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Radioterapia oncologica, l’evoluzione verso la medicina di precisione

L’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (AIRO) evidenzia il nuovo ruolo di una disciplina che integra effetti biologici, tecnologia di precisione e approccio multidisciplinare

La radioterapia oncologica è un’opzione di cura, anche in prima linea, per numerose neoplasie ed è comunque il trattamento a cui è riconducibile il 40% delle guarigioni dai tumori. Alla vigilia del 36° Congresso nazionale dell’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (AIRO), in programma a Rimini dal 20 al 22 novembre, Stefano Pergolizzi, ordinario di Radioterapia Oncologica all’Università di Messina e presidente dell’AIRO sottolinea:

dobbiamo andare oltre la visione della radioterapia come semplice tecnica di erogazione delle radiazioni. Oggi possiamo considerarla, a tutti gli effetti, un ‘farmaco di precisione’.”

Un’evoluzione che non va attribuita esclusivamente all’innovazione tecnologica. “Non basta indirizzare il fascio sul bersaglio anatomico – ricorda Pergolizzi – la radiazione va prescritta tenendo conto delle caratteristiche biologiche del tumore, del suo microambiente e della risposta individuale del paziente.”

Effetti biologici ed efficacia documentata su varie neoplasie

Non a caso, il congresso AIRO è abbinato al congresso nazionale dell’Associazione italiana di radiobiologia. Lo studio degli effetti biologici delle radiazioni è infatti un aspetto fondamentale della radioterapia oncologica, che come terapia unica o in associazione con la chirurgia e le terapie farmacologiche ha un’efficacia documentata in vari ambiti oncologici.

Nel tumore della prostata in stadio precoce, precisano gli specialisti, la radioterapia consente un controllo della malattia a dieci anni superiore al 95%, mentre nel carcinoma polmonare iniziale la radioterapia stereotassica offre, in pazienti selezionati, risultati paragonabili alla chirurgia.

Altri esempi significativi riguardano i tumori del distretto testa-collo in cui la radioterapia può svolgere un ruolo centrale nel controllo della malattia e nella preservazione delle funzioni; oppure dopo l’intervento chirurgico nel tumore della mammella, per ridurre il rischio di recidiva e contribuire a migliorare la sopravvivenza a lungo termine. Anche nel linfoma di Hodgkin, in stadio precoce, l’integrazione della radioterapia con la chemioterapia consente di ridurre i volumi irradiati e l’esposizione ai farmaci.

La pratica clinica: approccio multidisciplinare e terapie personalizzate

“Il radioncologo – spiega Stefano Magrini, professore emerito di Radioterapia all’Università di Brescia e membro del Comitato tecnico organizzativo dell’AIRO – è una figura clinica ‘ibrida’, perché integra competenze mediche e conoscenze tecnologiche avanzate. Non si limita a stabilire dove e come irradiare un tumore: valuta le caratteristiche della malattia, le condizioni del paziente, le immagini diagnostiche e le possibilità offerte dalle tecnologie più innovative, per definire il trattamento più appropriato. Lavora in stretta sinergia con gli altri specialisti e con i professionisti della fisica medica, traducendo le informazioni cliniche e diagnostiche in un piano terapeutico altamente personalizzato.”

Un ruolo attivo nella gestione delle metastasi

Un ruolo crescente della radioterapia emerge anche nella malattia metastatica, dove questo approccio può contribuire, in casi selezionati, a rallentare la progressione di malattia e preservare la qualità di vita.

“La radioterapia non è più soltanto uno strumento per il controllo dei sintomi, ma può assumere un ruolo attivo anche nella gestione della malattia metastatica – conferma Pierluigi Bonomo, dell’AOU Careggi di Firenze, presidente eletto AIRO – È fondamentale, tuttavia, che ogni scelta venga condivisa all’interno di un’équipe multidisciplinare e che il paziente sia informato con chiarezza sui benefici attesi, sui possibili effetti collaterali e sulle alternative terapeutiche.”

Nuove tecniche da utilizzare in percorsi di cura personalizzati

Sul fronte della ricerca e dell’innovazione tecnologica si aprono nuove prospettive attraverso modalità di somministrazione sempre più evolute. Tra queste ci sono la radioterapia adattativa, che permette di modificare il piano terapeutico in funzione delle variazioni anatomiche, e la protonterapia, indicata in specifiche situazioni cliniche per limitare l’irradiazione dei tessuti sani.

Ulteriori prospettive riguardano la radioterapia FLASH, caratterizzata dall’erogazione di dosi ad altissima intensità in tempi brevissimi, e la teranostica con radioligandi, che combina diagnostica molecolare e trattamento mirato.

Liliana Belgioia, professoressa associata di Radioterapia all’Università di Genova e membro del Consiglio direttivo AIRO, commenta:

le nuove modalità di irradiazione potranno esprimere appieno il loro potenziale attraverso una sempre maggiore integrazione con immunoterapia, chemioterapia e le altre opzioni disponibili, all’interno di percorsi multidisciplinari costruiti sulle caratteristiche del singolo paziente.”

Accesso alle cure: insufficiente il numero degli specialisti

La rete di centri di radioterapia oncologica è diffusa su tutto territorio nazionale, anche se ci sono differenze regionali significative, soprattutto nell’aggiornamento tecnologico. Ad esempio i centri di adroterapia e protonterapia si trovano solo in Lombardia e in Trentino, ma i radioncologi segnalano soprattutto una carenza di specialisti.

Attualmente in Italia ci sono circa 1500 radioncologi, un numero non sufficiente per la necessità cliniche e assistenziali.

Per quanto riguarda la sostenibilità economica la radioterapia assorbe solo il 5% della spesa oncologica, che per l’85% riguarda i farmaci e per il 10% la chirurgia. In ogni caso, sottolineano gli specialisti, la radioterapia oncologica va inserita in percorsi di cura personalizzati, sulla base di indicazioni cliniche verificate.

“La nostra disciplina – conclude la professoressa Belgioia – parte dalla conoscenza dei meccanismi biologici della malattia per tradurli in strategie di cura sempre più efficaci e personalizzate.”

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Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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