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Diabete di tipo 2, meno cibi ultra-processati e più attività fisica possono abbassare il rischio

Una ricerca presentata all’EASD 2026 conferma il ruolo di dieta e attività fisica nella prevenzione del diabete, al di là della predisposizione genetica

Ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati e praticare l’attività fisica raccomadata possono ridurre drasticamente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, anche nelle persone con una predisposizione genetica alla malattia.

Sono questi i risultati di una ricerca della City University di Hong Kong presentata al recente congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD 2026). Spiega Wenxin Xu, che ha diretto la ricerca:

il diabete di tipo 2 è causato dalla combinazione tra suscettibilità genetica e stile di vita; si sa che a un maggiore consumo di alimenti ultra-processati è associato un rischio più elevato, mentre l’attività fisica svolge un’azione protettiva. Non era chiaro se un minore consumo di UPF potesse ridurre l’effetto della suscettibilità genetica, o se l’esercizio fisico potesse contribuire a contrastare gli effetti dei cibi ultra processati.”

Lo studio su alimentazione, attività fisica e genetica

Per comprendere il ruolo di due fattori di rischio modificabili per il diabete -alimentazione e attività fisica- i ricercatori hanno analizzato i dati di 56.964 adulti partecipanti allo studio UK Biobank (età media 69,5 anni, per il 42,3% uomini) seguiti in media per quasi otto anni.

Il consumo di alimenti ultra processati è stato rilevato all’inizio dello studio attraverso questionari dettagliati, e analizzato secondo il sistema NOVA. I nuovi casi di diabete sono stati identificati mediante collegamento con i registri sanitari. La quantità di attività fisica ‘da moderata a vigorosa’ (MVPA, moderate-to-vigorous physical activity) praticata dai partecipanti è stata calcolata sulla base dei dati registrati per una settimana, mediante accelerometri indossati al polso; questo tipo di attività fisica include, oltre allo sport, camminata a passo sostenuto, ciclismo, escursionismo, lavori domestici, giardinaggio e, più in generale, i lavori che richiedono uno sforzo fisico prolungato.

La suscettibilità genetica è stata infine quantificata mediante un punteggio di rischio poligenico (PRS) per il diabete di tipo 2.

Il rischio di diabete di tipo 2 scende con un minor consumo di alimenti ultraprocessati

Il consumo di alimenti ultra-processati (UPF) è risultato associato, in modo lineare, a un aumento del rischio di diabete di tipo 2: per ogni incremento del 10% della quota di UPF sul peso totale degli alimenti consumati, il rischio aumentava del 7%. Tra gli individui con un’elevata suscettibilità genetica, un minore consumo di UPF era associato a una riduzione del 35% del rischio di diabete di tipo 2 (HR 0,65; IC al 95% 0,49–0,85).

L’attività fisica da moderata a vigorosa (MVPA) mostrava invece un’associazione non lineare con il rischio di diabete di tipo 2. La pratica di almeno 150 minuti di MVPA alla settimana, come da raccomandazioni OMS, era associata a una riduzione del rischio del 39% (HR 0,61; IC al 95% 0,53-0,70). Tra gli individui con un’elevata suscettibilità genetica, il raggiungimento delle raccomandazioni dell’OMS per la MVPA era associato a una riduzione del rischio pari al 33% (HR 0,67; IC al 95% 0,55-0,81).

L’associazione tra attività fisica e rischio di diabete di tipo 2 è stata valutata anche tra i partecipanti con un elevato consumo di UPF. In questo gruppo, il raggiungimento delle raccomandazioni dell’OMS per la MVPA era associato a una riduzione del rischio in tutti gli strati di rischio genetico: del 31% negli individui ad alto rischio genetico (HR 0,69; IC 95% 0,50-0,96), del 57% in quelli a rischio genetico intermedio (HR 0,43; IC 95% 0,29-0,66) e del 58% in quelli a basso rischio genetico (HR 0,42; IC 95% 0,25-0,72).

Infine, la combinazione di un minore consumo di UPF e del raggiungimento delle raccomandazioni dell’OMS per la MVPA era associata a una riduzione ancora maggiore del rischio di diabete di tipo 2 incidente: del 49% negli individui con elevata suscettibilità genetica (HR 0,51; IC 95% 0,38–0,68), del 70% in quelli con suscettibilità genetica intermedia (HR 0,30; IC 95% 0,21-0,42) e del 59% in quelli con bassa suscettibilità genetica (HR 0,41; IC 95% 0,24-0,66).

Alimentazione e attività fisica associate nella definizione di uno stile di vita sano

L’analisi ha quindi rilevato che gli individui che seguivano un’alimentazione a basso contenuto di alimenti ultra-processati, e praticavano regolarmente attività fisica di intensità da moderata a vigorosa, presentavano una probabilità fino al 70% inferiore di sviluppare il diabete di tipo 2. Tra le persone con una forte predisposizione genetica, la combinazione di alimentazione e attività fisica ha dimezzato il rischio di malattia.

Secondo gli Autori, i risultati indicano che interventi come dieta e attività fisica dovrebbero essere considerati congiuntamente; uno stile di vita salutare può contribuire a ridurre il rischio di diabete di tipo 2, indipendentemente dal proprio patrimonio genetico.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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