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Chikungunya, le linee guida Sinvim per la vaccinazione

La Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni, ha pubblicato un documento che fornisce ai professionisti sanitari linee guida pratiche sulla vaccinoprofilassi

La  Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) lo scorso 6 febbraio ha presentato nuove indicazioni per l’utilizzo del vaccino contro la Chikungunya, infezione virale trasmessa all’uomo principalmente attraverso la puntura di una zanzara infetta del genere Aedes. La malattia è stata riconosciuta in Africa negli anni Cinquanta e negli ultimi decessi è stata segnalata la sua diffusione in Asia, nelle Americhe e, occasionalmente, in Europa.

Il documento, nato dalla stretta collaborazione tra SIMVIM e SITI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), non solo chiarisce che la vaccinazione sia fortemente raccomandata per chiunque visiti zone con epidemie in corso, ma risulta una scelta consigliata per i soggetti che soggiornano in aree dove nei cinque anni precedenti vi è stata una evidenza di trasmissione del virus, specie per coloro che hanno più di 65 anni o comorbidità.

Andrea Rossanese, Presidente SIMVIM ha dichiarato:

a differenza di indicazioni promulgate in altri Paesi, in queste non vengono poste tempistiche minime di soggiorno in aree a rischio per raccomandare la profilassi, si sottolinea invece che la puntura di zanzara può verificarsi in ogni momento, indipendentemente dalla durata del soggiorno. Nelle Raccomandazioni emerge l’importanza di considerare il rischio legato ai soggiorni in zone endemiche come un fattore cumulativo prospettico. Ciò implica che la profilassi debba essere valutata attentamente non solo per i singoli viaggi di lunga durata, ma anche per i viaggiatori che si recano frequentemente in aree a rischio, accumulando nel tempo una probabilità di esposizione significativa”.

Le Raccomandazioni definiscono con precisione i protocolli d’impiego della vaccinazione Chikungunya, e stabiliscono criteri chiari per la profilassi, garantendo una piena coerenza con i quadri normativi già pubblicati in altri Paesi.

“Chiunque, oggi, sia in procinto di partire alla volta di un Paese a rischio chikungunya – per esempio, Cuba, Brasile, Messico oppure le province meridionali della Cina -, dovrebbe recarsi almeno 15 giorni prima in un ambulatorio dedicato per la medicina dei viaggiatori del proprio territorio: ci sono oltre 200 punti d’accoglienza in tutto il territorio nazionale che rientrano in una rete del servizio sanitario nazionale”, avverte Rossanese.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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