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intestino irritabile

MICI, guselkumab rimborsato in Italia per colite ulcerosa e malattia di Crohn

Il farmaco sarà rimborsato negli adulti con malattia attiva da moderata a severa che non hanno risposto adeguatamente alle terapie convenzionali o biologiche

L’inibitore selettivo dell’interleuchina 23 guselkumab ha ottenuto la rimborsabilità per il trattamento di due malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. Il farmaco sarà rimborsato negli adulti con malattia attiva da moderata a severa che non hanno risposto adeguatamente alle terapie convenzionali o biologiche, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti. Il regime terapeutico prevede l’induzione per via endovenosa e il mantenimento per via sottocutanea. Nella malattia di Crohn è prevista anche la somministrazione sottocutanea nella fase di induzione.

La malattia di Crohn e la colite ulcerosa sono caratterizzate da un’infiammazione del tratto gastrointestinale, con periodi di riacutizzazione alternati a fasi di remissione. In Italia, si stima che circa 250.000 persone convivano con queste malattie, con una prevalenza aumentata dell’85 per cento negli ultimi 30 anni.

In Italia la Malattia di Crohn interessa circa il 30-40% delle persone con MICI, che insorge tipicamente tra i 15 e i 35 anni in entrambi i sessi. La malattia ha manifestazioni variabili e si associa a diverse comorbidità fisiche e psicologiche -tra cui depressione e anemia-, compromettendo la qualità di vita.

Sono invece circa 130.000 le persone affette da colite ulcerosa. L’incidenza, intorno ai 6-8 casi su 100.000 abitanti, è maggiore tra i 20 e i 40 anni di età ma, anche grazie ai miglioramenti fatti in campo diagnostico, stanno aumentando le diagnosi in bambini e adolescenti.

Migliore qualità di vita per i pazienti

Già impiegato nella gestione di psoriasi e artrite psoriasica, guselkumab è il primo inibitore selettivo dell’’interleuchina 23 (IL-23) ad essere approvato in via sottocutanea sia in regime di induzione sia in regime di mantenimento per la malattia di Crohn, segnando un passo avanti per la gestione ospedaliera e del paziente.

Nella malattia di Crohn il farmaco permette di ottenere sia una remissione profonda dei sintomi che un miglioramento della qualità di vita, con ricadute positive sull’aderenza alla terapia e sulla soddisfazione dei pazienti, spesso privi di una soluzione chirurgica definitiva. Gli studi hanno mostrato che il trattamento con guselkumab comporta tassi significativamente più elevati di remissione profonda e guarigione della mucosa intestinale, rispetto a terapie già consolidate nel trattamento della malattia di Crohn. Queste evidenze sono particolarmente rilevanti nella forma fistolizzante della malattia, una delle più complesse, associata a un significativo impatto sulla qualità di vita dei pazienti.

Nella colite ulcerosa, i dati degli studi indicano significativi miglioramenti dei sintomi, con il raggiungimento della remissione clinica e il ripristino dell’integrità della mucosa intestinale, fino al raggiungimento della remissione clinica e della remissione istologica.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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