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Diabete tipo 2, i nuovi scenari aperti dal monitoraggio continuo del glucosio

La misurazione del glucosio attraverso un sensore sottocute può aiutare il medico a personalizzare le terapie e il paziente a gestire correttamente la malattia

Nella gestione della malattia diabetica il monitoraggio dei valori glicemici è un elemento fondamentale per la tutela della salute del paziente e per la verifica dell’efficacia delle terapie.

Accanto al classico automonitoraggio capillare (SMBG), con il glucometro che analizza una goccia di sangue, la rivoluzione tecnologica in questo ambito è rappresentata dai sistemi di monitoraggio continuo del glucosio (CGM), che misurano il glucosio nel liquido interstiziale attraverso un piccolo sensore applicato sotto la pelle, fornendo dati lungo l’arco delle 24 ore. L’utilizzo di questo dispositivo oggi sta entrando anche nella gestione del diabete di tipo 2.

Secondo Katherine Esposito, che dirige l’Endocrinologia dell’AOU Vanvitelli di Napoli:

Il CGM non cambia soltanto il modo di misurare il glucosio. Sta cambiando il modo di comprendere, raccontare e vivere il diabete.”

La professoressa Esposito, ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università degli Studi della Campania, è intervenuta a un media tutorial organizzato da Dexcom Italia nel corso dell’EASD 2026, sottolineando l’importanza di questa nuova risorsa tecnologica con un’immagine efficace: “avevamo un serie di fotografie sull’andamento della glicemia nel corso della giornata, ora possiamo vedere l’intero film.”

Dalla fotografia al film

Il monitoraggio in continuo dei valori glicemici va a colmare le lacune che possono esserci nell’automisurazione con il glucometro, segnalando periodi di iper e ipoglicemia che possono sfuggire alle rilevazioni puntuali. Si tratta di informazioni preziose per il clinico, che deve modulare la terapia farmacologica sulla risposta effettiva del singolo paziente, ma anche di un supporto alla vita quotidiana dei diabetici.

Per molti anni, afferma la professoressa Esposito, la valutazione del controllo glicemico si è basata principalmente sull’emoglobina glicata (HbA1c). Questo valore rappresenta una media degli ultimi mesi, che può nascondere situazioni molto diverse tra loro. Oggi il monitoraggio continuo consente di affiancare nuove metriche che descrivono in modo più completo ciò che accade nella vita quotidiana delle persone con diabete.

Due persone con lo stesso valore di HbA1c, specifica Esposito, possono presentare un’esposizione molto diversa alle ipoglicemie, differente tempo in iperglicemia, diversa stabilità dei valori glicemici e differenti pattern durante la giornata.

Alla luce delle evidenze sui vantaggi del monitoraggio continuo per il controllo del diabete e la prevenzione delle complicanze associate, le più recenti linee guida, nazionali e internazionali, sulla gestione della malattia diabetica hanno ampliato l’indicazione al monitoraggio continuo del glucosio (CGM) anche al diabete di tipo 2.

Le raccomandazioni delle società scientifiche

Le linee guida dell’American Diabetes Association (ADA), “Standards of Care in Diabetes”  nell’edizione del 2026 raccomandano il CGM negli adulti con diabete in terapia insulinica, compresa anche la sola insulina basale e in terapia con farmaci non insulinici che possono provocare ipoglicemia.

Per quanto riguarda le linee guida italiane SID-AMD (Società Italiana di Diabetologia e Associazione medici diabetologi) raccomandano il CGM:

  • sempre nelle persone con diabete tipo 1
  • nelle persone con diabete tipo 2 in terapia insulinica basale
  • nelle persone con diabete tipo 2 in terapia basal-bolus.

I diabetologi italiani riconoscono benefici del CGM anche nelle persone con diabete tipo 2 in terapia non insulinica; in particolare quando l’HbA1c è ≥7%.

L’accesso ai dispositivi a carico del Servizio sanitario nazionale resta tuttavia regolato a livello regionale e può essere subordinato a specifici criteri prescrittivi

L’autogestione della malattia

L’aderenza alla terapia, ma anche le scelte che riguardano lo stile di vita (alimentazione, esercizio fisico) sono decisive per la gestione della malattia diabetica e per la prevenzione delle complicanze.

Il diabete, ha ricordato la professoressa Esposito, è una malattia cronica e progressiva che, nel corso degli anni, può portare a danni a numerosi organi e apparati, come retinopatie, neuropatie periferiche, malattie cardiovascolari, malattia renale cronica e numerose altre implicazioni, tra cui disturbi metabolici e psichici.

Il contributo che può venire dal monitoraggio continuo del glucosio all’aderenza alla terapia e a una migliore gestione della vita quotidiana è stato evidenziato da un’indagine promossa da Dexcom e presentata all’EASD2026.

L’indagine ha coinvolto oltre 800 professionisti sanitari e 2.500 persone con diabete di tipo 2 in otto Paesi. L’89% dei professionisti sanitari intervistati ritiene che il CGM aiuti a valutare l’aderenza al trattamento, e più della metà dei pazienti che lo utilizzano riferisce di aver seguito con maggiore attenzione il piano terapeutico.

Basilio Pintaudi, diabetologo dell’Ospedale Niguarda di Milano e consigliere nazionale dell’AMD, osserva:

Il CGM può creare un legame più stretto tra la prescrizione del clinico e ciò che accade ogni giorno nella vita della persona con diabete. Vedere con continuità l’andamento della glicemia permette di capire meglio gli effetti delle proprie scelte e può favorire l’aderenza al percorso terapeutico. Diventa così uno strumento di continuità di cura, che accompagna la persona anche fuori dalla visita”.

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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