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Prescrizione sociale, cultura e comunità per la salute

Musei, volontariato, natura e gruppi di cammino possono integrare le cure, contrastare la solitudine e contribuire a ridurre la spesa sanitaria

Visitare un museo, camminare in gruppo, fare volontariato o partecipare a corsi di scrittura creativa. Sono tutte attività che possono essere prescritte dal medico per migliorare il tono dell’umore, contrastare solitudine e disagio psicologico, e, in generale, ridurre fattori di rischio riconosciuti di numerose patologie acute e croniche.

Si chiama “prescrizione sociale (social prescribing) ed è un modello riconosciuto e codificato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha individuato tra i compiti degli operatori sanitari anche quello di promuovere il benessere dei cittadini, a fronte delle prove scientifiche relative all’impatto dei fattori socio-economici sulla salute.

L’Oms ha realizzato anche una guida alla prescrizione sociale consultabile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Per verificare la possibilità di attivare la prescrizione sociale anche nel nostro sistema sanitario Medicoepaziente ha incontrato alcuni esperti.

La prima intervista è con Enzo Grossi, Scientific Advisor della Fondazione Bracco ed esperto di Prescrizione sociale.

Dottor Grossi iniziamo con un aspetto pratico, esistono degli indicatori obiettivi per valutare i benefici della prescrizione sociale sui costi sanitari?

Certamente, ne posso citare almeno tre: monitoraggio della frequenza delle visite presso i MMG nei 12 mesi successivi all’inizio dell’attività pesata tenendo conto di eventuali epidemie influenzali anomale. Monitoraggio degli accessi in codice bianco/verde al Pronto Soccorso nei 12 mesi successivi all’inizio dell’attività, confrontandoli con lo storico del paziente. Numero di ricette di ansiolitici e antidepressivi di ogni MMG nei 12 mesi successivi all’inizio dell’attività rispetto allo storico”.

La prescrizione sociale comprende attività molto diverse tra loro: attività culturali, volontariato, scrittura, natura. Come può un medico scegliere l’intervento giusto per il singolo paziente senza trasformare la prescrizione in una scelta arbitraria o basata sull’intuizione personale?

Questo compito non è del medico, ma è del link worker (figura attivata nel Regno Unito ndr). Il ruolo di questi ‘Operatori di collegamento’ è veramente fondamentale per personalizzare gli interventi di terapia comunitaria facendoli coincidere con le caratteristiche e predisposizioni della persona. Il link worker orienta il programma di welfare culturale rispetto alle passioni del soggetto facendo domande di questo tipo:

  • Sei abituato a tenere un diario quotidiano? (scrittura espressiva/creativa)
  • Ti piace dipingere o disegnare? (laboratori di art therapy)
  • Hai molti vasi con piante in casa? (Nature therapy; orticultura collettiva
  • Ti piace fare passeggiate? (movement therapy; gruppi di cammino
  • Vai spesso al cinema? (cinema terapia
  • Quante volte all’anno vai a visitare un museo? (museo terapia
  • Praticavi uno sport quando eri giovane? (sport therapy compatibilmente con l’et
  • Hai mai partecipato ad attività di volontariato? (volontariato); che può essere orientato tenendo conto delle risposte precedenti)

da notare che nel contesto della prescrizione sociale, il volontariato è probabilmente, l’attività con i risultati più soddisfacenti.”

In Italia chi dovrebbe svolgere concretamente il ruolo di link walker: il medico di medicina generale, il distretto, il terzo settore o una nuova figura professionale?

L’operatore di rete/collegamento è un professionista del sociale e della salute che fa da ponte tra il paziente e le risorse territoriali, in grado di mappare i bisogni (pratici, relazionali o di benessere) attraverso un’accurata anamnesi e a co-progettare un piano personalizzato per accedere a servizi locali, come sport, volontariato, arte o attività culturali.  Questa figura è diffusa a livello internazionale; nel Regno Unito, ad esempio, è parte integrante del sistema sanitario delle cure primarie e ha una propria associazione di riferimento, la National Association of Link Workers. Si configura quindi la necessità di un curriculum formativo ad hoc e la costituzione di un albo professionale. Il ruolo e le competenze degli operatori di collegamento sono definiti all’interno di due documenti chiave: il  Workforce Development Framework for Social Prescribing Link Workers e la Reference Guide for Primary Care Networks”.

Uno dei rischi è che la prescrizione sociale venga percepita come una risposta “soft” a problemi complessi come depressione, isolamento o fragilità sociale. Come si evita che venga interpretata come un’alternativa a basso costo alle cure tradizionali invece che come un’integrazione basata sulle evidenze?

Qui è necessario un intervento educazionale sia a livello della classe medica che a livello del pubblico che metta a fuoco il tema, spiegando che per lo stress, per la solitudine e per i “disturbi da sintomi somatici” non vi sono farmaci a disposizione. Chi soffre di disturbo da sintomi somatici (un tempo definito “Disturbo da Somatizzazione) investe molte energie alla ricerca di rassicurazioni o informazioni di natura medico-internistica (ad es. ricercando le possibili cause dei propri sintomi su internet) e, solo dopo molto tempo, giunge all’osservazione di un medico. Il disturbo da sintomi somatici è stato inserito nel DSM-5 (2013) e mantenuto nel DSM-5-TR del 2022. Recenti studi hanno stimato che, nella popolazione generale, il 5-7% soffra di disturbo da sintomi somatici”.

Si parla di una possibile ricetta bianca per musei, gruppi di lettura o bagni nella foresta. Qual è oggi l’ostacolo principale che impedisce di passare dalla sperimentazione alla pratica quotidiana: la mancanza di norme, di finanziamenti, di formazione dei medici o di una rete territoriale pronta ad accogliere i pazienti?

Quelli elencati sono tutti ostacoli importanti e la normativa è fondamentale. Sarebbe il passo che ci si aspetta dal recente accordo tra Ministero della Salute e Ministro della Cultura. Senza normativa diventa tutto molto difficile. I medici di medicina generale non hanno avuto nel corso di laurea una preparazione sul fronte del welfare culturale. La materia Cultura e Salute che ho insegnato in diverse facoltà di Università Italiane come corso elettivo dovrebbe diventare parte integrante del curriculum medico. Tutto questo implica finanziamenti che però genererebbero ritorni cospicui di investimento, dell’ordine di 4-5 euro per ogni euro investito come mostrano reports internazionali”.

Se tra cinque anni la prescrizione sociale fosse entrata stabilmente nel Servizio sanitario nazionale, quale sarebbe il cambiamento più visibile per un medico di famiglia e quale, invece, il risultato che convincerebbe definitivamente i decisori politici che l’investimento ha funzionato?

Il cambiamento più visibile per un medico di famiglia sarebbe la riduzione di visite per ragioni sociali piuttosto che mediche. Parlo dei  Medically Unexplained Symptoms (MUS), noti in italiano come sintomi clinicamente o medicalmente inspiegabili, che sono disturbi fisici persistenti per i quali gli accertamenti medici e gli esami clinici appropriati non mostrano alcuna causa organica o strutturale definita. Badi bene che non si tratta di sintomi “inventati” o simulati: la persona sperimenta una sofferenza reale e concreta che impatta notevolmente sulla qualità della vita quotidiana.  Il risultato che convincerebbe definitivamente i decisori politici che l’investimento ha funzionato è un risparmio economico sul fronte sanitario e sociale”.

Lei ha citato dati molto promettenti sul ritorno economico della prescrizione sociale in Canada e nel Regno Unito. Se dovesse convincere oggi un assessore regionale o un direttore generale a investire risorse pubbliche in questo modello, quale sarebbe il principale argomento economico a suo favore e quali evidenze italiane mancano ancora per dimostrarlo in modo incontrovertibile?

Uso per questa domanda le dichiarazioni del viceministro Borgonzoni a latere del convegno sull’arte su prescrizione del 2025: “La bellezza non solo cura, ma aiuta a combattere solitudine e sedentarietà. Il mio auspicio è che anche nel nostro Paese si riescano ad avere ricadute sul sistema economico e sociale. Pensiamo alle stime condotte in Gran Bretagna dalla University College of London, secondo cui le attività dei musei coinvolti nella prescrizione di percorsi di arteterapia hanno portato a una riduzione del 37% dei tassi di consultazione dei medici di base e del 27% delle ammissioni ospedaliere. Si calcola che per 1 sterlina investita nelle arti in prescrizione ci sia stato un ritorno che varia da 4 a 11 sterline. In Italia le evidenze saranno disponibili solo dopo la messa a regime della prescrizione sociale”.

In una fase in cui il Servizio sanitario nazionale fatica a sostenere i costi dell’assistenza, la prescrizione sociale può essere considerata anche una strategia di contenimento della spesa sanitaria o rischia di essere percepita come un lusso culturale che il sistema non può permettersi?

Rispetto ad altri fattori rilevanti per la salute quali, solo per citarne alcuni, le abitudini alimentari e il fumo, il patrimonio genetico, l’esposizione a sostanze tossiche o allo stress, ma anche il livello di reddito o la qualità delle relazioni sociali, la partecipazione culturale viene spesso intuitivamente giudicata come avente un impatto relativamente minore su grandezze significative quali l’aspettativa di vita o il benessere. La mole impressionante di evidenze cliniche emerse da migliaia di studi randomizzati spiega invece una storia molto diversa, con valori di effect size superiori a quelle delle terapie tradizionali. Per questo motivo, come ho detto in precedenza, la prescrizione sociale può essere considerata a tutti gli effetti una strategia di contenimento della spesa sanitaria.”

MMGprescrizione socialeSSN
Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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