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Diabete tipo 2, rischio cardiorenale elevato già nei primi cinque anni

In uno studio real-world su oltre 1,6 milioni di persone con nuova diagnosi di DMT2, il rischio di malattia renale cronica o scompenso cardiaco raggiunge il 33% entro 5 anni e il 55% entro dieci

Le complicanze cardiorenali possono comparire precocemente dopo la diagnosi di diabete mellito di tipo 2 (DMT2) e tendono ad accumularsi rapidamente nel tempo. È quanto emerge da un’analisi del programma osservazionale CALOR, presentata al congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD 2026), in corso a Milano fino al 2 ottobre.

Lo studio ha incluso 1.617.508 pazienti statunitensi con nuova diagnosi di DMT2 tra gennaio 2010 e marzo 2024. L’età media al momento dell’inclusione era di 59 anni e il 51% dei partecipanti era di sesso femminile. La prevalenza delle principali comorbidità metaboliche era elevata: il 72% presentava dislipidemia e il 68% ipertensione arteriosa. Nei pazienti per i quali era disponibile il dato antropometrico, il BMI mediano era pari a 30,9 kg/m².

A cinque anni dalla diagnosi il rischio di malattia renale cronica è più del doppio rispetto allo scompenso cardiaco

Entro cinque anni dalla diagnosi di diabete, il rischio di sviluppare inizialmente malattia renale cronica (CKD) risultava pari al 19,0%, più del doppio rispetto al rischio di sviluppare per primo uno scompenso cardiaco (8,3%).

L’analisi mostra inoltre una marcata interdipendenza tra le due complicanze. Nei pazienti che sviluppavano inizialmente scompenso cardiaco, la probabilità di una successiva diagnosi di CKD entro cinque anni raggiungeva il 42%. Viceversa, nei soggetti che sviluppavano prima una CKD, il rischio di successivo scompenso cardiaco era del 23%.

Considerando l’endpoint composito di CKD, scompenso cardiaco o morte, il rischio cumulativo era pari al 33% nei primi cinque anni dalla diagnosi di DMT2 e aumentava fino al 55% entro dieci anni.

Il diabete di tipo 2 come patologia sistemica

Secondo Naveed Sattar, University of Glasgow (UK) e co-responsabile dello studio, questi risultati indicano come la combinazione frequentemente osservata di obesità, dislipidemia, ipertensione e iperglicemia possa determinare progressivamente danno vascolare e d’organo, sottolineando la necessità di un intervento precoce e globale già nelle fasi iniziali della malattia.

I risultati devono tuttavia essere interpretati considerando la natura osservazionale dello studio, che non consente di stabilire rapporti causali ed è suscettibile a bias di selezione e a possibili fattori confondenti residui.

Nel complesso, i dati rafforzano il concetto del DMT2 come patologia sistemica cardio-renale-metabolica, nella quale la prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali dovrebbe iniziare fin dal momento della diagnosi, parallelamente al controllo glicemico.

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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