La diffusione delle patologie respiratorie croniche, in particolare della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) e delle forme croniche di asma è stato uno dei temi affrontati al 42° Congresso nazionale della Società italiana della medicina generale e delle cure primarie, che si è svolto a Firenze alla fine di novembre.
Secondo i dati più recenti dell’ISTAT, la BPCO riguarda il 5,6% della popolazione adulta, pari a circa 3,5 milioni di italiani, e rappresenta oltre il 55% dei decessi attribuiti alle malattie respiratorie.
Molti pazienti arrivano all’attenzione del medico solo quando la malattia è già avanzata, talvolta in occasione di un ricovero per riacutizzazione, mentre le fasi iniziali, spesso silenziose, restano non riconosciute. Andrea Zanché, responsabile SIMG dell’Area Cronicità ha dichiarato:
È proprio il sommerso che deve interrogarci, perché una diagnosi tempestiva può fare la differenza. Intercettare tosse persistente, espettorazione cronica, fiato corto o ridotta tolleranza allo sforzo significa modificare la storia della malattia, rallentandone la progressione e migliorando la qualità di vita”.
La SIMG richiama inoltre la necessità di ridurre le restrizioni prescrittive sulle terapie inalatorie per BPCO e asma cronica. Le attuali norme, variabili da Regione a Regione, possono ritardare l’avvio di trattamenti che la letteratura scientifica considera centrali fin dalle prime fasi di malattia.
“Un eccesso di burocrazia rischia di rallentare cure che dovrebbero essere immediate – evidenzia Alessandro Rossi, presidente SIMG – Il medico di famiglia deve poter gestire in modo completo e appropriato la terapia, in piena collaborazione con pneumologi territoriali e ospedalieri, evitando disuguaglianze di accesso e migliorando l’aderenza terapeutica.”


