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telemedicina cardiologia

Scompenso cardiaco monitorato a distanza, progetto pilota a Milano

In Italia si contano più di 1,2 milioni di persone con scompenso cardiaco, ed è una condizione che porta a più di 200 mila ricoveri all’anno. Inoltre, lo scompenso cardiaco è la causa principale di ospedalizzazione nelle persone con più di 65 anni. I ripetuti ricoveri ospedalieri oltre a compromettere la qualità della vita dei pazienti incidono pesantemente sulla spesa sanitaria.

Gli strumenti offerti dalla telemedicina possono offrire nuove soluzioni per seguire costantemente i pazienti senza dover occupare posti letto in ospedale. Un esempio significativo sono i microdevice che vengono impiantati in un ramo dell’arteria polmonare per tenere sotto controllo i valori di pressione polmonare di pazienti a rischio di scompenso cardiaco.

Uno dei più grandi ospedali di Milano, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda ha deciso di utilizzare uno di questi sistemi (cardioMems) in un progetto pilota che prevede il monitoraggio di 10 pazienti. Il primo è un uomo di 42 anni, che abita in Calabria. Nella sua arteria polmonare è stato impiantato un device che è più piccolo di una moneta da 10 centesimi e si aggancia alle reti wi-fi circostanti o alla connessione dello smartphone e trasmette giornalmente i dati necessari per il monitoraggio a distanza.

Nuovi strumenti in grado di migliorare l’assistenza e ridurre i costi

Andrea Garascia Direttore di Cardiologia 2, Insufficienza Cardiaca e Trapianti dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, spiega:

Il dispositivo grazie alle dimensioni contenute è stato impiantato con una procedura mininvasiva, veloce e condotta in anestesia locale. Una piccola puntura a livello della vena femorale ci ha permesso di raggiungere l’arteria polmonare dove il device viene rilasciato in un piccolo ramo terminale e si aggancia stabilmente come micro-rilevatore della pressione polmonare. Il tutto si è completato nell’arco di 30-45 minuti e con il dispositivo in sede viene subito testata la funzionalità e la capacità di trasmissione dati. In questo momento stiamo selezionando i pazienti che avranno la possibilità del monitoraggio a distanza”.

Il dispositivo, di produzione americana con studi registrativi e di sicurezza su trial randomizzati, è ampiamente utilizzato in USA ed in Europa. Per la prima volta viene utilizzato in Italia anche in un ospedale pubblico.

L’obiettivo fondamentale di questo progetto pilota – sottolinea Garascia –  è cercare di evitare i ricoveri ripetuti per scompenso cardiaco per il paziente, ricovero che può significare rischio di morte per il paziente stesso. Questa tecnologia ci permette di anticipare i tempi ed intervenire sulla terapia farmacologica e far in modo che il paziente non arrivi in ospedale scompensato.”

Garascia riassume l’evoluzione, avvenuta negli ultimi anni, dell’utilizzo della telemedicina negli ospedali. “Siamo partiti, anni fa con una ‘telemedicina’ legata prevalentemente a contatti telefonici, poi in seguito all’avvento del Covid-19 siamo passati alle televisite con il coinvolgimento diretto del paziente, dandogli anche dei compiti, come ad esempio, trasmettere parametri, come il peso corporeo, il quantitativo di urina o le terapie farmacologiche in atto, in modo da gestire insieme eventuali modifiche terapeutiche.  Oggi siamo ad approcci più tecnologici, integrati nei pacemaker e nei defibrillatori, che raccolgono e ci danno delle informazioni a distanza, sul ritmo cardiaco e su altri parametri che possono far pensare ad un peggioramento clinico del paziente. Questo dispositivo, costituisce un ulteriore progresso dal punto di vista tecnologico”. E conclude:

Il fatto che un ospedale pubblico e la sanità pubblica più in generale sia disposta ad investire su tecnologie innovative è una cosa fondamentale che, alla lunga, paga sia in termini di miglioramento del trattamento dei pazienti, sia in termini di riduzione dei costi per la comunità. È quindi ottima cosa che le Direzioni degli ospedali pubblici guardino avanti rispetto alla routine della gestione dell’ospedale. Sicuramente l’esperienza del Covid-19 ci ha aperto al mondo della telemedicina che sarà ancora da implementare in un futuro prossimo”.

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.