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Sindrome delle gambe senza riposo, come riconoscerla e gestirla

Il punto di vista del clinico e dell’associazione dei pazienti su una condizione frequente, ma ancora sottodiagnosticata

Un impulso irresistibile a muovere le gambe, soprattutto nelle ore serali, che rende difficile addormentarsi e compromette la qualità del sonno. È la Sindrome delle gambe senza riposo (Restless Legs Syndrome, RLS), un disturbo del sonno piuttosto diffuso, e attualmente sottodiagnosticato.

Abbiamo chiesto a Claudio Liguori, professore di Neurologia, Università e policlinico di Roma Tor Vergata, quali sono i sintomi che possono indirizzare il medico non specialista al sospetto diagnostico e a Marco Rolandi, presidente e fondatore dell’associazione di pazienti RLS Italia, quali sono le difficoltà che incontrano nella vita quotidiana le persone con la sindrome.

Quali sono i sintomi che devono far sospettare una sindrome delle gambe senza riposo?

2Il sospetto – spiega il professor Liguori -nasce quando una difficoltà ad addormentarsi o una cattiva qualità del sonno si accompagna a sensazioni fastidiose agli arti inferiori: irrequietezza, bisogno di muovere le gambe, talvolta dolore o crampi. Un elemento caratteristico è che il disturbo migliora con il movimento e tende a comparire nelle ore serali o notturne”.

Quanto è frequente e quali persone colpisce maggiormente?

“La prevalenza della RLS – risponde Liguori – è stimata intorno al 7% della popolazione generale. È più frequente nelle donne, anche in giovane età, dove può essere associata a carenza di ferro o ad anemizzazione periodica, come per il ciclo mestruale. La prevalenza però, è alta anche negli anziani. Può inoltre essere presente in persone con diabete, neuropatie o insufficienza renale”.

Perché la diagnosi arriva spesso in ritardo?

“Molti pazienti – sottolinea Rolandi – raccontano di aver atteso anni prima di ricevere una diagnosi corretta. I sintomi vengono talvolta attribuiti a problemi circolatori, ansia, insonnia o ad altri disturbi. Alcune persone finiscono per sentirsi poco comprese perché descrivono sensazioni difficili da spiegare e apparentemente insolite”.

Quali conseguenze può avere sulla vita quotidiana?

“La privazione di sonno – precisa Rolandi – può incidere sulle relazioni familiari, sociali e lavorative. Nei casi più severi il paziente può sviluppare una marcata stanchezza diurna, con riduzione della concentrazione e dell’attenzione. Per questo è importante non considerare la RLS come un semplice fastidio notturno”.

Qual è il ruolo del medico di medicina generale?

“La diagnosi della RLS – spiega Liguori – è clinica e non richiede necessariamente esami strumentali. Il medico di famiglia può riconoscere i sintomi caratteristici, valutare eventuali fattori predisponenti e richiedere gli esami appropriati, in particolare quelli ematici per valutare lo stato dell’assetto marziale”.

Perché il ferro è così importante?

“La carenza di ferro – specifica Liguori – rappresenta una delle condizioni più frequentemente associate alla sindrome. In alcuni casi la correzione del deficit può migliorare significativamente i sintomi o addirittura risolverli. Per comprendere il significato clinico della carenza di ferro non bisogna limitarsi ai valori considerati normali per la popolazione generale, ma interpretare gli esami nel contesto clinico del paziente in quanto i livelli di ferritina o della saturazione della transferrina devono essere riadattati in presenza di un sospetto clinico di RLS”.

In sintesi, quale messaggio dovrebbe arrivare ai medici di medicina generale?

“Che il sonno è una componente essenziale della salute – conclude Liguori -. Inserire nella visita alcune semplici domande sulla qualità del sonno e sulla presenza di fastidi alle gambe nelle ore serali può consentire di identificare precocemente una condizione frequente, come la RLS, ma ancora poco riconosciuta soprattutto nella popolazione giovane e nelle donne”.

E ai pazienti?

2Non considerare questi sintomi come qualcosa di inevitabile o da sopportare. Oggi – afferma Rolandi – esistono percorsi diagnostici e terapeutici che possono migliorare in modo significativo la qualità della vita. Il primo passo è parlarne con il proprio medico di fiducia”.

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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