L’esposizione al particolato atmosferico, comprese le frazioni PM 2,5 e PM 10, è un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo di malattie croniche, soprattutto in ambito respiratorio e cardiovascolare. Una revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata sulla rivista Advances in Nutrition, ha cercato di stabilire se il tipo di alimentazione possa modificare l’associazione tra inquinamento atmosferico e rischio di malattie croniche.
Data la diffusione degli inquinanti atmosferici, le misure in grado di ridurre l’esposizione individuale sono limitate; da qui la necessità di sviluppare strategie di intervento attuabili, come può essere la dieta, volte a mitigare gli effetti avversi dell’inquinamento atmosferico sulle malattie croniche. Il tipo di alimentazione, infatti, può influenzare gli stessi processi biologici coinvolti nell’azione degli inquinanti, ma in direzione opposta; infatti l’esposizione a inquinanti ambientali può provocare stress ossidativo, infiammazione, disregolazione del sistema nervoso autonomo mentre dieta mediterranea e la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), un elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali e frutta a guscio, e inoltre un adeguato apporto di antiossidanti, acidi grassi polinsaturi e vitamine, sono stati associati a una riduzione dei biomarcatori pro-infiammatori e a una minore incidenza di malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, disturbi metabolici e neuropsichiatrici, e malattie dell’apparato digerente.
Una meta-analisi su quasi 10 milioni di persone
La meta-analisi ha valutato 51 studi osservazionali -tra studi di coorte, caso-controllo e cross-sectional- per un totale di 9.956.549 partecipanti; gli studi, pubblicati fino a maggio 2026, hanno analizzato l’effetto di modelli alimentari, singoli alimenti e nutrienti sull’associazione tra esposizione agli inquinanti atmosferici e rischio di malattie croniche.
Si tratta della prima revisione quantitativa che abbia valutato gli effetti dell’interazione tra alimentazione e inquinamento atmosferico; dall’analisi emerge come modelli alimentari sani sembrino mitigare l’associazione tra inquinamento e patologie croniche.
La ricerca ha evidenziato che per ogni incremento di 5 μg/m³ della concentrazione di particolato, il rischio di malattie cardiovascolari aumentava del 7%. L’associazione è risultata meno pronunciata nei soggetti con maggiore aderenza a modelli alimentari sani e con un consumo più elevato di cereali e di latticini, mentre appariva più marcata nei consumatori di bevande zuccherate.
L’esposizione al PM e agli ossidi di azoto ha aumentato il rischio di malattie respiratorie croniche del 20% e del 7%, rispettivamente; un effetto risultato attenuato dagli acidi grassi omega-3, e amplificato da modelli alimentari non salutari e dall’apporto di acidi grassi omega-6.
Anche per i disturbi metabolici, l’associazione con l’inquinamento era meno evidente nei soggetti con maggiore aderenza a modelli alimentari sani e più marcata in presenza di diete non salutari, elevato consumo di bevande zuccherate e sodio.
Le indicazioni dello studio
I risultati non permettono di dimostrare un rapporto causale tra dieta e riduzione degli effetti dell’inquinamento e, inoltre, non è possibile escludere il ruolo di fattori confondenti quali attività fisica, fumo, condizioni socioeconomiche e differenze nell’esposizione agli inquinanti. Per definire l’effettiva rilevanza clinica dell’effetto osservato serviranno, quindi, studi ad hoc.
Tuttavia, viene sottolineato dagli Autori, la meta-analisi rappresenta la prima valutazione quantitativa del possibile ruolo dell’alimentazione come modificatore degli effetti dell’inquinamento atmosferico sul rischio di malattie croniche, e suggerisce che la dieta potrebbe contribuire a modulare la risposta dell’organismo.




