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Hypoxia Day: prima fotografia nazionale dell’insufficienza respiratoria nell’anziano

Lo studio SIGOT valuterà prevalenza, cause e impatto prognostico dell’ipossiemia negli anziani ospedalizzati, considerata una nuova sindrome geriatrica sottodiagnosticata

L’insufficienza respiratoria, definita come riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso (ipossiemia), rappresenta una delle complicanze più frequenti e potenzialmente gravi negli anziani ospedalizzati, ma rimane ancora poco indagata nella pratica clinica quotidiana. Per colmare questa lacuna conoscitiva è stato avviato “Hypoxia Day”, il primo studio osservazionale multicentrico nazionale dedicato alla valutazione sistematica dell’ipossiemia negli anziani ricoverati, promosso dalla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT).

Lo studio è partito il 14 gennaio 2026 come rilevazione “one-day”, coinvolgendo medici e ricercatori di circa 40 reparti ospedalieri per acuti in tutta Italia, tra Geriatria e Medicina interna. Sono stati valutati oltre 700 pazienti di età ≥55 anni, con l’obiettivo di stimare la reale prevalenza dell’insufficienza respiratoria, identificarne le cause principali e analizzarne l’impatto su mortalità ospedaliera, durata della degenza e prognosi a breve termine.

Nuova sindrome geriatrica

L’insufficienza respiratoria non costituisce una patologia autonoma, ma è spesso la conseguenza di condizioni frequenti nell’anziano, quali scompenso cardiaco, infezioni respiratorie, sepsi ed eventi cerebrovascolari. Anche nelle forme lievi, l’ipossiemia si configura come un fattore di rischio indipendente per esiti clinici sfavorevoli. Studi precedenti suggeriscono che oltre il 40% degli anziani ricoverati dal Pronto Soccorso presenti insufficienza respiratoria, ma mancavano finora dati sistematici su scala nazionale nei reparti per acuti. Per questo motivo l’ipossiemia viene oggi considerata una vera e propria “nuova sindrome geriatrica”, meritevole di attenzione clinica e organizzativa.

I pazienti arruolati nello studio Hypoxia Day saranno seguiti fino a 90 giorni dalla dimissione, per valutare mortalità intraospedaliera, durata del ricovero, modalità di dimissione e mortalità a 90 giorni. Secondo i promotori, i risultati consentiranno di comprendere meglio il peso prognostico dell’ipossiemia e di fornire basi scientifiche per una gestione più tempestiva e appropriata.

Nei prossimi mesi i dati verranno analizzati e diffusi, con l’obiettivo di tradurli in raccomandazioni cliniche e organizzative utili a migliorare la qualità delle cure e la presa in carico dell’anziano fragile nei reparti ospedalieri per acuti.

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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