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Tumore al polmone, una dieta povera di grassi abbassa il rischio negli anziani

Il tumore polmonare è una delle neoplasie più diffuse a livello globale e una delle maggiori cause di mortalità in ambito oncologico; stime del Global Cancer Observatory per il 2020 indicano 2,2 milioni di nuovi casi e 1,8 milioni di decessi. Il maggiore fattore di rischio riconosciuto è l’abitudine al fumo, ma crescenti evidenze attribuiscono un ruolo, nello sviluppo e progressione della malattia, anche a fattori legati agli stili di vita, in particolare alimentazione e sonno.

Per quanto riguarda l’alimentazione sono emerse evidenze sul ruolo protettivo nei confronti del tumore al polmone di un adeguato consumo di frutta e verdura, con un sufficiente apporto di vitamina C. Recentemente sulla rivista The Journal of Nutrition, Health and Aging è apparso uno studio che si focalizza sul possibile ruolo giocato da quantità e qualità dei grassi presenti nella dieta.

Si ipotizza infatti che l’apporto di grassi possa avere un ruolo nella patogenesi del tumore polmonare, e che una dieta a basso contenuto di grassi (low fat diet LFD) possa ridurne il rischio di insorgenza in modo significativo.

Lo studio su un grande database americano

Un gruppo di ricercatori cinesi ha analizzato dati raccolti in un grande studio del National Cancer Institute americano chiamato PLCO (Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial). L’obiettivo dello studio era determinare gli effetti nel corso degli anni dello screening sulla mortalità correlata ai vari tipi di tumore negli uomini e nelle donne di età compresa tra 55 e 74 anni.

Per questo nuovo studio i ricercatori hanno esaminato un archivio di dati di oltre 90mila partecipanti al PLCO, che prevedeva anche valutazioni annuali della dieta, attraverso questionari ad hoc tra cui il Dietary History Questionnaire (DHQ).

I partecipanti sono stati divisi in undici strati, in base alla percentuale di energia derivante da grassi, carboidrati e proteine presenti nella dieta abituale; allo scopo di costruire un indicatore specifico attraverso il quale quantificare l’adesione a un modello alimentare a basso contenuto di grassi (LFD). Ai partecipanti caratterizzati dal minor consumo di grassi nella dieta sono stati assegnati 10 punti, mentre 0 punti sono stati assegnati ai partecipanti collocati nello strato più alto.

Per quanto riguarda le altre categorie di macronutrienti, carboidrati e proteine, l’ordine degli strati è stato invertito. Dalla somma dei punteggi per le tre categorie è stato ottenuto un indicatore con range da 0 a 30, dove a punteggi più alti corrisponde una migliore adesione ai principi della LFD.

Sono state quindi condotte delle analisi di sottogruppo per investigare il rapporto tra il punteggio LFD e il rischio totale di sviluppare un tumore del polmone, prendendo anche in considerazione dei potenziali fattori confondenti come età dei partecipanti, genere, indice di massa corporea, abitudine verso fumo e alcool ed eventuale storia di enfisema o diabete.

Durante un follow-up di 869.807,9 anni-persona, sono stati osservati 1.642 casi di cancro al polmone, di cui 1.408 (85,75%) casi di cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e 234 (14,25%) casi di cancro del polmone a piccole cellule SCLC.

Una più alta percentuale di grassi saturi nella dieta è associata a un aumento del rischio di tumore polmonare

Lo studio ha rivelato che una dieta a basso contenuto di grassi potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti del tumore al polmone, e che al contrario un eccesso di grassi ne aumenta il rischio.

Complessivamente, i partecipanti appartenenti al quartile più alto dell’indicatore LDF presentavano una riduzione del rischio significativa pari al 24% (HR 0,76, IC 95%, 0,66-0,89), rispetto a coloro che meno aderivano al modello alimentare studiato. Tale differenza viene confermata anche per i due sottotipi, ma in misura maggiore per il tumore a piccole cellule; in questo caso la riduzione del rischio osservata è stata del 41% (HR = 0,59, IC 95% 0,38−0,92), contro il 21% osservato per la forma NSCLC (HR = 0,79, IC 95% 0,67−0,93).

L’analisi statistica ha anche rivelato come la più alta adesione a un modello alimentare a basso contenuto di grassi riguardasse i più anziani, le donne e i partecipanti  non caucasici; è stata osservata anche una relazione diretta tra il livello di scolarizzazione e la adesione alla LFD.

In linea con le aspettative, la più elevata incidenza di tumore polmonare è stata riscontrata nel sottogruppo dei fumatori o ex-fumatori e anche i benefici della LFD sono risultati maggiori in questo sottogruppo, a indicare un maggior effetto protettivo nei confronti di questi soggetti.

In conclusione, oltre a una correlazione diretta tra l’aumento di LFD e il rischio di tumore polmonare, lo studio evidenzia che l’elevato apporto di grassi saturi può contribuire a un aumentato rischio, in particolare per la forma SCLC; i risultati supportano quindi i potenziali benefici  associati alla loro riduzione come strategia preventiva nei confronti del tumore polmonare.

Alessandro Visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.