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diabete medico

Diabete, cresce l’utilizzo di terapie innovative

I nuovi dati degli Annali dell'AMD mostrano che oltre l'80% del pazienti trattati utilizza antidiabetici di ultima generazione. Aumenta anche il ricorso ai microinfusori di insulina per il diabete di tipo 1

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD) ha reso noti i dati degli Annali AMD, il report annuale che documenta caratteristiche cliniche, qualità dell’assistenza, trattamenti e complicanze delle persone con diabete seguite nei servizi specialistici italiani. La rilevazione, riferita ai dati raccolti nel 2025, ha coinvolto 343 centri diabetologici distribuiti sul territorio nazionale -ad eccezione della Basilicata- per un totale di oltre 700mila persone con diabete.

Precisa Andrea Da Porto, direttore del Gruppo Annali AMD:

disponiamo di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete. Crescono infatti sia i centri che aderiscono al network che il numero di pazienti censiti, pari a 775.050 in quest’ultima edizione, di cui 51.013 con diabete tipo 1, 693.000 con diabete tipo 2 e 15.093 con diabete gestazionale.”

Nel complesso l’indagine rivela un aumento della quota di persone che riescono a tenere sotto controllo i livelli di glicemia e colesterolo; cresce inoltre l’impiego dei farmaci innovativi e dei microinfusori, il cui utilizzo è stato per la prima volta rilevato in questa edizione.

DT2, dati positivi sul controllo metabolico

L’89,3% del campione totale risulta affetto da diabete di tipo 2. Si tratta in maggioranza di uomini (58,8%) e con età media complessiva di 70 anni. Rispetto al passato resta stabile la quota degli over 75, anche oggi pari al 36,4%. La durata media della malattia è risultata di 12,7 anni, ma il 20,8% dei soggetti censiti convive con il diabete da oltre vent’anni. Infine, il 35,1% dei pazienti presenta obesità e il 18,1% risulta fumatore.

Il 56,3% dei pazienti risulta in target per i livelli di emoglobina glicata (≤7,0%), mentre nel 48,9% dei casi vengono raggiunti livelli di colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl. Livelli pressori nella norma, definiti da valori inferiori a 130/80 mmHg, riguardano il 27,9% della popolazione. Solo l’8,9% dei soggetti partecipanti all’indagine risulta in linea, contemporaneamente, con i tre target metabolici e cardiovascolari. Sottolinea Da Porto:

I dati positivi sulla gestione dell’emoglobina glicata e sul controllo del colesterolo (in regola per quasi il 49% dei pazienti, contro il 44,6% dello scorso anno) raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti, negli anni passati identificata come area critica. È quello che potremmo definire ‘effetto Annali’: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di risposta per porvi rimedio.”

DT2, terapie innovative per oltre l’80% dei trattati

Sul versante dei nuovi farmaci, gli SGLT2-inibitori sono prescritti al 45,3% dei pazienti, mentre i GLP1-RA iniettivi o orali al 34,8%; il 5,5% riceve dual agonisti GLP1-RA/GIP. I DPP4-inibitori sono utilizzati nel 18,4% dei casi, mentre il ricorso a secretagoghi e glitazonici si attesta per entrambe le classi al 4,1%.

Complessivamente, l’85,6% dei pazienti assume almeno un farmaco innovativo tra SGLT2-inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1 o dual agonist, mentre il 19% è trattato con una combinazione di SGLT2i e GLP1-RA o dual agonist.

In generale, la metformina si conferma il farmaco maggiormente impiegato, e utilizzato nel 67,6% dei casi. La terapia insulinica interessa il 32,3% dei pazienti; in dettaglio, per il 31,6% si tratta di insulina basale e per il 14,2% di insulina rapida. Per quanto riguarda la protezione cardiovascolare, il 72,4% dei pazienti è in terapia ipolipemizzante e il 67,5% assume farmaci antipertensivi.

DT2, complicanze microvascolari, una zona d’ombra

Un ambito da migliorare riguarda la gestione delle complicanze microvascolari del diabete; è infatti in calo il monitoraggio di micro e macroalbuminuria (campanello d’allarme di malattia renale), della retinopatia e del piede diabetico. Secondo Da Porto, «il fenomeno si riflette anche sul fronte terapeutico.  Se da un lato cresce l’uso dei farmaci innovativi (SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1o Dual Agonist) utilizzati (+8,2% rispetto allo scorso anno), dall’altro lato, farmaci ‘classici’ ma fondamentali in caso di danno renale come ACE-inibitori e sartani, non vengono impiegati in circa il 43% dei pazienti che ne avrebbero bisogno».

Tra le complicanze, la malattia renale cronica si conferma quella prevalente e interessa oltre il 50% del campione. Altre relative alla funzionalità renale sono la macroalbuminuria, presente nel 35,9% dei pazienti, e una riduzione del filtrato glomerulare al di sotto di 60 ml/min nel 31,1%. La retinopatia interessa il 17,3%, mentre la malattia cardiovascolare è riportata nel 15,2% dei casi.

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 interessa il 6,6% della popolazione analizzata (per il 54,5% di sesso maschile), con una età media di 48,8 anni e superiore ai 65 anni nel 18,3% dei casi. Il 14,7% degli individui è obeso, e il 26,2% fumatore.

Il controllo glicemico, con livelli di emoglobina glicata ≤7,0% è raggiunto dal 50,1% dei pazienti; un corretto controllo lipidico (definito per livelli di colesterolo LDL <70 mg/dl o non-HDL <100 mg/dl), questo viene riportato nel 37,2% dei casi, mentre la pressione arteriosa risulta nella norma (valori inferiori a 130/80 mmHg) per il 40,5% dei partecipanti all’indagine. Nel complesso, il 4,3% dei pazienti risulta in target per i tre parametri.

Dal punto di vista terapeutico, il 50,1% del campione risulta in terapia insulinica; l’insulina basale è utilizzata dal 44,4% dei pazienti, mentre l’insulina rapida dal 19,9%. L’impiego di insulina basale di seconda generazione riguarda il 90,6% dei trattati.

Inoltre il 49,5% è in terapia ipolipemizzante -dato in crescita di circa il 2% rispetto alla precedente rilevazione- e il 29,8% assume terapia antipertensiva. La metformina viene utilizzata nel 5,6% dei casi.

Evidente l’impiego della tecnologia, con i microinfusori che sono utilizzati dal 21,3% dei pazienti. I primi dati sul monitoraggio continuo del glucosio CGM (per ora disponibili in circa 13.000 pazienti con DT1) mostrano margini di miglioramento ma anche i benefici dello strumento: solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia nel time in range (tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo, ma la maggior parte dei pazienti evita di incorrere in episodi di ipoglicemia.

La retinopatia è la principale complicanza, e interessa il 29,5% dei pazienti, seguita da micro o macroalbuminuria nel 20,8% e da riduzione del filtrato glomerulare nell’11,3% dei pazienti. La malattia cardiovascolare interessa il 5,3% del totale pazienti analizzati.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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