Secondo la Lancet Commission, quasi la metà dei casi di demenza potrebbe essere, teoricamente, prevenuta eliminando 14 fattori di rischio; tra questi l’ipercolesterolemia. Uno studio danese, presentato al recente congresso dell’European Society of Cardiology (ESC 2026) ha verificato gli effetti sulla salute cerebrale della terapia per riduzione del colesterolo nei soggetti con diabete di tipo 2, una condizione che favorisce il declino cognitivo.
Il diabete di tipo 2 aumenta il rischio di demenza
Come ha spiegato Tummas Ternhamar del Copenhagen University Hospital, in Danimarca:
nei pazienti con diabete di tipo 2 sono frequenti livelli elevati di colesterolo LDL (LDL-C), e inoltre il diabete è un fattore di rischio riconosciuto per il declino cognitivo e la demenza.”
Di qui l’ipotesi che l’inizio precoce della terapia con statine per la riduzione dell’LDL-C, dopo la diagnosi di diabete di tipo 2, potesse essere associato a un minor rischio di demenza. Aggiunge Ternhamar:
Abbiamo verificato questa ipotesi in un ampio studio condotto a livello nazionale, utilizzando metodi analitici volti a emulare uno studio randomizzato e a ridurre alcuni dei bias associati agli studi osservazionali.”
Lo studio di popolazione in Danimarca
Lo studio, pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, si basa su regstri sanitari danesi, dai quali i ricercatori hanno identificato 132.585 soggetti, mai trattati in precedenza con statine, che avevano sviluppato un diabete di tipo 2 tra il 2006 e il 2019, e che avessero follow-up fino alla fine del 2021.
Le cartelle cliniche sono state esaminate alla ricerca di diagnosi di demenza per qualsiasi causa; quindi è stata calcolata l’incidenza della demenza nei pazienti che non avevano iniziato una terapia con statine entro cinque anni dalla diagnosi, nei pazienti che avevano iniziato precocemente la terapia con statine entro un anno e in quelli che l’avevano iniziata in seguito, ossia tra uno e cinque anni dopo la diagnosi.
Nel corso di 10 anni, l’inizio precoce della terapia con statine è risultato associato a una riduzione del 15% del rischio relativo di demenza, rispetto all’assenza di trattamento con statine, mentre l’inizio tardivo è risultato associato a una riduzione del rischio del 10%. Non sono emerse differenze di genere,
Secondo Ternhamar:
nonostante i loro effetti protettivi nei confronti delle malattie cardiovascolari, le statine sembrano essere sottoutilizzate nei pazienti con diabete di tipo 2. I risultati suggeriscono un’ulteriore ragione potenzialmente importante per garantire che i pazienti con diabete di tipo 2 e livelli elevati di LDL-C vengano rapidamente avviati a una terapia ipolipemizzante con statine.”
A margine del congresso, Isabel Goncalves, membro dell’ESC Communication Committee, sottolinea come:
le persone con diabete di tipo 2 presentino già un rischio maggiore di demenza; per diminuire il rischio di infarto miocardico e ictus viene loro raccomandato di ridurre i livelli di colesterolo. Questo studio suggerisce che l’inizio della terapia con statine poco dopo la diagnosi di diabete di tipo 2 potrebbe essere associato anche a una modesta riduzione del rischio di demenza, con un beneficio maggiore rispetto al differimento del trattamento.”
I ricercatori precisano tuttavia che data la natura osservazionale della ricerca non è possibile stabilire un nesso di causalità tra terapia con statine e prevenzione della demenza.




