L’acido palmitico è associabile a un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2 (DT2), mentre per l’acido oleico questa associazione non è stata osservata e alcuni dati suggeriscono che potrebbe contrastare gli effetti dannosi del primo.
Per verificare il fondamento di questo scenario, i ricercatori di alcune università spagnole hanno pubblicato, sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism (Cell), una review che riassume i meccanismi molecolari recentemente scoperti attraverso i quali l’acido palmitico inibisce la sensibilità all’insulina e influenza lo sviluppo e la progressione di DT2 e come l’acido oleico possa attenuare questi effetti.
Effetti opposti sulla sensibilità insulinica
L’acido palmitico promuove l’accumulo di lipidi bioattivi, e attiva molteplici vie molecolari che compromettono la segnalazione insulinica. Al contrario, l’acido oleico, che tende a essere più facilmente immagazzinato sotto forma di trigliceridi metabolicamente inerti può bilanciare alcuni effetti negativi, preservando la sensibilità insulinica. Gli effetti metabolici dell’acido oleico possono dipendere dalle fonti alimentari che lo contengono (vegetali o animali).
Acido oleico e acido palmitico, dove sono contenuti?
L’acido oleico è il principale acido grasso monoinsaturo presente nella dieta mediterranea, e si trova soprattutto nei grassi vegetali. Ne sono particolarmente ricchi l’olio d’oliva, le olive, l’avocado, la frutta secca a guscio -mandorle, nocciole, pistacchi, anacardi, noci di macadamia- e alcuni semi oleosi come per esempio quelli di sesamo. Si trova anche nell’olio di girasole e di arachide, e in alcuni alimenti di origine animale come uova e carne bovina.
L’acido palmitico è contenuto sia in alimenti vegetali sia animali, ma soprattutto nei grassi saturi; ne sono particolarmente ricchi l’olio di palma, che può contenere circa il 45% di acido palmitico, e condimenti di uso comune come burro, lardo, strutto. E inoltre carni grasse come quelle di agnello e maiale, i formaggi stagionati, la panna, il latte intero. Anche l’olio di oliva contiene dell’acido palmitico, ma solo in quantità modeste, inferiori al 15%. Sul piano alimentare, la riduzione dell’introito di acido palmitico coincide con una minore assunzione di prodotti ultraprocessati, dolci industriali, snack confezionati, biscotti, creme spalmabili.
Secondo gli Autori, per approfondire le conoscenze sul meccanismo che lega il consumo di acidi grassi e il rischio di diabete di tipo 2, futuri studi randomizzati e controllati dovrebbero distinguere gli effetti dei diversi acidi grassi in base alla fonte alimentare, al grado di lavorazione e alle specifiche specie lipidiche.



