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Cure primarie, la continuità assistenziale fa bene ai pazienti e alla sanità

Uno studio su 100mila olandesi mostra, per i pazienti seguiti dallo stesso medico di base da più di 5 anni, costi per ricoveri urgenti inferiori del 21% e costi ospedalieri complessivi più bassi del 39%

Il contributo della medicina generale e delle cure primarie all’efficienza di un sistema sanitario e, di conseguenza, alla tutela della salute di una popolazione non è facilmente misurabile. I benefici del lavoro di prevenzione, orientamento e cura dei pazienti svolto dal MMG può essere valutato solo indirettamente.

Uno studio olandese di farmacoeconomia, pubblicato su Annals of Family Medicine, analizzando un dato semplice, come quello dei costi ospedalieri riferiti al singolo paziente, traccia un quadro significativo di come la continuità assistenziale, ossia la possibilità di riferirsi allo stesso medico per almeno 5 anni, costituisca un vantaggio sostanziale per la tutela della salute dei pazienti e per il contenimento della spesa sanitaria.

Lo studio sulla continuità assistenziale e gli accessi all’ospedale

I ricercatori dell’Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, hanno utilizzato i dati sanitari di 100.450 adulti afferenti a 48 ambulatori di medicina generale olandesi, collegati ai registri nazionali di ricoveri e costi ospedalieri.

La continuità assistenziale è stata misurata separatamente in base alla durata del rapporto medico-paziente (tempo di iscrizione all’ambulatorio) e alla frequenza dei contatti con il medico di base. Le associazioni con i ricoveri urgenti e i costi ospedalieri sono state valutate con modelli matematici aggiustati per sesso, età, comorbilità, background migratorio e reddito.

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Rispetto agli individui iscritti al proprio medico di base da 0 a 5 anni, quelli iscritti da più tempo avevano una probabilità inferiore dal 9 al 21% di ricovero ospedaliero urgente, con la probabilità più bassa osservata nel gruppo iscritto da 15 a 20 anni (odds ratio aggiustato = 0,79; IC 95%, 0,70-0,88). Non è stata riscontrata alcuna associazione significativa tra una maggiore frequenza di contatti con il medico di base e i ricoveri urgenti.

Tutti i gruppi di pazienti afferenti da più di 5 anni allo stesso ambulatorio di medicina generale hanno avuto costi ospedalieri significativamente inferiori, con la maggiore riduzione (−39,7%) per i pazienti iscritti da 10 a 15 anni.

I commenti di esperti sanitari americani

In una serie di commenti a questa ricerca, riportati da Medscape, alcuni ricercatori americani sottolineano come una relazione medico-paziente a lungo termine comprenda aspetti non rilevabili da una cartella clinica elettronica, come ad esempio il comportamento del paziente, le reti di supporto sociale e le sue abitudini di aderenza alla terapia farmacologica.

Nel sistema sanitario americano, basato sulle assicurazioni private, è più difficile mantenere un rapporto duraturo con lo stesso medico. Ad esempio accede spesso che cambiando lavoro cambi anche l’assicurazione sanitaria e il medico convenzionato.

Rebecca Etz, co-direttrice del Larry A. Green Center di Richmond, in Virginia (Usa, sottolinea:

Un medico che non ti conosce si concentrerà sul problema che gli stai sottoponendo e su come risolverlo. È un approccio basato sulle carenze, su ciò che non va e su come correggerlo. Un medico che ti conosce, invece, comprende i tuoi punti di forza. Conosce meglio le abitudini che potrebbero esserti d’aiuto, le tue risorse sociali su cui fare leva.”

Ripley Hollister, medico di famiglia in Colorado (Usa) per 35 anni aggiunge:

Investire nel miglioramento dell’assistenza primaria significa pagare in anticipo per un servizio di qualità, e alla fine raccogliere i frutti. Si investe in cure meno costose, più complete e continuative, e alla fine si evitano procedure di pronto soccorso molto costose.”

 

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Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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