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Riforma della medicina generale, la mobilitazione dei sindacati

La FIMMG ha dichiarato lo stato di agitazione, lo SNAMI riunisce il proprio Comitato per valutare possibili azioni sindacali, mentre le Regioni lavorano al testo definitivo del Decreto di riforma

La Fimmg, Federazione italiana dei medici di medicina generale ha dichiarato: “lo stato di agitazione della categoria dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, nei confronti del Governo e della Conferenza delle Regioni e Province autonome, in relazione alla prospettata adozione di un decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale” e “si riserva di mettere in atto ogni legittima forma di protesta, fino alla proclamazione di scioperi.”

In un lungo comunicato la Fimmg elenca le principali motivazioni alla base della decisione:

  • L’assenza totale di un confronto preventivo e adeguato con la rappresentanza della categoria
  • Il clima di incertezza istituzionale e professionale generato dalla circolazione di schemi non definitivi
  • La sovrapposizione della proposta di riforma agli strumenti contrattuali e programmatori già esistenti che rende il decreto un atto di forzatura istituzionale oltre che professionale.

In sostanza, il principale sindacato dei medici di famiglia contesta radicalmente l’utilizzo del decreto come strumento per modificare profondamente le carriere e il ruolo del MMG all’interno del SSN.

Il ministro della salute Orazio  Schillaci, intervenuto alla Camera dei deputati in un question time, ha dichiarato che il decreto di riforma: “non smantella la figura del medico di famiglia, ma ne libera il potenziale.”

La Fimmg sottolinea, invece, come l’ingresso dei MMG come dipendenti in strutture centralizzate rischi di penalizzare le aree a bassa densità abitativa, ampliare il divario tra Nord e Sud, tra città e aree interne. In definitiva, secondo il sindacato a rimetterci sarebbero proprio i cittadini anziani, fragili, non autosufficienti, che hanno maggiore necessità di un rapporto continuativo con il proprio medico.

La qualità dell’assistenza sanitaria in Italia secondo l’OCSE

Il comunicato della Fimmg si impegna anche in una risposta puntuale a vari interventi comparsi sui media che parlano di inefficienza della medicina di famiglia e difesa di interessi corporativi da parte dei sindacati. Per farlo la Fimmg cita i dati del rapporto OCSE: “State of Health in the EU – Profilo della Sanità 2025”, recentemente presentato al CNEL, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

Il rapporto evidenzia come in Italia i tassi di mortalità evitabile siano significativamente inferiori alla media UE e i tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche tra i più bassi dell’Unione. Lo stesso OCSE afferma: “un solido sistema di assistenza primaria consente all’Italia di mantenere tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche.”
Secondo la Fimmg:

questi risultati non nascono per caso, o per poche ore di lavoro o indisponibilità. Sono il prodotto di un modello fondato sulla continuità del rapporto fiduciario tra medico e paziente, sulla prossimità territoriale, sull’autonomia professionale del medico di medicina generale.

In definitiva, secondo il sindacato: “Non esiste un’emergenza di salute pubblica che giustifichi questo decreto. Esiste una crisi di attrattività (della medicina generale NdR) che si è creata e non si vuole risolvere, basterebbe guardare alla mancata pubblicazione da febbraio dei bandi di concorso per i corsi post-laurea abilitanti all’esercizio della medicina di famiglia.”

Lo Snami convoca il Comitato

Anche lo Snami, Sindacato nazionale autonomo medici italiani, ha convocato il proprio Comitato per una valutazione complessiva delle riforme attualmente in discussione e delle possibili azioni sindacali, politiche e istituzionali da intraprendere a tutela della medicina generale, della continuità assistenziale e dell’intero comparto della medicina territoriale. Angelo Testa, presidente nazionale Snami ha dichiarato:

Abbiamo convocato il Comitato perché la fase che stiamo vivendo richiede lucidità, fermezza e responsabilità. Non possiamo limitarci ad assistere a riforme che rischiano di cambiare profondamente la natura della medicina generale senza un confronto vero con chi ogni giorno tiene in piedi il territorio. Valuteremo tutte le azioni da intraprendere, nessuna esclusa, perché la posta in gioco non riguarda solo i medici, ma il diritto dei cittadini ad avere un medico di fiducia realmente presente, libero, motivato e messo nelle condizioni di lavorare”.

Anche i pediatri dichiarano lo stato di agitazione

La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) proclama lo stato di agitazione a fronte dell’impianto della bozza di decreto di riforma dell’assistenza territoriale, ritenuto non condivisibile perché, nella sua formulazione attuale, non ci mette nelle condizioni di poter rispondere ai bisogni di salute di bambini, adolescenti e famiglie. Il rischio è compromettere la specificità, l’autonomia professionale e il ruolo fiduciario della Pediatria di Famiglia”.

Lo ha dichiarato Antonio D’Avino, presidente nazionale Fimp. I pediatri chiedono “flessibilità organizzativa, programmazione regionale e valorizzazione delle specificità professionali.” E contestano il massimale degli assistiti fissato a livello nazionale e l’obbligo automatico di presenza nelle Case di comunità, pur dichiarando la loro disponibilità a lavorare nelle nuove strutture.

“La Presidenza nazionale Fimp  – ha concluso D’Avino – è pronta a mettere in campo tutte le iniziative sindacali necessarie, fino allo sciopero generale della categoria, per tutelare la figura del Pediatra di Famiglia e garantire ai bambini e agli adolescenti un’assistenza pubblica, capillare, qualificata e realmente accessibile”

A che punto è il testo del Decreto

Intanto sul fronte legislativo una Conferenza straordinaria dai presidenti di Regione valuterà, nei prossimi giorni, il testo elaborato dagli assessorati sullo base dello schema proposta dal ministro Schillaci, che dovrà poi presentarlo al Consiglio dei ministri

Il testo messo a punto dalle Regioni dovrebbe definire meglio lo schema del doppio binario (convenzione-dipendenza) e la revisione della remunerazione, mentre rimarrebbe fuori da questa norma l’istituzione della formazione specialistica universitaria in Medicina generale, di comunità e cure primarie.

Rimangono da chiarire numerosi altri aspetti, tra cui la compatibilità delle nuove norme con gli Accordi integrativi regionali vigenti e il tema delle risorse.

 

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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