La cardiopatia ischemica e la malattia cerebrovascolare possono aumentare nelle donne il rischio a lungo termine di sviluppare la malattia di Parkinson (PD). È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università di Oxford nell’ambito dello UK Million Women Study. Questo studio ha seguito 819.575 donne per una media di 18 anni, con l’obiettivo di valutare l’associazione tra una precedente malattia vascolare, in particolare cardiopatia ischemica e malattia cerebrovascolare, e il successivo rischio di malattia di Parkinson, tenendo conto della possibile causalità inversa e dei potenziali fattori confondenti.
Sulla base dell’ipotesi che i FANS potessero ridurre il rischio di malattia di Parkinson attraverso una riduzione dell’infiammazione cerebrale, lo studio ha esaminato anche l’associazione tra l’uso di aspirina e ibuprofene e il rischio di PD, per la quale studi precedenti avevano dato risultati discordanti. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology.
Il possibile rapporto tra Parkinson e malattie vascolari
La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa progressiva caratterizzata da sintomi motori quali bradicinesia, rigidità, tremore a riposo e instabilità posturale. La diagnosi viene generalmente posta con la comparsa dei sintomi motori, ma questi possono essere preceduti da una fase prodromica della durata di molti anni, durante la quale possono comparire sintomi non motori tra cui disturbi del sonno, depressione e stipsi.
La genetica contribuisce alla malattia in non più del 10% dei casi; questo suggerisce che altri fattori siano implicati nello sviluppo della malattia. Diversi studi di coorte hanno rilevato un’associazione tra una precedente malattia vascolare, in particolare ictus, e aumento del rischio di malattia di Parkinson.
Considerata la lunga fase prodromica della malattia neurodegenerativa e il fatto che la malattia vascolare possa talvolta rappresentare una manifestazione precoce della stessa, comparendo prima dell’insorgenza dei sintomi motori, è difficile distinguere la causa dall’effetto. Di conseguenza, le associazioni osservate tra una precedente malattia vascolare e il rischio di malattia di Parkinson potrebbero essere influenzate da causalità inversa, soprattutto nel breve periodo. Inoltre il follow-up medio degli studi precedenti era di 11,5 anni; un tempo considerato insufficiente per valutare pienamente questo potenziale bias.
I risultati dello studio
L’analisi ha evidenziato che le donne con una precedente cardiopatia ischemica presentavano un rischio di Parkinson superiore del 45% rispetto alle donne senza questa storia clinica (HR 1,45; IC 95%, 1,35-1,54). L’associazione rimaneva evidente anche a distanza di 10 o più anni dall’inizio dell’osservazione, con un rischio del 39% (HR 1,39; IC 95%, 1,28-1,50).
Un’associazione analoga è stata osservata per la malattia cerebrovascolare; le donne con una precedente malattia cerebrovascolare presentavano un rischio di PD superiore del 51% (HR 1,51; IC al 95%, 1,32-1,73) che permaneva, se pur inferiore, anche oltre i 10 anni di follow-up (HR 1,35; IC 95%, 1,14-1,60).
Secondo gli Autori i risultati mostrano un’associazione positiva tra cardiopatia ischemica e malattia cerebrovascolare e il successivo rischio di malattia di Parkinson, con evidenze di un aumento del rischio di PD nelle donne con cardiopatia ischemica e nelle donne con malattia cerebrovascolare. Al contrario, da questo studio non emerge alcun tipo di associazione tra l’uso di ibuprofene e aspirina rischio di sviluppare malattia di Parkinson.



