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Esofagite eosinofila, le sfide per il pediatra e il medico di medicina generale

L’esofagite eosinofila è una patologia immunomediata che si caratterizza per un’infiammazione cronica e progressiva dell’esofago, il quale, nel tempo, perde la sua naturale elasticità, rendendo difficile la deglutizione.

Le diagnosi di questa patologia sono in aumento. Uno studio pubblicato alla fine dello scorso anno su Alimentary Pharmacology & Therapeutics mostra che, negli Usa, la prevalenza della malattia è di 34 bambini e 42,2 adulti ogni 100 mila abitanti.  Inoltre, lo studio comparativo dell’Università di San Diego, California e dell’università del North Carolina ha appurato che tra le prime osservazioni su questa patologia, degli anni 80, e quelli più recenti, fine 2023, la prevalenza è cresciuta dell’800%.

A sottolineare la rilevanza sanitaria di questa patologia, il 18 maggio si celebrerà la prima Giornata Internazionale per sensibilizzare sulle patologie eosinofile e il 22 maggio la prima Giornata Europea per sensibilizzare sulla esofagite eosinofila.

L’esofagite eosinofila spesso viene diagnosticata per la prima volta in Pronto Soccorso dove vengono portati i pazienti quando vanno incontro al blocco di un bolo alimentare nell’esofago.

I sintomi di esordio dell’esofagite

Francesca Rea, responsabile dell’Ambulatorio patologie eosinofile del tratto gastrointestinale, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

il rifiuto ostinato del cibo e il vomito, nonché il masticare con lentezza, la predilezione di piccoli pezzi di cibo e il bere molto durante il pasto sono sintomi che, se osservati nei bambini, possono e devono mettere in allarme i genitori.”

“La patologia – aggiunto Caterina Strisciuglio, professore associato di Pediatria all’Università della Campania “L.Vanvitelli”  – è decisamente più frequente nei maschi, con una maggiore incidenza nel secondo decennio di vita, anche se osserviamo sempre più spesso casi di bambini che non hanno ancora compiuto 10 anni.”

Una patologia ancora poco conosciuta

“L’esofagite eosinofila – precisa Claudio Romano, presidente della SIGENP – Società italiana di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica – è una malattia infiammatoria cronica progressiva che sta registrando un numero sempre più elevato di casi. Riteniamo che i dati epidemiologici messi a disposizione nel dicembre scorso dagli studi americani possano essere considerati validi anche in Italia, dimostrando una notevole diffusione anche nella popolazione pediatrica. Sicuramente si tratta di una patologia la cui prevalenza è ancora sottostimata e di non facile diagnosi. È difficile oggi valutarne le dimensioni esatte nel nostro Paese: i sintomi sono subdoli e si possono confondere con quelli di altre malattie.” E aggiunge:

al di fuori di centri specializzati la patologia non è conosciuta come dovrebbe e quindi non viene diagnosticata correttamente né curata in fasi precoci. La ricerca è al lavoro e sono in arrivo nuovi farmaci. La SIGENP con i suoi centri di riferimento su tutto il territorio nazionale vuole portare più in luce questa patologia ed è pronta a questa sfida”.

Il sospetto diagnostico nello studio del pediatra e del MMG

“In riferimento a questa patologia – continua Romano – il pediatra ha il compito di sospettare questa malattia in bambini che si presentano alla visita anche con sintomi molto sfumati. Abbiamo poi una fascia di bambini 6 ai 12 anni, che può vedere anche il medico di medicina generale, che possono avere atteggiamenti cosiddetti compensatori, per esempio, bevono molto ad ogni boccone perché hanno difficoltà a far proseguire il bolo. Questi sono dei segnali di allarme chein buona parte dei casi sono legati a disturbi comportamentali senza patologia, ma quando la condizione non è chiara il medico di riferimento deve affidare il paziente ad un centro specializzato del territorio”.

Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.