Dal recente congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO) WiP 2026, tenutosi a Palermo, arrivano i nuovi dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel biennio 2024-2025, il 43% degli adulti italiani risulta in eccesso ponderale: circa il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% presenta obesità. Il fenomeno aumenta con l’età, è più frequente tra gli uomini e tra le persone con un livello di istruzione più basso o maggiori difficoltà economiche.
Esistono disparità regionali; al sud si registrano i valori più elevati e in Campania l’eccesso di peso riguarda oltre la metà della popolazione adulta. L’obesità rimane sostanzialmente stabile nel tempo, mentre persistono le disuguaglianze sociali e territoriali.
Carenza di informazioni da parte degli operatori sanitari
Un dato emerso durante il congresso riguarda il ruolo degli operatori sanitari nel trasferimento di informazioni: meno della metà del campione intervistato, infatti, dichiara di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso. Questo nonostante il consiglio di un professionista sanitario aumenti la probabilità di adottare comportamenti più salutari.
Sottolinea Silvio Buscemi, presidente della SIO e professore di Nutrizione clinica all’Università di Palermo:
abbiamo finalmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale. Le disuguaglianze sociali e territoriali ci dicono che non possiamo lasciare al singolo cittadino la responsabilità di trovare da solo una risposta. Il riconoscimento della malattia deve tradursi in prevenzione, diagnosi precoce e percorsi di cura concretamente accessibili. Le possibilità terapeutiche stanno cambiando rapidamente. Adesso viene la parte più difficile: fare in modo che una persona con obesità venga riconosciuta come paziente, intercettata dal sistema sanitario e accompagnata in un percorso appropriato, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche.”



