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Esitazione vaccinale, quasi metà degli italiani esprime dubbi

Pubblicati su Lancet i primi risultati di un'indagine su oltre 52mila persone. Tra le cause, più dei timori sulla sicurezza dei vaccini, pesano sfiducia nella sanità e comunicazione inefficace

In Italia l’esitazione vaccinale continua a rappresentare una criticità rilevante per la sanità pubblica. Secondo i risultati di una vasta indagine nazionale pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe, quasi un adulto su due manifesta forme di incertezza o reticenza nei confronti delle vaccinazioni.

Lo studio, primo risultato della”INF-ACT* Vaccine Hesitancy Survey”, ha coinvolto oltre 52.000 adulti residenti in tutta Italia, selezionati per garantire rappresentatività per età, genere, istruzione, area geografica e dimensione della città di residenza. L’analisi evidenzia come l’esitazione non sia più attribuibile prevalentemente a timori sulla sicurezza dei vaccini, ma piuttosto a una “difficoltà comunicativa sul valore della prevenzione” e a un più ampio deficit di fiducia verso istituzioni e sistemi sanitari.

Tra i determinanti emergono fattori demografici e sociali, esperienze personali, orientamento politico e religioso e, soprattutto, la percezione del sostegno da parte di figure di riferimento. L’esitazione risulta infatti maggiore tra coloro che non avvertono una posizione chiara e favorevole alla vaccinazione da parte di “operatori sanitari, insegnanti o leader comunitari”.

Lo studio si basa su un’indagine trasversale condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 attraverso interviste web e telefoniche ed è stato coordinato dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino con la prof.ssa Roberta Siliquini, come principal investigator.

Rivedere la strategia di comunicazione

Un elemento innovativo dell’indagine riguarda l’analisi di dimensioni raramente esplorate in precedenza, come identità sessuale ed etnia, che mostrano differenze significative nei livelli di adesione vaccinale. Ciò suggerisce la necessità di dati più granulari per sviluppare interventi realmente equi e inclusivi.

Gli autori sottolineano l’urgenza di “ripensare le strategie di sanità pubblica”, superando un approccio centrato esclusivamente sui servizi sanitari tradizionali. È necessario rafforzare l’accessibilità dei servizi vaccinali, coinvolgere reti di prossimità e comunità locali e promuovere una comunicazione depoliticizzata, personalizzata e basata su evidenze scientifiche.

L’obiettivo è ricostruire un “rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”, condizione imprescindibile per migliorare l’adesione ai programmi di immunizzazione e tutelare la salute collettiva, soprattutto in un contesto di crescenti sfide legate alle malattie infettive emergenti.

*La Fondazione INF-ACT (One Healh basic and translational research actions addressing unmet needs on emerging infectious diseases) coordina un ambizioso progetto di Partenariato Esteso PNRR del Ministero dell’Università e della Ricerca sul tema delle malattie infettive emergenti, finanziato nell’ambito del PNRR con 114,5 milioni di euro. Il progetto, nato dopo la pandemia di SARS-CoV-2, punta ad aumentare le potenzialità di monitoraggio e previsione, le capacità diagnostiche e terapeutiche e la multidisciplinarietà della ricerca scientifica nazionale su tematiche che spaziano dai virus, ai batteri resistenti agli antibiotici, agli insetti vettori, ai serbatoi animali e ambientali di agenti patogeni, fino all’ospite umano.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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