Con una popolazione tra le più anziane del Piemonte e una forte frammentazione territoriale, l’Asl di Asti ha avviato il programma “Communit-Action”, un modello di prescrizione sociale che coinvolge istituzioni, volontariato e professionisti sanitari per contrastare isolamento e fragilità. Ne parliamo con il direttore generale Giovanni Gorgoni.
Perché avete scelto di investire sulla prescrizione sociale?
Il bisogno prioritario nasce dall’invecchiamento della popolazione. Nell’Asl Asti gli over 65 rappresentano oltre il 27% dei residenti, una quota superiore sia alla media regionale sia a quella europea. A questo si aggiunge una particolare conformazione territoriale: oltre cento comuni, quasi tutti con meno di 5.000 abitanti. Più il comune è piccolo, più aumenta l’incidenza degli anziani e diminuisce la disponibilità di supporti familiari. Da qui la necessità di affrontare in modo strutturato l’isolamento sociale e le fragilità che ne derivano”.
Come è organizzato il progetto Communit-Action?
Il programma, avviato nel settembre 2025, è governato direttamente dalla direzione strategica aziendale attraverso una cabina di regia che riunisce distretti, professioni sanitarie, dipartimento di prevenzione e direzione sanitaria. L’obiettivo è mettere a sistema tutte le risorse della comunità: associazioni, comuni, università, imprese e cittadini. La sanità è responsabilità dell’azienda sanitaria, ma la salute è un affare collettivo”.
Quali attività avete attivato?
Attualmente sono operative cinque azioni di comunità: palestre della memoria, gruppi di cammino, gruppi AFA (Attività fisica adattata), ambulatori infermieristici di comunità ed Educaring, dedicato ai caregiver. A meno di un anno dall’avvio, il progetto coinvolge circa 2.500 cittadini, oltre 200 volontari come ‘agenti di comunità’ e più di 40 comuni”.
Chi sono gli “agenti di prossimità”?
Sono volontari reclutati all’interno delle comunità locali e rappresentano una delle figure chiave del modello organizzativo. Li chiamiamo agenti di prossimità perché sono persone della comunità che conoscono il territorio e le relazioni sociali. Nella maggior parte dei casi sono pensionati che, dopo una specifica formazione, conducono le attività e favoriscono la partecipazione dei cittadini”.
Quale formazione ricevono?
La formazione varia in base all’attività svolta ed è coordinata da supervisori esperti. Non cerchiamo professionisti sanitari, ma persone motivate. Possono essere ex insegnanti, ex artigiani o pensionati provenienti da esperienze molto diverse. Ricevono una preparazione specifica e un supporto continuo”.
Quali benefici osservate nei volontari?
Molti ci dicono che l’esperienza fa bene tanto a loro quanto ai partecipanti. Ritrovano uno scopo, tornano a sentirsi utili e socialmente produttivi. È uno degli aspetti più sorprendenti emersi in questo primo anno”.
Qual è il ruolo degli infermieri di famiglia e comunità?
L’Asl Asti dispone oggi di circa 60 infermieri di famiglia e comunità, coinvolti attivamente nel progetto. Non ce ne avvaliamo solo per attività assistenziali tradizionali, ma anche come promotori di salute e veri prescrittori sociali. Affiancano le attività, svolgono educazione sanitaria e raccolgono dati utili per la valutazione degli interventi”.
State misurando gli effetti del progetto?
È stato avviato uno studio osservazionale che valuterà gli esiti su tre livelli: individuale, organizzativo e sociale. Sul piano individuale saranno monitorati fragilità, autonomia e benessere; su quello organizzativo l’utilizzo dei servizi sanitari, gli accessi al pronto soccorso, le ospedalizzazioni e il consumo di farmaci; infine verranno valutati coesione sociale, partecipazione e soddisfazione delle comunità coinvolte”.
Come si costruisce l’alleanza con il territorio?
Presentiamo il progetto nei comuni, spesso nelle ore serali, utilizzando linguaggi semplici e momenti pubblici di confronto. La risposta è stata molto positiva: dalle 15 palestre della memoria già attive siamo passati a una lista di attesa di altri dieci comuni interessati. Per facilitare il coinvolgimento del terzo settore, l’Asl ha inoltre istituito un registro aziendale degli enti del Terzo settore”.
Sono previste nuove attività?
Tra le iniziative in fase di sviluppo figurano gruppi di lettura e percorsi di prescrizione sociale basati sull’arte e sulla fruizione museale. Le diverse azioni non sono compartimenti stagni. Si alimentano reciprocamente e generano nuove opportunità di partecipazione e relazione”.
Quali risultati vi hanno colpito di più?
Al di là degli indicatori sanitari, il valore delle relazioni generate è la chiave. Molti partecipanti ci hanno detto: siamo entrati che non ci conoscevamo e siamo usciti come un gruppo. È forse il risultato più importante. Abbiamo visto persone che hanno trovato nuovi legami, nuove occasioni di incontro e spazi in cui condividere esperienze difficili, come un lutto o una situazione di solitudine”.
Quale ruolo possono avere i medici di medicina generale?
Finora i MMG non sono stati coinvolti direttamente nel reclutamento, ma rappresentano uno snodo fondamentale per la crescita del progetto. Stiamo preparando una sorta di prontuario delle attività disponibili, una vera e propria ‘farmacopea sociale’, per aiutare i medici a orientare i cittadini verso il percorso più appropriato”. Quando queste iniziative diventano stabili, il medico di medicina generale diventa una figura essenziale. La prescrizione sociale funziona soprattutto grazie alla relazione di fiducia e al passaparola. Insieme al sindaco, all’infermiere di comunità e ai volontari, il medico rappresenta una delle principali porte di accesso a questi percorsi di salute e inclusione”.
Vedi anche
Prescrizione sociale, cultura e comunità per la salute
Prescrizione sociale, integrare le cure per migliorare salute e qualità di vita



