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Malattia renale cronica, una strategia per la prevenzione

Uno studio olandese ha verificato l'utilità dello screening domiciliare dell’albuminuria per l’individuazione precoce della MRC

Un recente studio condotto dall’università di Groningen (Olanda) e pubblicato sulla rivista eClinicalMedicine, ha mostrato il valore dello screening domiciliare per l’albuminuria eseguito in contesti di assistenza primaria finalizzato all’individuazione precoce dei casi con malattia renale cronica (MRC).

La MRC interessa oltre il 10% della popolazione, con prevalenza in aumento a causa della diffusione di fattori di rischio quali diabete, ipertensione, obesità e malattia cardiovascolare. Poiché è associata a complicanze cardiache e a un alto rischio di mortalità, una sua precoce identificazione, e il monitoraggio dei soggetti a rischio, permetterebbe l’avvio di terapie preventive in grado di rallentare la progressione di malattia negli stadi iniziali e di prevenire le malattie cardiovascolari.

La diagnosi di MRC si basa sulla valutazione del tasso di filtrazione glomerulare, come misura della funzionalità renale, e dell’albuminuria come misura del danno renale. Le linee guida internazionali raccomandano la misurazione di questi due parametri nei pazienti a rischio per diabete e malattie CV, ma il reale utilizzo degli esami di screening resta subottimale. È in particolare la valutazione dell’albuminuria a essere carente; viene infatti eseguita in una quota di casi variabile tra il 4% e il 40%.

Il primo studio a verificare l’efficacia dello screening domiciliare in associazione allo screening opportunistico

La ricerca ha considerato l’efficacia dello screening nei contesti di assistenza primaria e confrontato due diversi canali di invito dei pazienti: il medico di medicina generale (MMG) e la farmacia, con l’obiettivo di confrontare il tasso di partecipazione tra i due gruppi.

Sono stati considerati in totale 6.380 pazienti, di età compresa tra 45 e 80 anni e con fattori di rischio per MRC: 3.802 sono stati invitati da dieci MMG, selezionati sulla base della presenza di fattori di rischio – diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione, dislipidemie o obesità- registrati nei fascicoli elettronici. Altri 2.578 sono invece stati invitati tramite cinque farmacie, e identificati in base alla prescrizione di farmaci correlati alla condizione indagata.

Lo screening domiciliare è stato eseguito utilizzando un dispositivo volto alla misurazione del rapporto albumina/creatinina nelle urine (ACR). I partecipanti con albuminuria aumentata (ACR ≥ 3 mg/mmol) hanno successivamente effettuato un secondo test urinario di conferma; in caso di esito nuovamente positivo sono stati quindi sottoposti a uno screening approfondito per i fattori di rischio cardiovascolari e per la MRC, con successivo invio al proprio MMG.

L’adesione allo screening è più alta se l’invito arriva dal MMG

Il tasso di partecipazione allo screening è risultato più elevato tra i pazienti invitati dal medico curante, rispetto a quelli invitati dalle farmacie (40,1% vs 21,8%). Nello stesso gruppo, sono stati più frequentemente riscontrati valori eccessivi di albumina (8,7% vs 6,0%). Il 40,6% dei casi di albuminuria rilevati tra i pazienti inviati dal MMG era di nuova diagnosi.

Tra i pazienti invitati dai MMG con albuminuria aumentata che avevano completato lo screening approfondito, l’88,7% presentava uno o più fattori di rischio per MRC e/o malattie cardiovascolari; il 40,0% presentava fattori di rischio di nuova diagnosi e il 65,2% fattori noti, ma non adeguatamente controllati.

I dati di follow-up hanno mostrato che il 52,9% dei pazienti invitati dai medici di medicina generale, e re-inviati al proprio medico dopo lo screening approfondito, ha effettivamente consultato il proprio medico, con modifiche terapeutiche attuate nel 44,4% dei casi.

I risultati dello studio, il primo che abbia valutato l’efficacia di uno screening sistematico dell’albuminuria gestito dal medico di medicina generale, ne evidenziano la necessità in aggiunta alla valutazione regolare dell’albuminuria nei pazienti ad alto rischio.

Una parte significativa dei pazienti con albuminuria aumentata presentava fattori di rischio precedentemente non diagnosticati o non ottimamente controllati; questo suggerisce che sarebbe possibile ottenere benefici clinici attraverso il trattamento dei fattori di rischio per la malattia renale cronica.

Secondo gli autori, l’introduzione di un programma di screening sistematico attuato dai MMG merita di essere approfondita per ottimizzarne il rendimento; ulteriori ricerche dovrebbero inoltre indagare come migliorare l’adesione e la presa in carico dei pazienti a seguito dello screening.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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