oltre all’ipertensione e ad altri fattori di rischio per le demenze noti, come obesità, depressione, deficit dell’udito, traumi cranici e diabete, si è verificato che il deficit visivo potrebbe determinare circa l’1,8% di casi di demenza.

Questo dato, visto in prospettiva, porta a ipotizzare che circa 100mila casi di demenza (che nel 2050 potrebbero crescere a 250mila) sono collegati a difetti della vista. I ricercatori osservano che 9 casi su 10 di disabilità visiva possono essere prevenuti o curati adeguatamente, con effetto preventivo anche sulla demenza.

Pare evidente che ciò potrebbe risultare interessante ai fini della gestione economico-sociale delle risorse assegnate alla sanità. Per questo gli autori, suggeriscono che la compromissione della vista dovrebbe essere inclusa nel modello dei fattori di rischio di demenza potenzialmente modificabili nel corso della vita.

 

Ultima revisione: 29 Aprile 2022 – Alessandro Visca

Danilo Mazzacane

Medico specialista in Oftalmologia ed in Idrologia Medica, oculista ambulatoriale presso le ASST di Pavia e Melegnano e Martesana con incarico di responsabile di branca.
Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti dell'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano.
Segretario e fondatore della Società Scientifica GOAL (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi ). Consigliere della Società Scientifica AIMO (Associazione Italiana Medici Oculisti ).
Revisore dei conti della Società Scientifica SIOL (Società Italiana Oftalmologia Legale )
Vicepresidente della Commissione Difesa Vista. Vicepresidente dello IAPB Lombardia (Agenzia Internazionale Prevenzione Cecità).
Autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche e organizzatore, relatore e chairman di numerosi eventi scientifici.