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Ambulatorio medico

Medicina del territorio, l’esperienza dei PIR in Toscana

Daniele Mannelli, direttore del Dipartimento della rete sanitaria territoriale (ASL Toscana Centro) spiga cosa sono e come funzionano i Punti di intervento rapido, progetto finanziato dal Pnrr

I Punti di intervento rapido (PIR) sono un modello innovativo di cure primarie, nato in Toscana, per rispondere ai bisogni di salute non urgenti della popolazione, che mira anche a migliorare al gestione del lavoro dei medici di medicina generale. Daniele Mannelli, direttore del Dipartimento della rete sanitaria territoriale (ASL Toscana Centro) e coordinatore del progetto ci spiega cosa sono i Pir e perché sono nati.

I PIR, Punti di intervento rapido, nascono con l’obiettivo di garantire una risposta alle urgenze non differibili nell’ambito delle cure primarie, offrendo assistenza anche in termini diagnostici e fornendo ai cittadini un’alternativa al ricorso al pronto soccorso per problematiche a bassa complessità.

Sono state inizialmente individuate quattro sedi -Firenze, Empoli, Prato, Pistoia- collocate all’interno delle Case della comunità, dove è prevista una presenza medica H12 dal lunedì al venerdì, in modo da integrarsi con il servizio di continuità assistenziale, che copre invece i diurni del sabato e della domenica e tutti i serali e notturni.

Nelle prime quattro sedi la sperimentazione è stata avviata tra la fine del 2024 e il 2025; dopo la fase sperimentale, il modello è stato progressivamente esteso fino a raggiungere 28 PIR all’interno delle Case della comunità dell’Azienda USL Toscana Centro, ai quali si aggiungono due ulteriori tipologie di PIR sperimentali con caratteristiche differenti.”

Come nasce l’idea di istituire i PIR, e quale è stato il percorso che ha portato alla messa in atto del progetto?

Le strutture nascono a seguito dell’approvazione di una delibera regionale (Delibera della Giunta Regionale n. 541) che, nel 2024, ha incaricato l’Azienda USL Toscana Centro di predisporre un progetto finalizzato ad assicurare una presenza medica nelle Case di Comunità.

Il percorso è stato però più lungo; l’idea di un potenziamento delle attività diurne in regime orario era già contemplata nell’Accordo Integrativo Regionale (AIR) per la Medicina Generale del 2012, che non aveva trovato applicazione, ma che prevedeva una riorganizzazione della continuità assistenziale e una maggiore presenza dei servizi nelle ore diurne.

La realizzazione si deve al DM77/22 che prevede una presenza medica diurna nelle Case di comunità con livelli di copertura oraria variabili, fino a 7 giorni su 7. In seguito, l’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale del 2024 introduce il ruolo unico della medicina generale e prevede che, a partire dal 2025, le nuove convenzioni non distinguano più tra medico a ciclo di scelta e medico a rapporto orario. Il medico opera quindi in un sistema ‘a ruolo unico’, combinando l’attività di medico di famiglia con attività territoriali e orarie nelle strutture dedicate; il monte ore dovuto al sistema si riduce progressivamente con l’aumentare del numero di assistiti.”

Quali sono quindi le prestazioni mediche erogate?

I PIR sono dotati di ecografo, elettrocardiografo, spirometro, strumenti point of care per effettuare indagini ematochimiche. Viene erogata una diagnostica di primo livello, a supporto della valutazione clinica; ecografie, spirometrie, elettrocardiogrammi ed esami ematici per consentire un approfondimento immediato senza dover attendere i tempi di prenotazione di una visita specialistica.

Gli esami vengono eseguiti dal medico di medicina generale; non sostituiscono l’attività diagnostica specialistica e l’indagine non viene refertata come una prestazione specialistica.

I PIR hanno una funzione complementare alla visita. Il paziente si presenta con una problematica acuta, non emergenziale ma che richiede una valutazione rapida, e il medico può utilizzare alcuni strumenti diagnostici per completare l’inquadramento clinico. Non si tratta di uno strumento per concorrere all’abbattimento delle liste di attesa.”

Come avviene l’accesso degli utenti?

In una prima fase i pazienti venivano inviati dai medici di medicina generale, per necessità di un approfondimento diagnostico in presenza di sintomatologia acuta.

Successivamente le modalità di accesso sono state modificate, con l’introduzione anche della possibilità di accesso attraverso il numero  europeo armonizzato 116117, e inoltre con la possibilità per il cittadino di accedere ai PIR di propria iniziativa; una modalità che sconsigliamo non privilegiamo.

La prima cosa da fare è invece rivolgersi al numero europeo armonizzato 116117 per una prima valutazione telefonica, e per escludere la necessità di un intervento di emergenza. La nostra preoccupazione è che una persona con una sintomatologia potenzialmente riconducibile a un quadro di emergenza possa recarsi in un PIR pensando che sia il luogo appropriato.”

Come funzionano in pratica?

Quando il paziente arriva al PIR viene preso in carico e visitato. Se il medico ritiene necessario eseguire ulteriori accertamenti, coinvolge immediatamente il personale infermieristico presente nella Casa di comunità dove medico e infermiere, che lavorano insieme, possono effettuare le opportune valutazioni.

Eventuali esami di approfondimento, come radiografie o altri accertamenti specialistici, vengono prescritti dal medico attraverso canali dedicati con priorità urgente o breve; la disponibilità di posti riservati permette di programmare gli esami in tempi rapidi.

Una volta completata la valutazione, il PIR redige il proprio referto, prescrive eventuali ulteriori approfondimenti e, se necessario, prenota direttamente alcune prestazioni utilizzando gli slot disponibili. Successivamente il cittadino torna dal proprio medico curante, che rimane il professionista responsabile della presa in carico complessiva.”

Questa iniziativa favorisce il lavoro del medico di medicina generale?

Si tratta di uno strumento aggiuntivo per lavorare meglio. Il carico assistenziale dei medici di medicina generale resta sostanzialmente lo stesso, ma i professionisti possono contare su una risorsa di prossimità che consente di effettuare una diagnostica di primo livello e di gestire, sul territorio, situazioni che altrimenti sarebbero difficili da affrontare senza il ricorso ad altre strutture.

È importante ricordare che il PIR offre una consulenza temporanea; non sostituisce il medico di famiglia e non diventa il punto di riferimento stabile del paziente.”

Quali risorse hanno permesso di realizzare questo progetto?

Le risorse derivano prevalentemente dal PNRR, in particolare dalla Missione 6 dedicata alla salute, che ha previsto il finanziamento delle Case di Comunità e, direttamente o indirettamente, attraverso le misure collegate al DM77/22, ha consentito anche l’acquisto delle attrezzature diagnostiche. Abbiamo beneficiato di finanziamenti europei e nazionali che hanno accompagnato sia gli interventi strutturali sia l’allestimento delle dotazioni necessarie.

Per quanto riguarda il personale medico, è evidente che il sistema comporta una spesa maggiore rispetto al passato. Le ore dedicate ai PIR sono, infatti, aggiuntive e vengono retribuite con una remunerazione oraria superiore rispetto a quella prevista per la continuità assistenziale.”

Ritiene sia un modello esportabile in altri contesti regionali?

Naturalmente servono investimenti in strutture, attrezzature e personale. Tuttavia, per quanto riguarda il personale, si tratta di un percorso già previsto dal DM77 e dall’Accordo collettivo nazionale della medicina generale, che prevedono una quota di attività territoriale da destinare al sistema. Quello che abbiamo sviluppato in Toscana rappresenta una modalità più avanzata di attuazione, perché integra la presenza medica con strumenti diagnostici, ma non vedo particolari ostacoli all’adozione di modelli analoghi anche in altre regioni.”

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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