Secondo uno studio presentato al congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), che si è concluso a Milano il 2 ottobre, nelle persone che hanno sviluppato un diabete di tipo 2 a esordio precoce (prima dei 45 anni) è possibile indurre una remissione della malattia attraverso una dieta a basso contenuto energetico, combinata con un programma strutturato di esercizio fisico.
Lo studio è stato condotto dalla McGill University, Montreal, Canada, e dall’University of Leicester, UK, e in via di pubblicazione sulla rivista The Lancet Regional Health – Americas.
Il diabete di tipo 2 a esordio precoce (EOT2D, early-onset type 2 diabetes) è un fenomeno in crescita e, rispetto al diabete di tipo 2 a esordio più tardivo, si caratterizza per un rapido peggioramento del controllo glicemico, per una comparsa precoce delle complicanze e per un’aspettativa di vita inferiore.
I ricercatori hanno valutato l’efficacia della combinazione di una dieta a basso contenuto energetico in associazione alla pratica di esercizio fisico, guidato, sulla remissione a 24 settimane nelle persone con EOT2D; il confronto è riferito alla gestione clinica abituale.
L’intervento con dieta a basso contenuto energetico ed esercizio fisico strutturato
Le diete a basso contenuto energetico possono ridurre i livelli glicemici senza ricorrere ai farmaci, determinando la remissione del DT2; l’aggiunta di un programma di esercizio strutturato può migliorare la forma fisica, la preservazione della massa muscolare, la funzione cardiaca e ridurre l’insulino-resistenza.
Lo studio -randomizzato, in aperto- ha confrontato l’efficacia dell’intervento in adulti di età compresa tra 18 e 45 anni con EOT2D e obesità, non sottoposti a terapia insulinica.
Il gruppo sperimentale è quindi stato sottoposto a un intervento combinato, costituito da una dieta a basso contenuto energetico (800-900 kcal/die, costituita per il 30% da proteine, per il 50% da carboidrati e per il 20% da grassi), esercizio fisico supervisionato due volte alla settimana (aerobico e di resistenza) ed esercizio autonomo una volta alla settimana, per i primi tre mesi; nei tre mesi successivi i partecipanti hanno seguito una dieta finalizzata al mantenimento del peso, associata alla pratica di esercizio fisico autonomo.
L’endpoint primario era la remissione a 24 settimane, definita sulla base di valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori a 6,5% (48 mmol/mol) e dell’assenza di terapia farmacologica ipoglicemizzante per almeno 12 settimane.
Circa la metà dei pazienti con diabete di tipo 2 a esordio precoce può andare incontro a remissione
Lo studio ha coinvolto 96 partecipanti, con età media di 38 anni e BMI medio di 35,2 kg/m². A 24 settimane, il 54% dei partecipanti del gruppo di intervento aveva raggiunto la remissione, rispetto al 4% del gruppo di controllo. L’analisi statistica ha mostrato che i primi avevano una probabilità 21 volte maggiore di raggiungere la remissione, rispetto ai secondi, dopo aver tenuto conto del possibile effetto dei potenziali fattori confondenti.
Diversa anche la perdita di peso raggiunta: i partecipanti del gruppo sperimentale hanno perso, in media, 8,4 Kg nell’arco di 6 mesi (1,2 kg nel gruppo di controllo). Inoltre, dopo 6 mesi i partecipanti del gruppo di intervento avevano perso 7,5 kg in più rispetto a quelli del gruppo di controllo, di cui 6,6 kg in più di massa grassa.
Secondo gli Autori:
i risultati dimostrano la fattibilità e l’efficacia di un intervento basato sulla combinazione di esercizio aerobico e di resistenza strutturato, con una dieta ipocalorica, come potenziale strumento per contrastare il diabete a esordio precoce.”
La gestione di dieta ed esercizio fisico nel tempo
Viene tuttavia sottolineato come tutti i programmi di perdita di peso, comprese le diete a basso contenuto energetico finalizzate alla remissione del DT2, nella maggior parte delle persone siano seguiti da un periodo di recupero parziale, o completo, del peso perduto. Il calo ponderale ottenuto esclusivamente attraverso la riduzione dell’apporto energetico, inoltre, è associato anche alla riduzione della massa magra; secondo alcune evidenze, il recupero del peso potrebbe interessare maggiormente la massa grassa, a favore dell’aumento del rischio di sarcopenia nel tempo.
Gli Autori sottolineano che:
con l’aumento globale della prevalenza del diabete di tipo 2 a esordio precoce, i risultati evidenziano l’opportunità di rivalutare gli orientamenti terapeutici, e di favorire l’attuazione su larga scala di interventi integrati basati sull’alimentazione e sull’esercizio fisico finalizzati alla remissione.”
E aggiungono:
lo studio ha mirato alla preservazione della muscolatura durante la fase intensiva di perdita di peso attraverso l’allenamento di resistenza; i risultati indicano che è possibile preservare la massa magra e la massa muscolare anche in presenza di una rapida perdita di peso. Questo aspetto potrebbe avere importanti implicazioni per la salute metabolica a lungo termine, la funzione fisica e l’evoluzione della malattia, e dovrebbe essere oggetto di ulteriori ricerche.”



