L’evoluzione tecnologica e clinica della radioterapia oncologica e la rivoluzione farmacologica nella cura dei tumori, che si è verificata negli ultimi anni, richiedono un maggiore scambio informativo e operativo tra i due ambiti clinici.
Nel corso della 2a Consensus internazionale multidisciplinare sull’integrazione tra radioterapia e nuove terapie sistemiche nella cura dei tumori, che ha riunito a Firenze i massimi esperti del settore sono emerse alcune esigenze prioritarie: raccogliere dati sulla sicurezza a lungo termine dell’associazione tra radioterapia e nuovi farmaci; coinvolgere il radio-oncologo fin dalle fasi iniziali della progettazione dei trial, anche quando l’obiettivo è valutare un nuovo farmaco; considerare il diritto dei pazienti a ricevere informazioni chiare sui benefici e sui possibili effetti collaterali, partecipando attivamente alle decisioni sul proprio percorso di cura.
Come integrare al meglio farmaci e radioterapia
Secondo Lorenzo Livi, direttore SOD Radioterapia Oncologica, AOU Careggi di Firenze:
Radioterapia e farmaci sono ormai alleati nella cura di molti tumori ma i nuovi farmaci entrano nella pratica in tempi rapidi, mentre le evidenze scientifiche su come associarli alla radioterapia restano limitate.”
Gli esperti riuniti a Firenze hanno cercato di dare risposte a domande cruciali che ancora restano aperte: in che ordine e con quali tempi somministrare radioterapia e farmaci oncologici, quanto siano sicure le cure, quali effetti collaterali comportino, come interagiscano sul piano biologico e quali pazienti ne traggano davvero un vantaggio.
“L’oncologia di precisione ci mette a disposizione strumenti sempre più potenti e sta cambiando il modo di concepire la cura: le terapie non si sommano semplicemente, si integrano”, ha sottolineato Giuseppe Curigliano, direttore Divisione Sviluppo di nuovi farmaci, Istituto Europeo di Oncologia di Milano e presidente eletto della Società europea di oncologia medica (ESMo) – Condividere tra oncologi medici e radio-oncologi un linguaggio comune, con raccomandazioni pratiche, significa sapere come usare le combinazioni nella pratica di ogni giorno.”
I nuovi approcci al tumore della prostata
Nell’approccio tumore della prostata, in particolare, l’integrazione tra radioterapia e terapie sistemiche sta cambiando le possibilità di cura e con esse il ruolo del radio-oncologo. Le nuove terapie ormonali (ARPI, inibitori della via del recettore degli androgeni), associate alla terapia di deprivazione androgenica (ADT), si affiancano alla radioterapia con risultati sempre più importanti. Secondo Alison Tree, Radiation Oncologist del Royal Marsden Hospital di Londra:
La radioterapia è una componente fondamentale del trattamento con intento curativo e garantisce eccellenti risultati funzionali. Quando serve, la combinazione con la terapia sistemica rafforza ulteriormente la nostra capacità di ottenere la guarigione. Con la recente introduzione degli ARPI in associazione alla ADT, oggi possiamo guarire con una frequenza molto maggiore rispetto al passato, migliorando la sopravvivenza e la qualità di vita di molti uomini. È inoltre sempre più rilevante il ruolo della radioterapia nella malattia avanzata e metastatica, con l’obiettivo di prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita.”
La malattia metastatica e i tumori testa-collo
È proprio sulla malattia metastatica che si concentra uno dei principali ambiti di approfondimento della Consensus, con particolare riferimento ai tumori della prostata e del rene. Secondo gli esperti, la radioterapia stereotassica – una tecnica ad altissima precisione, capace di somministrare dosi elevate direttamente su lesioni tumorali di piccole dimensioni – può trovare un impiego più ampio. Nei pazienti selezionati con un numero limitato di metastasi, infatti, non si limita a garantire il controllo locale della malattia, ma può integrarsi con le moderne terapie farmacologiche all’interno di una strategia di cura più articolata.
La radioterapia è un trattamento chiave anche per i tumori testa-collo: nel 35% dei casi diagnosticati in stadio iniziale può essere utilizzata come terapia curativa autonoma, in alternativa alla chirurgia (ad esempio, per tumori delle corde vocali o della tonsilla); in circa 6 casi su 10, in stadio localmente avanzato, viene impiegata da sola o in associazione alla chemioterapia per preservare l’organo, oppure come trattamento complementare dopo l’intervento chirurgico.
Le prospettive future
“Da numerosi studi clinici abbiamo appreso che combinare l’immunoterapia con la radioterapia, o con la chemio-radioterapia, in modo non selezionato, non porta benefici: servono combinazioni molto più mirate e con un razionale biologico favorevole”, afferma Kevin Harrington, Honorary Consultant Clinical Oncologist, The Royal Marsden NHS Foundation Trust e St. George’s Hospital, di Londra e aggiunge:
Gli approcci che prevedono l’utilizzo dell’immunoterapia, associata a farmaci a bersaglio molecolare o alla chemioterapia, prima di un intervento chirurgico o della radioterapia sono molto interessanti in prospettiva futura. Un’altra strategia molto promettente è il trattamento adiuvante somministrato dopo la radioterapia o la chemio-radioterapia, in particolare nei pazienti a rischio molto alto, individuati mediante DNA tumorale circolante o imaging”.



