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Influenza stagionale, attesi 12-14 milioni di casi per il prossimo inverno

Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario del Galeazzi di Milano traccia il quadro dell'epidemia attesa per il prossimo inverno e invita a proteggere con la vaccinazione soprattutto i soggetti più fragili

Un’epidemia influenzale meno intensa di quella dell’anno scorso, ma che comunque potrebbe colpire dai 12 ai 14 milioni di italiani. Queste le previsioni rese note da Fabrizio Pregliasco, dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, in un recente incontro per la stampa promosso da Assosalute.

“I segnali che arrivano dall’emisfero australe – spiega Pregliasco – dove al momento prevale il ceppo A/H3N2, ci invitano a non abbassare la guardia: la circolazione precoce di più virus può creare una sorta di ‘pre-stagione’, con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri, mentre l’influenza vera e propria tende a diventare protagonista nel cuore dell’inverno. Dopo la stagione scorsa, nella quale si sono superati i 15 milioni di casi, anche per il 2026-2027 ci attendiamo una circolazione sostenuta di virus respiratori: influenza, ma anche RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus. La pressione sui servizi sanitari resta un rischio concreto, soprattutto per le fasce più fragili.”

Influenza e virus para-influenzali, sintomi diversi

L’incontro è stata l’occasione per ricordare, una volta di più, come l’influenza stagionale si differenzi dagli altri numerosi – ne esistono oltre 250-virus para-influenzali.

«La ‘vera’ influenza – ribadisce Pregliasco – ha un esordio brusco, con febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio, come tosse o mal di gola, e almeno un sintomo sistemico, come i dolori muscolari o la spossatezza. Quando questi elementi sono presenti insieme siamo, con buona probabilità, di fronte all’influenza vera e propria; se ne manca uno, si tratta più facilmente di una delle numerose sindromi simil-influenzali.”

Una particolare attenzione va prestata alle fasce più fragili della popolazione: «negli anziani – spiega Pregliasco – anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta: per questo la soglia di attenzione deve essere più alta e vanno osservati altri segnali, come la confusione mentale, l’aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e un peggioramento generale delle condizioni».

Adesione alla vaccinazione antinfluenzale troppo bassa

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata ad anziani e soggetti fragili, e si inserisce in una strategia di protezione più ampia, che comprende le vaccinazioni contro Covid-19, pneumococco e RSV. L’adesione resta tuttavia scarsa; nell’ultimo anno poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza (circa la metà rispetto al 2021). La percentuale di vaccinati migliora comunque tra gli over 60, dove ha raggiunto il 38%.

«Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi – precisa Pregliasco –  il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili. Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco alle strategie contro l’RSV.”

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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