L’uso dei media digitali è ormai parte integrante della vita di bambini, adolescenti e giovani adulti, ma le modalità con cui piattaforme e servizi online sono progettati possono avere conseguenze sulla salute. È il messaggio di una nuova serie di paper pubblicata su The Lancet, nella quale un gruppo internazionale di esperti invita governi e istituzioni ad adottare misure di sanità pubblica senza attendere prove definitive sui rapporti di causa-effetto.
Una umbrella review ha analizzato 121 revisioni scientifiche, comprendenti complessivamente circa nove milioni di persone con meno di 25 anni. I risultati mostrano associazioni consistenti tra uso problematico dei media digitali – inteso come modalità di utilizzo con caratteristiche simili alla dipendenza, e non semplicemente come tempo trascorso davanti allo schermo – e un maggior rischio di problemi di salute mentale, disturbi del sonno e riduzione dell’attività fisica.
Non tutti gli effetti sono però negativi. Un utilizzo moderato dei media digitali risulta associato a un maggiore benessere, mentre i videogiochi che prevedono attività fisica possono favorire stili di vita più salutari. Gli stessi autori precisano tuttavia che la qualità delle evidenze disponibili è ancora bassa e non consente di dimostrare un rapporto causale.
La responsabilità delle piattaforme e la necessità di una strategia globale
La Serie di Lancet invita inoltre a spostare l’attenzione dalla sola responsabilità individuale alle caratteristiche delle piattaforme. Funzioni come scroll infinito, autoplay e sistemi personalizzati di raccomandazione sono infatti progettate per mantenere elevato il coinvolgimento degli utenti.
Tra le proposte degli esperti figurano valutazioni preventive dei rischi delle nuove tecnologie, maggiore accesso ai dati delle aziende per i ricercatori indipendenti, standard internazionali coordinati dall’OMS e un organismo dedicato al monitoraggio degli effetti dell’intelligenza artificiale sui più giovani.
Secondo gli autori, limiti di età o singole restrizioni non sono sufficienti: serve una strategia globale e coordinata.



