La prescrizione sociale affianca alle cure tradizionali attività culturali, motorie e relazionali. Obiettivo: contrastare solitudine, isolamento e fragilità sociali che spesso incidono sul benessere e sulla salute delle persone. Di seguito due testimonianze su questo approccio che arrivano da Torino.
L’ambulatorio del medico si trasferisce all’interno del polo culturale
Nel quartiere torinese di San Salvario, presso il Polo culturale Lombroso16, medici di medicina generale, link worker, università e terzo settore stanno sperimentando un modello di prescrizione sociale.
Alessandro Mercuri, psicoterapeuta, presidente e coordinatore dei link worker dell’Associazione Nessuno spiega come è nato il progetto
L’idea scaturisce dall’incontro tra il nostro polo culturale e alcuni medici di medicina generale del territorio. Abbiamo preso come riferimento le indicazioni internazionali sulla prescrizione sociale e le abbiamo adattate al contesto locale, costruendo una rete con ASL, Università di Torino e associazioni del territorio”.
Qual è il ruolo del link worker?
Il medico individua i pazienti che possono beneficiare di un percorso di prescrizione sociale. A quel punto interveniamo noi. Accompagniamo la persona nella scelta dell’attività più adatta: gruppi di cammino, mindfulness, attività culturali o altri percorsi gratuiti disponibili sul territorio”.
Come si svolge concretamente il percorso?
Una volta alla settimana l’ambulatorio del medico si trasferisce all’interno del polo culturale. I pazienti entrano in una biblioteca, vivono un ambiente diverso da quello sanitario e, se ricevono una prescrizione sociale, vengono presi in carico dal link worker che li orienta verso le attività a loro più consone”.
Qual è la principale difficoltà?
Intercettare i bisogni nascosti, infatti, molte persone non si percepiscono come adatte a queste attività. Ricordo un paziente molto scettico verso la mindfulness: oggi partecipa regolarmente e ha coinvolto anche la moglie”.
Cosa serve perché la prescrizione sociale funzioni?
Un territorio ricco di opportunità accessibili e gratuite, una rete tra servizi sanitari e comunità e luoghi accoglienti che facilitino la partecipazione”.
Partire dal disagio per proporre attività sociali e comunitarie
Renato Cela, medico di medicina generale ASL Città di Torino descrive il primo caso che l’ha convinto del valore della prescrizione sociale
Un uomo andato in pensione che aveva progressivamente perso i propri legami sociali. Si era presentato per un consumo eccessivo di alcol e un evidente disagio emotivo. Dopo l’inserimento in un gruppo di mindfulness ha ricostruito relazioni significative e ha progressivamente sospeso la terapia antidepressiva”.
Come individua i pazienti candidati?
Parto sempre dal disagio che il paziente porta in ambulatorio: insonnia, aumento di peso, solitudine, difficoltà relazionali. Mi chiedo se, oltre agli interventi clinici necessari, esista un’attività sociale o comunitaria che possa contribuire a migliorare quella condizione”.
Come presenta questa proposta ai pazienti?
Mostro le attività disponibili e spiego che si tratta di opportunità gratuite costruite sui loro bisogni. L’importante è trovare la proposta giusta per la persona giusta”.
Quali risultati vi aspettate?
Stiamo raccogliendo dati e monitorando parametri semplici come peso corporeo, pressione arteriosa e circonferenza addominale. L’obiettivo è valutare se la partecipazione alle attività possa tradursi in benefici misurabili per la salute”.
Perché un medico di famiglia dovrebbe interessarsene?
Perché può migliorare la qualità di vita dei pazienti e, allo stesso tempo, ridurre il ricorso a farmaci, esami e accessi impropri ai servizi sanitari. Non è un carico aggiuntivo per il medico: è uno strumento che aiuta a prendersi cura delle persone in modo più completo”.
Vedi anche: Prescrizione sociale, cultura e comunità per la salute: – Prescrizione sociale, integrare le cure per migliorare salute e qualità di vita- Prescrizione sociale, una strategia contro isolamento e fragilità




