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Disinformazione sanitaria e qualità delle cure

Un'indagine su 1000 medici negli Usa mostra come le informazioni errate possano influire sulla qualità delle cure oltre che sul rapporto medico-paziente

Un’indagine condotta da The Physicians Foundation, un’associazione no profit che opera negli Stati Uniti a sostegno della classe medica, ha analizzato l’impatto della misinformation (diffusione non intenzionale di informazioni errate) e della disinformation (informazioni false diffuse deliberatamente) sull’attività di medici delle cure primarie.

Il sondaggio ha coinvolto oltre 1.000 medici con l’obiettivo di valutare gli effetti di queste dinamiche sulla qualità delle cure, sulla relazione medico-paziente e sul processo decisionale.

La cattiva informazione nell’ambito della salute, con la diffusione di notizie non veritiere che possono influenzare le decisioni cliniche, rischia di interferire con la sicurezza del paziente, compromettere la relazione medico-paziente e ostacolare il medico nell’erogazione di un’assistenza efficace.

Un fenomeno in crescita

Secondo l’86% dei medici intervistati la disinformazione sanitaria è aumentata negli ultimi cinque anni, e per un medico su due si tratta di una crescita rilevante. Il 61% del campione segnala di avere visto, nell’ultimo anno, una quota di pazienti influenzati da informazioni errate. Una tendenza maggiormente presente nelle aree rurali, probabilmente a causa di una minore capacità dei pazienti di accedere a informazioni affidabili: il 38% dei medici che operano al di fuori delle città  segnala infatti di avere riscontrato un grado elevato di disinformazione, contro il 21%-25% di quelli che lavorano in contesti urbani/suburbani.

Nonostante il quadro emerso, la maggior parte dei medici si dichiara in grado di riconoscere e contrastare la disinformazione: solo il 10% dei medici intervistati ritiene di non disporre degli strumenti e del supporto necessari per interagire con pazienti scettici nei confronti della medicina o della scienza. Tutti gli altri esprimono un grado di fiducia, elevata o moderata, nella propria capacità di identificare e correggere la misinformazione e/o disinformazione presentata dai pazienti durante le visite.

Tuttavia, molti medici risultano scettici riguardo alla capacità dei pazienti di accedere a informazioni sanitarie accurate; il 40% dei medici dichiara di non avere fiducia nella capacità dei pazienti di accedere a informazioni sanitarie online affidabili e basate sull’evidenza, e di possedere gli strumenti adeguati per valutare criticamente le informazioni.

La cattiva informazione pesa sulla qualità dell’assistenza

Circa il 57% dei medici segnala un impatto negativo della disinformazione sulla qualità delle cure, con conseguenze che possono ostacolare decisioni cliniche appropriate, determinare ritardi nelle cure e aumentare i rischi per la sicurezza del paziente; ne consegue una erosione della fiducia nella relazione medico-paziente. I medici inoltre sempre più spesso si trovano a dover correggere false credenze, e gestire aspettative irrealistiche sottraendo tempo all’attività clinica.

Se pur riferita a un contesto come quello americano, l’indagine sembra suggerire che la disinformazione sanitaria si possa configurare come una variabile emergente, con potenziali effetti per la qualità delle cure e per il rapporto tra medici e pazienti; da qui la necessità di interventi volti a promuovere sempre più una informazione scientifica affidabile, migliorare la cultura sanitaria dei cittadini e rafforzare la comunicazione tra curante e assistito

Medici al contrattacco: la campagna “It’s On Us”

Per rispondere ai messaggi scettici e allarmistici sulle vaccinazioni lanciate da esponenti delle istituzioni sanitarie americane come Robert F. Kennedy Jr. segretario della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti e Joseph Ladapo, surgeon general della Florida, la National Foundation for Infectious Diseases (NFID) ha lanciato la campagna  “It’s On Us” (dipende da noi) diventata uno dei pilastri della comunicazione sanitaria statunitense nel biennio 2025-2026.

La campagna, che tra settembre 2025 e marzo 2026 ha generato oltre 18 miliardi di impression (visualizzazioni totali) negli Usa, punta a far capire che la prevenzione non è solo una scelta individuale, ma un atto di protezione verso le persone vulnerabili (anziani, bambini, immunodepressi). Il messaggio è indirizzato  non solo al pubblico generale, ma anche ai professionisti sanitari, fornendo loro strumenti per rispondere alle domande più difficili dei pazienti in modo empatico, ma fermo e fondato sui dati.

La NFID ha prodotto FAQ, grafiche e video in inglese e spagnolo, focalizzandosi su malattie come Flu (influenza), COVID-19, RSV (virus respiratorio sinciziale) e pneumococco.

Un’immagine della campagna “It’s On Us”

 

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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