Diabetologi: il sottoutilizzo delle nuove terapie aumenta il rischio di complicanze

Le nuove terapie per il diabete si sono dimostrate efficaci nella riduzione del rischio cardiovascolare, della progressione della malattia renale e della mortalità associata alle complicanze cardio-renali. Nonostante questo sono ancora sottoutilizzate in Italia.

Lo evidenzia la Monografia Annali “Benefici cardio-renali derivanti dall’applicazione dei risultati dei recenti trial condotti con Canagliflozin alla realtà diabetologica italiana”, realizzata dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e dalla Fondazione AMD onlus, con il contributo non condizionante di Mundipharma. AMD ha analizzato i risultati degli studi clinici CANVAS e CREDENCE (della classe degli SGLT2i) nella popolazione real world contenuta negli Annali 2020 che conta oltre 470 mila soggetti con diabete di tipo 2 monitorati in 258 centri di diabetologia italiani.

“L’analisi condotta sulla base dei dati Annali AMD ha evidenziato un indubbio sottoutilizzo di questa classe di farmaci a scapito dei significativi guadagni in salute di cui la persona con diabete potrebbe beneficiare, sia in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari e renali, sia di ricoveri per scompenso cardiaco e di mortalità. – spiega Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD – Rispetto al potenziale 27% di soggetti arruolabili nello studio CANVAS, solo il 15% è effettivamente in trattamento con un SGLT2i. E lo stesso trend viene dimostrato in riferimento allo studio CREDENCE: del 2,8% dei soggetti potenzialmente eleggibili, solo il 10% viene trattato con questa classe di farmaci. La popolazione del real world trattata con questa classe di farmaci è più giovane, si tratta prevalentemente di uomini e di pazienti in prevenzione secondaria  a testimoniare una certa resistenza a trattare pazienti più anziani e le donne, che pure hanno un elevato rischio cardio-renale.”

“Preoccupa la diffusa resistenza da parte dei diabetologi alla prescrizione e all’utilizzo di questi farmaci nei soggetti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare, in parte dovuto ai vincoli dei piani terapeutici, e all’impossibilità nel 2018 di trattare i pazienti con insufficienza renale cronica – prosegue Manicardi.

“Le evidenze scientifiche – conclude Manicardi – di cui disponiamo oggi sono tali da indurre la comunità diabetologica a vincere l’inerzia terapeutica e ad estendere l’uso di questi farmaci anche alle persone con diabete in prevenzione primaria e alla popolazione anziana over 65 – che rappresenta il 67% degli oltre 470 mila diabetici con diabete tipo 2 monitorati nel Database Annali AMD – che potrebbe beneficiare di significative riduzioni di rischio cardiovascolare e renale”.

 

Ultimo aggiornamento il 4 Gennaio 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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