Tra il 25 e il 38% delle persone che hanno avuto un ictus entro un anno sviluppa spasticità, una condizione che, se non adeguatamente riconosciuta e trattata, può determinare un aggravamento della disabilità, una maggiore dipendenza assistenziale e un significativo aumento dei costi sanitari e sociali a causa di ospedalizzazioni e ricoveri.
Questo il tema affrontato nella conferenza stampa: “Spasticità post-ictus: una sfida invisibile di sanità pubblica”, che si è tenuta recentemente al Senato della Repubblica su iniziativa della Senatrice Elena Murelli con il supporto di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e con il contributo non condizionante di AbbVie.
Nel corso dell’incontro è stata presentato un documento programmatico di indirizzo, elaborato da clinici, accademici e associazioni dei pazienti, che propone soluzioni per garantire una presa in carico più tempestiva, equa e sostenibile dei pazienti.
Migliorare le conoscenze su diagnosi e cure
Maria Concetta Altavista, direttrice della UOC Neurologia della ASL Roma 1 presso il Presidio Ospedaliero San Filippo Neri di Roma ha spiegato:
La spasticità è una sindrome clinica che determina un peggioramento della mobilità, provoca spasmi dolorosi, interferisce con il sonno e con le attività della vita quotidiana provocando un globale peggioramento della qualità della vita. Purtroppo, compare in tempo successivo all’ictus e viene spesso non diagnosticata e non trattata in modo appropriato. È necessario, quindi, cercare di superare criticità legate alla mancata o ritardata diagnosi o alla scarsa conoscenza dei metodi di cura”.
Ogni anno in Italia si registrano circa 120 mila nuovi casi di ictus, il 75% dei pazienti sopravvive con esiti invalidanti e ad oggi circa 1 milione di persone convive con le conseguenze dell’ictus, un numero destinato ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione.
Danilo Toni, presidente onorario Italian Stroke Association (ISA), ha aggiunto:
C’è un problema di identificazione e di follow up dei pazienti che possono sviluppare spasticità. Si tratta spesso dei pazienti più gravi che una volta tornati a casa sono anche quelli meno facilmente mobilizzabili da parte dei familiari e quindi dovrebbero poter essere raggiunti al loro domicilio, ad esempio da un CAD che sia esperto e avvertito della tematica e della problematica spasticità, perché la spasticità complica il decorso della malattia fino al 38% dei casi nei pazienti più gravi, determinando un incremento della disabilità e di conseguenza anche un incremento dei costi sanitari a lungo termine”.
Andrea Vianello, presidente A.L.I.Ce. Italia OdV, ha concluso:
l’ictus è una patologia che non si esaurisce nella fase acuta, ma accompagna le persone e le loro famiglie per anni, spesso con conseguenze invalidanti importanti come la spasticità. Come A.L.I.Ce. Italia OdV siamo impegnati ogni giorno per dare voce ai pazienti e per promuovere una presa in carico più efficace, che non si fermi all’emergenza ma garantisca continuità assistenziale, riabilitazione adeguata e supporto ai caregiver.”



