La celiachia sieronegativa (SNCD) è una forma meno frequente della malattia celiaca, nella quale i pazienti risultano negativi ai test sierologici, ma presentano atrofia dei villi intestinali con gli stessi sintomi della forma sieropositiva, che rispondono alla dieta priva di glutine (GFD).
Una review, firmata da Carmen Maria Cabrera e Sara Gonzales, dell’Università di Castilla-La Mancha, Ciudad Real (Spagna) e recentemente pubblicata sulla rivista Clinical immunology Communications analizza diversi aspetti della SNCD, messa a confronto con la forma più comune di celiachia.
Epidemiologia e presentazione clinica
Peer quanto riguarda la prevalenza della SNCD l’analisi dei dati riportati in studi di diversi Paesi in Europa, Asia e America, mostra che questa forma di celiachia viene diagnosticata in prevalenza nella popolazione adulta e solo in piccola parte in età pediatrica.
Non ci sono differenze statisticamente significative con la forma sieropositiva per quanto riguarda l’età media alla diagnosi e la prevalenza nei due sessi.
Diversi studi hanno confrontato i sintomi di presentazione della malattia senza rilevare differenze significative fra la SNCD e la forma sieropositiva. Tuttavia, gli autori della review hanno rilevato una significativa presenza di malattie autoimmuni associate alla SNCD e, in particolare, una più alta incidenza di tiroidite autoimmune.
Per quanto riguarda la gravità istologica del danno intestinale, al momento della diagnosi sono rappresentati tutti e tre i gradi della classificazione di Marsh. Tuttavia, le lesioni di grado 1 secondo Marsh appaiono più frequenti nei pazienti sieronegativi rispetto a quelli sieropositivi. Tale osservazione, secondo gli autori della review, supporta l’ipotesi che, almeno in alcuni pazienti, la SNCD possa rappresentare uno stadio clinico precoce della celiachia.
I criteri diagnostici
Nel 2021 un panel di esperti ha pubblicato un documento di consenso in cui sono indicati i criteri diagnostici per SNCD e NCE (enteropatia non celiaca). In sintesi, i pazienti con SNCD risultano negativi ai test TG2-IgA ed EMA-IgA, tuttavia alla biopsia presentano atrofia dei villi (Marsh 1, 2, 3), e sono geneticamente predisposti alla celiachia (antigeni HLA-DQ2 e HLA-DQ8).
Gli esami diagnostici devono essere eseguiti prima che il paziente inizi una GFD o una terapia immunosoppressiva. Inoltre vanno escluse tutte le altre cause di danno intestinale (vedi tabella), il che implica la dimostrazione di livelli normali di immunoglobuline, negatività per gli anticorpi anti-enterocita, negatività ai test per parassiti fecali/HIV/tubercolosi, assenza di cause iatrogene di atrofia dei villi e assenza di storia di viaggi o residenza in regioni tropicali.
La tabella elenca i casi più frequenti di atrofia dei villi intestinali in pazienti sieronegativi per la celiachia (la più frequente è proprio la celiachia sieronegativa.)
e sierologia negativa per la celiachia
- Neoplasie maligne/linfomi
(Linfoma a cellule T associato a enteropatia, linfoma a cellule T intestinali epiteliotropo monomorfo, malattie linfoproliferative dell’intestino tenue) - Altre condizioni
(Malattia di Crohn, sprue collagenosica, amiloidosi (sistemica o localizzata) - Immunodeficienze
(HIV/AIDS, Immunodeficienza comune variabile (CVID), deficit di IgA) - Malattie autoimmuni
(Enteropatia autoimmune e gastroenterite eosinofila) - Disturbi correlati al trapianto
- Idiopatica
Più recentemente, nel 2025, la ESsCD (European Society for the Study of Coeliac Disease) ha pubblicato una revisione delle sue linee guida del 2019, includendo raccomandazioni aggiornate ed estese relative alla diagnosi di celiachia (CD).
Gli esperti propongono un algoritmo diagnostico per i pazienti con atrofia dei villi e sierologia negativa, indicato nella figura.
Algoritmo proposto per l’analisi dell’atrofia dei villi
in assenza di sierologia positiva per la celiachia

Il follow up dei pazienti con celiachia sieronegativa
I pazienti con SNCD presentano un numero maggiore di complicanze rispetto ai pazienti sieropositivi. Tra tali complicanze, gli autori hanno analizzato la persistenza dell’atrofia dei villi nonostante una dieta priva di glutine (GFD) seguita per almeno 12 mesi, in assenza di linfoma, altri tumori o altre condizioni non celiache (NCE) che consentirebbero di porre diagnosi di celiachia refrattaria. È emerso che la forma refrattaria rappresentava la complicanza più frequente nei pazienti sieronegativi rispetto ai sieropositivi (rispettivamente 17,9% contro 1,1%; p < 0,01).
Un aspetto significativo nel follow-up dei pazienti è il basso tasso di aderenza alla GFD. Tali dati suggeriscono che l’assenza di marcatori sierologici positivi possa influenzare la percezione della malattia da parte del paziente, ostacolando l’aderenza a lungo termine alla dieta in caso di trasgressioni alimentari asintomatiche.
Gli autori della review sottolineano anche l’importanza della dieta senza glutine che consente ai pazienti con SNCD un ripristino della capacità di assorbimento dei micronutrienti identico a quello del gruppo dei sieropositivi
Considerazioni conclusive
In definitiva, la review invita a tener presente che una sierologia negativa non esclude la celiachia e gli autori auspicano nuove ricerche su una condizione che rimane sottodiagnosticata.
In collaborazione con Dr. Schär



