La medicina generale è e deve restare una professione convenzionata, fiduciaria, territoriale, integrata nel SSN, ma non assorbita in un rapporto di dipendenza”
Lo afferma una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio nazionale della Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, che definisce “inaccettabile” la bozza di decreto di riforma della medicina di famiglia approvata dalla Regioni.
La Fimmg rivendica “la Convenzione come modalità esclusiva e specifica di esercizio della medicina generale nell’ambito del SSN e in quest’ambito considera la quota oraria come strumento convenzionale, contrattato, programmato e coerente con il modello fiduciario della medicina generale e rigetta qualsiasi tentativo di utilizzarla come strumento di anticamera alla dipendenza.”
Il riferimento è all’obbligo di presenza per un certo numero di ore settimanali nelle Case di comunità, previsto nella bozza di decreto, per i MMG convenzionati.
La difesa degli accordi sottoscritti con le Regioni
La Fimmg definisce “provocatoria” e un “paradosso politico di sconcertante gravità” l’eventuale decadenza “ope legis” degli Accordi integrativi regionali, sottolineando come gli accordi siano stati negoziati, sottoscritti e attuati dalle istituzioni regionali fino a pochi mesi fa.
La Fimmg chiede:
la valorizzazione dell’evoluzione in specialità del Diploma di Formazione Specifica in Medicina Generale in coerenza con il D.Lgs 368/99 e della Direttiva Europea 2005/36/CE e il conseguente riconoscimento di chi il titolo già lo possiede e non proposte di disciplina ancillare o “residuale” ad altre.”
Il mandato per lo sciopero
La mozione approvata da Consiglio nazionale della Fimmg delibera la convocazione dell’Assemblea nazionale di tutti i consigli direttivi provinciali a Romail prossimo 13 giugno e dà mandato al segretario nazionale, in mancanza di risposte concrete sui temi rivendicati, di proclamare lo sciopero della categoria.
Snami: la convenzione deve rimanere prioritaria
La medicina generale deve essere rafforzata, modernizzata e pienamente inserita nella rete territoriale, ma senza snaturarne la funzione fiduciaria, clinica e continuativa”.
Lo afferma il Comitato centrale dello Snami, Sindacato nazionale autonomo medici italiani, secondo cui la convenzione “deve restare il canale ordinario e prioritario della medicina generale. La dipendenza può rappresentare uno strumento eccezionale e programmato, ma non deve diventare un modello alternativo ordinario alla convenzione, né una via indiretta per superare il rapporto fiduciario tra medico di famiglia e cittadino”.
No all’obbligo orario e al ruolo unico
Lo Snami precisa che “la presenza nelle Case della Comunità non può essere ridotta a un mero obbligo orario. Il contributo del medico di medicina generale deve essere legato alla presa in carico, alla gestione della cronicità, alla continuità assistenziale, alla prossimità e alla capacità di intercettare i bisogni reali della popolazione. La medicina generale non può essere trasformata in una semplice copertura di turni”. E aggiunge:
Il rischio è che il ruolo unico diventi lo strumento per rendere il medico di famiglia una figura indifferenziata, prevalentemente oraria, utilizzabile per coprire sedi, turni e funzioni secondo le esigenze organizzative delle aziende. Per questo è stata ribadita la necessità di distinguere chiaramente la medicina generale a rapporto fiduciario dalle attività orarie e dalle funzioni territoriali strutturate”.
Rafforzare la medicina generale, senza una dipendenza surrettizia
In conclusione, dal Comitato Centrale Snami è emersa una valutazione “prudente ma costruttiva: sì al rafforzamento della medicina generale, sì alla specializzazione, sì alla piena attuazione del DM 77 e al potenziamento dell’assistenza territoriale; ma no a una dipendenza surrettizia, no a un ruolo unico che indebolisce la convenzione e no a un modello che trasformi il medico di famiglia in un prestatore orario dentro le Case della Comunità”.
“La riforma – conclude il sindacato – deve valorizzare la medicina generale, non sostituirla. Deve rafforzare il territorio, non burocratizzarlo. Deve garantire prossimità, presa in carico e continuità, preservando il valore centrale del rapporto fiduciario tra medico e cittadino”.
Smi: manifestazione nazionale a Roma
Il 28 maggio 2026, dalle 10.00 alle 13.00 abbiamo indetto una manifestazione nazionale davanti il Ministero della Salute, via Lungotevere Ripa 1 a Roma, l’iniziativa è aperta a tutti i colleghi e ai cittadini che condividono i contenuti della nostra piattaforma.”
L’appello arriva dallo Smi, Sindacato medici italiani, che afferma: “La medicina generale non può essere riformata contro i medici, né nonostante i medici. Una riforma vera si costruisce ascoltando chi ogni giorno garantisce assistenza, continuità e rapporto di fiducia con i cittadini.”
“Abbiamo ribadito – prosegue il sindacato – la nostra opposizione al Ruolo Unico e detto no al debito orario ancora una volta, così come, ribadiamo il nostro no ad una retribuzione legata agli obiettivi. Abbiamo, invece, dato il nostro assenso alla valorizzazione dell’area della medicina dei servizi, come canale preferenziale per poter lavorare all’interno delle Case di Comunità, detto sì alla specializzazione universitaria di medicina generale e all’equipollenza diretta ed immediata di tutti coloro che hanno svolto il corso di formazione in medicina generale”.



