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Scompenso cardiaco, nuovi dati sull’esposizione a temperature estreme

Uno studio sulla popolazione svedese conferma che l'esposizione breve sia alle basse sia alle alte temperature aumenta il rischio di mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca

Un’esposizione a breve termine a temperature ambientali basse o elevate è associabile a un aumento del rischio di mortalità nei pazienti con scompenso cardiaco, con un’associazione più marcata per le temperature più basse. È quanto risulta da un recente studio svedese, condotto da ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston (Usa), pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology.

Lo studio ha considerato i dati di 250.640 pazienti con scompenso cardiaco, deceduti per qualsiasi causa tra il 2006 e il 2021, e identificati tramite il Registro sanitario nazionale svedese e il Registro delle cause di decesso. Gli endpoint dello studio erano la mortalità per tutte le cause e la mortalità cardiovascolare nei pazienti con scompenso cardiaco.

Secondo gli Autori:

i risultati di ricerche precedenti avevano già dimostrato un’associazione tra temperature estreme e mortalità per malattie cardiovascolari, ma la ricerca sul legame tra esposizione a basse e alte temperature e mortalità nei pazienti con scompenso cardiaco rimane limitata.”

Si tratta di uno studio case-crossover a stratificazione temporale, adatto per confrontare l’esposizione in un periodo precedente l’evento di interesse con periodi di controllo selezionati nello stesso intervallo temporale, utilizzando ciascun soggetto come proprio controllo. I livelli di esposizione nel giorno dell’evento sono stati quindi confrontati con quelli dei giorni di controllo corrispondenti allo stesso giorno della settimana, all’interno del medesimo mese e anno di calendario. Per evitare bias da sovrapposizione tra i periodi “caso e controllo”, l’effetto delle temperature è stato valutato nella settimana precedente il decesso.

Mortalità cardiovascolare favorita dalle basse temperature

Del totale dei decessi considerati, almeno 144.729 sono stati attribuiti a cause cardiovascolari. L’età media al decesso -per tutte le cause- era pari a 84,3 anni; la temperatura media giornaliera dell’aria nel periodo 2006–2021 presentava un valore medio di circa 6,6 °C (43,93 °F), con un intervallo compreso tra −34,5 °C (−30,1 °F) e 26,3 °C (79,3 °F).

L’associazione tra l’esposizione a breve termine alla temperatura media giornaliera e la mortalità per tutte le cause e per cause cardiovascolari ha mostrato un andamento ‘a forma di U’ per tutto il periodo di osservazione. Dai dati emerge un aumento del rischio di mortalità sia alle basse sia alle alte temperature, con un’associazione più pronunciata per le temperature più basse.

Per quanto riguarda i tassi di mortalità, in generale è stato riscontrato un aumento del 13% per le basse temperature (OR: 1,13; IC al 95%: 1,074–1,189) e di circa il 5% per le temperature elevate (OR: 1,054; IC al 95%: 1,017–1,093).

Il rischio di mortalità cardiovascolare risultava più elevato alle basse temperature (OR 1,16; IC al 95%: 1,083-1,242) in entrambi i sottoperiodi analizzati, mentre le alte temperature non erano associate a un aumento della mortalità cardiovascolare nell’analisi complessiva.

I ricercatori sottolineano come l’esposizione a breve termine a temperature estreme (basse o elevate) nei pazienti con scompenso cardiaco sia associata a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e cardiovascolare .

L’incremento del rischio di mortalità associato alle temperature elevate osservato nel tempo evidenzia l’importanza di adottare misure preventive anche nelle regioni che per latitudine sono considerate scarsamente, o per nulla, esposte agli effetti dei climi caldi.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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