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intelligenza artificiale

IA e MMG: la formazione non tiene il passo dell’innovazione

Chiara Sgarbossa, direttrice dell'Osservatorio sanità digitale commenta gli ultimi dati sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale negli ambulatori di medicina generale

L’intelligenza artificiale è già entrata negli studi dei medici di famiglia, ma la formazione fatica a tenere il passo. Dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale svolta in collaborazione con FIMMG, Federazione italiana medicina generale, emerge che, oggi il 61% dei medici di medicina generale utilizza strumenti di AI generativa nella pratica quotidiana, quasi sempre attraverso piattaforme generaliste non progettate per l’uso sanitario.

E mentre cresce l’interesse verso tecnologie capaci di alleggerire il carico burocratico e supportare le decisioni cliniche, emergono nuove criticità: solo il 31% dei MMG si sente preparato a spiegare ai pazienti il ruolo dell’IA nei percorsi di cura e il 65% teme implicazioni medico-legali.

I dati dell’Osservatorio fotografano una professione che si trova al centro della rivoluzione digitale, chiamata a sviluppare nuove competenze per governare strumenti sempre più presenti nella relazione di cura.

In occasione del Convegno “Consolidare il futuro: la Sanità Digitale tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI” dell’Osservatorio Digitale in Sanità, School of Management del Politecnico di Milano, Medicoepaziente ne ha parlato con Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio.

Sempre più medici di medicina generale utilizzano strumenti di intelligenza artificiale generativa. Quali sono i rischi nell’impiego di piattaforme non specifiche per la sanità?

I rischi sono principalmente due. Il primo riguarda la privacy: inserire dati dei pazienti in piattaforme generaliste significa utilizzare sistemi che non sono stati progettati per trattare dati sensibili come quelli sulla salute. Esiste il pericolo che i dati vengano utilizzati per addestrare i modelli e possano, comparire nelle risposte fornite ad altri utenti. Inoltre, manca il consenso del paziente per questo tipo di utilizzo. Il secondo rischio riguarda l’affidabilità delle risposte. I sistemi di IA generativa producono risposte probabilistiche e non necessariamente corrette. Se utilizzati in ambito clinico senza adeguate verifiche, possono generare informazioni incomplete o fuorvianti. Anche la formulazione del prompt influisce significativamente sulla qualità del risultato, rendendo necessaria una formazione specifica”.

Quali strumenti dovrebbero utilizzare i medici di medicina generale?

La raccomandazione è orientarsi verso soluzioni progettate specificamente per la sanità. Oggi circa il 30% dei medici di famiglia utilizza già strumenti dedicati al settore sanitario, ma la quota resta limitata. Stanno emergendo piattaforme sviluppate appositamente per supportare l’attività dei MMG, sia sul piano operativo/amministrativo, sia su quello clinico. In prospettiva, anche le piattaforme istituzionali potranno rappresentare un punto di riferimento importante”.

Quando un software basato sull’IA deve essere certificato?

Quando il software contribuisce a decisioni che possono avere un impatto sulla salute del paziente, rientra nella categoria dei Software as a Medical Device (SaMD). In questi casi sono richiesti specifici percorsi di classificazione del rischio e processi di certificazione conformi alla normativa vigente”.

L’IA può davvero ridurre il carico burocratico dei medici di famiglia?

È probabilmente uno degli ambiti in cui può offrire i benefici più immediati se utilizzata correttamente, l’IA può supportare attività amministrative e burocratiche come la produzione di documentazione, certificati o altri adempimenti ripetitivi. Naturalmente, il controllo finale deve sempre rimanere in capo al medico. Ridurre il tempo dedicato alla burocrazia significa poter dedicare più energie alla cura, alla gestione della cronicità, ai follow-up e alla relazione con il paziente, aspetti che rappresentano il vero valore aggiunto della medicina generale”.

Quanto sono preparati oggi i medici sull’intelligenza artificiale?

“Le competenze necessarie non riguardano soltanto la conoscenza tecnica degli strumenti, ma comprendono quattro aree fondamentali: conoscenze di base sull’IA (AI Knowledge), capacità pratiche di utilizzo (AI Abilities), comportamenti etici e professionali (AI Behaviors) e comprensione dell’impatto organizzativo dell’innovazione (AI Leadership). La formazione attuale coinvolge circa un terzo dei professionisti e necessita di essere rafforzata. È necessario sviluppare competenze che spaziano dall’utilizzo corretto dei dati personali alla capacità di formulare prompt efficaci, fino alla conoscenza delle normative di riferimento, dall’AI Act europeo alle regole sui dispositivi medici”.

A che punto siamo con la telemedicina?

“La diffusione dei servizi di telemedicina è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con un utilizzo che si attesta intorno al 30%. Il vero cambiamento potrebbe arrivare nei prossimi mesi con la progressiva attivazione delle piattaforme regionali finanziate dal PNRR. Queste infrastrutture consentiranno, non solo il telemonitoraggio e la teleassistenza, ma anche una maggiore integrazione tra medici di famiglia e specialisti attraverso il teleconsulto. L’obiettivo è superare lo scambio di informazioni tramite canali non strutturati e garantire una gestione più sicura e integrata dei dati clinici”.

Quale messaggio si può rivolgere oggi ai medici di medicina generale?

“I medici di famiglia si trovano al centro di una doppia trasformazione: quella della sanità digitale, guidata dal PNRR e quella dell’intelligenza artificiale. Da un lato stanno arrivando nuove infrastrutture regionali che miglioreranno la collaborazione tra professionisti e la gestione dei dati clinici; dall’altro emergono strumenti di IA che possono alleggerire il carico burocratico e supportare alcuni processi decisionali. La sfida sarà cogliere queste opportunità senza compromettere sicurezza, qualità delle cure e tutela dei dati personali. Per questo sarà fondamentale scegliere strumenti adeguati, certificati quando necessario, e investire nella formazione, che rappresenta oggi il vero fattore abilitante dell’innovazione”.

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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