Celiachia (CD) e diabete mellito di tipo 1 (DM1) sono due malattie croniche autoimmuni. L’incidenza della celiachia nella popolazione con DM1 è stata valutata in diverse ricerche. Secondo una recente metanalisi (2025), pubblicata dalla rivista Alimentary Pharmacology & Therapeutics, la celiachia interessa circa una persona su 17 con DM1, rispetto a circa una su 125 nella popolazione generale.
Al contrario, per quanto riguarda il diabete di tipo 2 (DM2) non esistono dati che documentano una prevalenza di CD maggiore nei soggetti con la forma di diabete non insulino-dipendente rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, la compresenza delle due patologie potrebbe influenzare gli esiti clinici, soprattutto per quanto riguarda le possibili complicanze del DM2.
Su questo aspetto è stato da poco pubblicato uno studio sulla rivista Endocrine che ha confrontato due coorti di pazienti con DM2, con o senza celiachia.
Il confronto fra pazienti con diabete tipo 2 con o senza celiachia
Nello studio gli autori hanno analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche della rete statunitense TriNetX, comprendente 56 organizzazioni sanitarie. Hanno confrontato 8.760 adulti con DM2 e CD con altrettanti pazienti diabetici senza celiachia, selezionati mediante propensity score matching, una procedura che cerca di rendere comparabili i gruppi per caratteristiche cliniche e terapie. Il follow-up medio è stato rispettivamente di circa 4,3 e 3,9 anni.
Nei celiaci risultavano più elevati i rischi di albuminuria, iperglicemia severa, complicanze oculari, neuropatia, nefropatia e, in misura più contenuta, eventi cardiovascolari compositi.
I principali risultati sono riportati nella tabella.
Confronto del rischio di complicanze in soggetti con diabete di tipo 2
con e senza compresenza di celiachia

Gli hazard ratio (HR) esprimono il confronto del rischio nel tempo;
le percentuali indicano le frequenze osservate durante il follow-up.
I sintomi psichiatrici e le complicanze cardiovascolari
Nei pazienti con DM2 e CD è emersa una maggiore frequenza anche di depressione e ansia rispetto ai pazienti diabetici, ma non celiaci (HR rispettivamente di 1,14 e 1,12).
Un dato che, secondo i ricercatori americani, va interpretato con cautela. Infatti, sullo stato di salute psicologico possono influire diversi fattori non rilevati in questo studio, come il carico di sintomi gastrointestinali cronici, lo stress psicosociale legato alle restrizioni dietetiche, la propensione a rivolgersi ai servizi sanitari e l’impatto psicologico derivante dalla gestione di molteplici condizioni croniche.
Per quanto riguarda il rischio cardiovascolare da questa ricerca emerge solo un modesto aumento dell’esito cardiovascolare composito, che comprende infarto, eventi cerebrovascolari, scompenso, arresto cardiaco e alcune aritmie.
Gli autori fanno notare che questo modesto segnale potrebbe riflettere il carico infiammatorio e metabolico combinato della coesistenza di CD e DM 2 scarsamente controllato, piuttosto che la sola CD come fattore di rischio, e giustifica ulteriori indagini in studi prospettici.
In ogni, caso, non emergono differenze statisticamente significative nel rischio di ricovero ospedaliero tra diabetici con o senza celiachia.
Il controllo della glicemia
Per quanto riguarda l’iperglicemia grave, (l’HbA1c ≥10%), escludendo i pazienti che avevano già raggiunto questa soglia prima dell’inizio dell’osservazione, l’associazione si attenuava ma rimaneva significativa: HR 1,16.
Gli autori invitano a non sottovalutare questo aspetto, la malattia celiaca può infatti costituire un ulteriore ostacolo al controllo della glicemia nei pazienti diabetici sia per le anomalie nell’assorbimento dei nutrienti, sia per il particolare regime dietetico.
Gli autori fanno notare che questi risultati corrispondono ad osservazioni precedentemente effettuate su coorti di pazienti con DM1; ciò indica che i meccanismi fisiopatologici che collegano la celiachia (CD) al danno microvascolare potrebbero agire indipendentemente dalla patogenesi autoimmune tipica del DM1.
I limiti dello studio e il significato clinico
Nonostante le molte limitazioni (ad esempio mancano informazioni su durata delle malattie, attività della celiachia e aderenza alla dieta senza glutine) lo studio, anche se non non consente di attribuire alla sola celiachia l’aumento delle complicanze del diabete, richiama l’attenzione sulla necessità di una gestione integrata di questi pazienti, per i quali oltre al controllo glicemico, occorre un attento monitoraggio di complicanze, nutrizione e salute psicologica.
In collaborazione con Dr. Schär



