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Progetto PREMIO: nefrologi e medici di medicina generale insieme per la MRC 

Aumentare le diagnosi precoci e creare le premesse per uno screening di popolazione sono gli obiettivi primari della strategia di contrasto alla malattia renale cronica

Integrare le competenze della medicina specialistica con la capillarità della medicina del territorio, al fine di individuare i casi sommersi di malattia renale cronica, nella prospettiva di introdurre uno screening specifico. Sono gli obiettivi del progetto PREMIO (Progetto di Rete per la Malattia renale Integrata e l’Ottimizzazione della cura), nato dalla collaborazione tra la Società Italiana di Nefrologia (SIN) e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG).

Il progetto, che prevede la formazione dei MMG da parte di specialisti nefrologi, è stato avviato nell’aprile 2026 con i primi cicli formativi. Ne abbiamo parlato con il presidente SIN, Luca De Nicola e con Gaetano Piccinocchi, referente SIMG per l’area nefrologica.

Aumentare la diagnosi precoce per la MRC

La malattia renale cronica (MRC) interessa circa il 10% della popolazione adulta, con rilevanti ricadute cliniche, sociali ed economiche. Nonostante questo, ancora oggi resta sottodiagnosticata o diagnosticata tardivamente, quando non è più possibile intervenire in modo efficace con i farmaci attualemente disponibili per fermare o rallentare la progressione della malattia.

In Italia circa cinque milioni di persone convivono con la patologia, ma solo una su tre riceve una diagnosi corretta. La MRC, che si caratterizza per un esordio silente, è strettamente associata a diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Fondamentale, da parte del medico di medicina generale che rappresenta il primo punto di contatto con il paziente, monitorare i fattori di rischio e favorire una presa in carico efficace, selezionando gli individui da inviare al nefrologo. Spiega De Nicola:

In Italia l’80% dei soggetti affetti da MRC non ne è consapevole. Nelle fasi iniziali la malattia è quasi totalmente asintomatica; talvolta possono comparire segnali aspecifici, come stanchezza, lieve gonfiore o ipertensione, solo quando il paziente ha già perso oltre il 50% della funzionalità renale. Oggi disponiamo di armi terapeutiche, come le gliflozine e il finerenone, che, se somministrate precocemente, possono cambiare la storia di malattia. Inoltre, la ricerca ha portato all’introduzione di nuove molecole specifiche per le glomerulonefriti, aprendo prospettive di cura inimmaginabili solo fino a pochi anni fa.

La possibilità di arrivare facilmente a una diagnosi precoce e di poter somministrare cure efficaci, ritardando la dialisi anche di 30 anni, impone l’individuazione dei soggetti ad alto rischio o in fase iniziale. È ormai inaccettabile che la maggior parte dei pazienti arrivi al nefrologo con una malattia in stadio avanzato.”

Il progetto PREMIO, verso un quarto screening?

L’iniziativa è stata studiata per favorire l’estensione del concetto di screening di popolazione anche alla MRC, come già avviene per i tumori di cervice uterina, colon-retto e mammella.

“Il progetto, nato da un lavoro durato due anni, va di pari passo con la presentazione a Montecitorio di un disegno di legge (1) sullo screening della MRC”, spiega De Nicola e aggiunge:

Una Risoluzione (2) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel maggio 2025, ha per la prima volta riconosciuto la MRC come una priorità globale di salute pubblica, superiore -per prevalenza, mortalità, morbidità e costi- a ipertensione, diabete, obesità. Gli Stati membri dell’OMS sono stati invitati a integrare prevenzione, diagnosi precoce e gestione della patologia renale nelle strategie nazionali per le malattie croniche non trasmissibili.”

Aggiunge Piccinocchi:

il monitoraggio dei fattori di rischio noti e la ricerca dei soggetti già affetti da MRC, per un tempestivo invio al nefrologo, dovrebbe essere compito della medicina del territorio. PREMIO è un progetto di formazione integrata che si prefigge una duplice funzione: da un lato sensibilizzare e formare i medici delle cure primarie sulla patologia e sull’importanza della diagnosi precoce, dall’altro quella di instaurare un percorso di collaborazione professionale tra MMG e nefrologi che li porti a lavorare insieme sul territorio.”

Formazione a cascata

Il progetto PREMIO prevede una formazione specifica da parte degli specialisti nefrologi ai medici di medicina generale.

“In 25 incontri territoriali – precisa De Nicola – un nucleo di nefrologi e medici di famiglia sarà formato; questi a loro volta, istruiranno i colleghi durante gli incontri successivi, con un modello ‘a cascata’. L’obiettivo è quello di raggiungere 20.000 medici di medicina generale, pari al 50% del totale nazionale, e arrivare così a coprire il 50% della popolazione a rischio entro tre anni, la durata del progetto. Parallelamente sono previsti moduli FAD.”

La formazione risponde a un’esigenza espressa dagli stessi medici di base, che spesso lamentano una carenza di conoscenze specifiche nella gestione della cronicità renale. Conferma Piccinocchi:

da precedenti studi condotti in collaborazione con la SIN è emerso che circa il 30% dei pazienti affetti da ipertensione e diabete presentava malattia renale cronica in stadio avanzato. La presenza di pazienti con valori di filtrato glomerulare inferiori a 60 ml/min nei database ha evidenziato che, pur prestando la massima attenzione alla gestione delle patologie di base e considerandone soddisfacente il controllo, i MMG spesso non erano consapevoli della concomitante presenza di malattia renale cronica. La consapevolezza dell’esistenza di questa quota di pazienti non identificati ha rappresentato uno degli elementi alla base dell’avvio del progetto.”

Lo screening, in pratica

PREMIO è basato sull’urgenza di aumentare la quota di diagnosi precoci, attraverso un semplice test. “Una scheda nefrologica elaborata insieme alla SIN, e inserita all’interno dei nostri gestionali – spiega  Piccinocchi -permette ai MMG che hanno aderito alla formazione di valutare la funzionalità renale dei propri pazienti e intercettare quelli da inviare a consulto nefrologico.”

L’approvazione della proposta di legge comporterebbe la disponibilità di risorse per finanziare le attività legate alla medicina del territorio. Spiega ancora De Nicola:

“la proposta di legge prevede uno stanziamento di 2 milioni di euro annui per tre anni; se  sarà approvata, questi fondi saranno destinati a riconoscere il lavoro in carico ai MMG per l’attività di screening.” E aggiunge:

per valutare la funzionalità renale sono sufficienti un esame delle urine, i valori della creatinina e il calcolo del rapporto albumina/creatinina (ACR). Lo screening è molto economico ma offre enormi vantaggi clinici e sanitari, evitando in molti casi il ricorso alla dialisi che, in Italia, costa al SSN 2,5 miliardi di euro ogni anno. Tutti gli individui tra i 55-75 anni, portatori di almeno un fattore di rischio tra ipertensione o malattia cardiovascolare, obesità, e diabete, dovrebbero essere sottoposti a questo screening. Ma è necessario un cambiamento culturale.”

A questo proposito, Piccinocchi precisa:

“il rapporto albumina/creatinina è l’esame chiave che il MMG dovrebbe sempre prescrivere ai pazienti a rischio, se non a tutti dopo una certa età. In medicina generale il test è generalmente prescritto come controllo per la singola patologia -ipertensione, diabete- ma raramente, anche se è presente nei nostri database, viene associato alla MRC.”

I progetti pilota confermano l’efficacia dello screening nell’individuare i casi sommersi

In attesa che il disegno di legge compia il proprio iter parlamentare, sono stati avviati due progetti pilota, uno in Liguria, tutt’ora in corso, e uno in Campania, con l’obiettivo di verificare l’efficacia della scheda nefrologica nella pratica clinica dei medici di medicina generale. La scheda è stata integrata esclusivamente nei gestionali dei medici aderenti alla sperimentazione.

Spiega Piccinocchi:

i risultati osservati in Liguria dopo sei mesi di utilizzo della scheda sono stati eclatanti: è stato rilevato aumento del 19% dell’identificazione dei pazienti a rischio e la quota dei pazienti inviati al nefrologo è più che raddoppiata. La sperimentazione ha quindi confermato l’efficacia di uno strumento semplice come la scheda nefrologica; l’analisi dei database ha infatti permesso di estrarre tutti i pazienti con filtrato glomerulare inferiore a 60 mL/min, già affetti da malattia renale cronica ma privi della relativa diagnosi nella cartella clinica. Si trattava quindi di pazienti la cui malattia non era stata riconosciuta dal medico curante, che ne seguiva correttamente le patologie di base senza tuttavia prestare sufficiente attenzione alla funzionalità renale. L’introduzione della scheda ha permesso di far emergere una quota rilevante di casi sommersi.”

Risultati molto interessanti arrivano anche dalla sperimentazione campana, come spiega De Nicola:

i dati raccolti nel progetto condotto a Napoli, che ha coinvolto circa 200 medici di medicina generale responsabili dell’assistenza del 30-40% della popolazione cittadina, hanno documentato un netto incremento dell’attenzione nei confronti della malattia renale cronica, con un aumento delle richieste di creatininemia, dell’identificazione dei pazienti e delle consulenze nefrologiche.”

Quali le possibili ricadute del progetto?

Le risorse stanziate in caso di approvazione del disegno di legge serviranno anche per sostenere l’attività di un osservatorio a livello nazionale. Precisa De Nicola:

abbiamo identificato alcuni indicatori di efficacia: il numero di pazienti sottoposti a esame di screening, il numero di pazienti riconosciuti come affetti da MRC e il numero di quelli che vengono inviati al nefrologo. Si tratta tuttavia di indicatori già presenti nel PPDTA della MRC, inviato a tutte le regioni (il 19/4/2025) dalla Conferenza Stato-Regioni.”

Ma cosa accadrebbe a livello organizzativo qualora lo screening per la MRC potesse effettivamente entrare nella pratica clinica?  “Per i medici di medicina generale, l’eventuale introduzione di un quarto screening di popolazione non dovrebbe determinare cambiamenti organizzativi significativi, poiché la scheda nefrologica rappresenta uno strumento di supporto integrato nel gestionale”, afferma Piccinocchi.

“Tuttavia potrebbe verificarsi un sovraccarico della rete nefrologica; i risultati delle fasi pilota lasciano prevedere un aumento della domanda di consulenze nefrologiche, qualora la scheda venisse adottata su scala nazionale. Se il provvedimento legislativo entrasse in vigore, infatti, tutti i medici di medicina generale sarebbero chiamati a utilizzare la scheda nefrologica. Questo potrebbe mettere sotto pressione una rete nefrologica territoriale già insufficiente».

Per questa problematica – aggiunge De Nicola – la soluzione è il teleconsulto con il medico di medicina generale che si confronta con lo specialista nefrologo in remoto»

Riferimenti bibliografici

  1. Proposta di legge C. 1761- “Disposizioni concernenti la definizione di un programma diagnostico per l'individuazione delle malattie renali croniche nella popolazione adulta")
  2. Resolution WHA78.6. Reducing the burden of noncommunicable diseases through promotion of kidney health and strengthening prevention and control of kidney disease
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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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