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Medicina interna: da SIMI e FAD la richiesta di riconoscere le terapie semintensive

La Società Italiana di Medicina Interna e la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti chiedono di aggiornare le norme: servono letti semintensivi accreditati e personale dedicato

“Le terapie semintensive vengano riconosciute nei reparti di medicina interna: norme ferme al 1988, ma il 60% dei pazienti è ad alta complessità”. Il messaggio arriva dal Meeting Nazionale sulle Terapie Semintensive in Medicina Interna, che si è tenuto recentemente a Bologna.

Oggi i requisiti di personale medico-infermieristico nei reparti di Medicina Interna sono ancora regolati da decreti ministeriali del 1988, che classificano queste strutture come “a bassa intensità di cura”. Secondo il prof. Nicola Montano, Presidente SIMI:

Negli anni ’80 del secolo scorso il mondo era completamente diverso, i pazienti non erano così complessi né acuti e non avevano i bisogni assistenziali odierni. Oggi la realtà è radicalmente mutata: uno studio congiunto SIMI-FADOI pubblicato nel 2025 dimostra che ben il 60% dei degenti presenta un’intensità di cura medio-alta (analisi svolta sui pazienti ricoverati nei reparti lombardi). Gestiamo malati estremamente complessi che spesso si complicano proprio durante la degenza, manifestando patologie acute come edemi polmonari, insufficienze respiratorie, sepsi importanti o shock settici. Per questo motivo i reparti di Medicina Interna hanno l’assoluta necessità di avere al proprio interno strutture di terapia semintensiva: letti dotati di un livello di monitoraggio più elevato e di un maggior numero personale specializzato”.

Attualmente il riconoscimento di queste strutture avviene in modo frammentario a seconda della regione, senza sistematicità nella programmazione sanitaria nazionale o nel loro accreditamento.

“Siamo consapevoli delle attuali difficoltà gestionali delle aziende sanitarie, legate in primis alla carenza e al difficile reperimento di personale infermieristico, che renderebbero impossibile un’attivazione immediata e di massa di questi letti in tutti i reparti d’Italia – prosegue il prof. Montano –. La richiesta formale e immediata alle istituzioni è però quella di ottenere prima di tutto il diritto e il riconoscimento giuridico della possibilità di averle”.

Da Bologna è partita quindi un’azione istituzionale sinergica che unisce e dà voce a tutti gli internisti e i medici d’urgenza italiani. L’obiettivo del convegno è la produzione di un documento ufficiale sullo stato dell’arte delle terapie semintensive internistiche e delle medicine d’urgenza, un dossier programmatico che verrà portato ad AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) e al Ministero della Salute per richiedere formalmente l’attivazione e il riconoscimento strutturale di queste unità nel Servizio Sanitario Nazionale.

FADOISIMIterpia semintensiva
Redazione

articolo a cura della redazione

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