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BPCO, rimborsabile la prima terapia biologica mirata disponibile in Italia

Alberto Papi, dell'Ospedale Sant'Anna di Ferrara, spiega come si inserisce questa nuova opzione terapeutica nell'approccio a una patologia in cui il MMG può avere un ruolo fondamentale

È stata da poco pubblicata in Gazzetta Ufficiale la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che rende disponibile, in regime di rimborsabilità, dupilumab come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) non controllata, caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue. È la prima terapia biologica mirata per la BPCO disponibile in Italia.

Alberto Papi, direttore dell’Unità respiratoria del dipartimento Cardiorespiratorio, Ospedale universitario Sant’Anna di Ferrara, partendo da un inquadramento clinico della BPCO, spiega perché il fumo è il principale fattore di rischio per questa patologia e quali sono gli elementi per arrivare alla diagnosi. Papi sottolinea il ruolo del MMG nelle diagnosi e descrive i vantaggi della nuova opzione terapeutica.

Il ruolo del medico medicina generale è importantissimo. Quando nel paziente c’è l’esposizione al fumo e la sintomatologia (tosse, catarro, fatica a respirare, riacutizzazioni) è importante non fermarsi al sintomo. Oggi è mandatorio richiedere una spirometria per avere la diagnosi e quindi il trattare la patologia e non solo dell’evento sporadico per il quale il paziente si è presentato al medico.

Se vogliamo fare una diagnosi e non aspettare che il paziente vada in ospedale con una riacutizzazione non possiamo escludere che in un soggetto che abbia fumato o che fumi e che abbia i sintomi, la BPCO sia già in atto. In più oggi abbiamo tutta una serie di condizioni pre-BPCO, in soggetti che non hanno ancora l’alterazione spirometrica, ma che vanno seguiti perché sono ad alto rischio di evoluzione.

L’obiettivo chiave dell’intervento terapeutico nella BPCO è prevenire le riacutizzazioni, che aumentano il rischio di altre riacutizzazioni, accelerano la progressione della malattia e peggiorano la qualità di vita. Inoltre aumentano il rischio di mortalità per le conseguenze sull’apparato respiratorio e anche su altri apparati, come quello cardiovascolare.

Il medico deve utilizzare tutti mezzi disponibili per prevenire le riacutizzazioni, dalla vaccinazione per il ridurre le infezioni che sono la causa principale delle riacutizzazioni, all’esercizio fisico che migliora anche la qualità di vita del paziente. Una visione che vede il medico alleato col paziente nella maniera più completa al di là del singolo farmaco.

la nuova opzione terapeutica è un anticorpo monoclonale contro un recettore che è in comune all’interleuchina 4 (IL4) e all’interleuchina 13 (IL13), quindi blocca due vie patogenetiche che sono coinvolte nei meccanismi d’azione della BPCO, nella produzione di muco, nella costrizione della muscolatura liscia e nella difesa dell’epitelio bronchiale. L’infiammazione in cui sono coinvolte queste citochine è di tipo T2. Il marker sono gli eosinofili nel sangue periferico, che si possono testare con un semplice emocromo. I pazienti che, nonostante siano in triplice terapia, hanno un livello di eosinofili >300/µL,  sono eleggibili per l’uso di dupilumab che permette una riduzione ulteriore di riacutizzazioni intorno al 30%.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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