La prevalenza globale di sovrappeso e obesità nelle donne è più alta rispetto agli uomini. Secondo le stime del Global Burden of Disease group questa condizione riguarda il 46,7% della popolazione femminile e il 43,4% di quella maschile (dati 2021), con una proiezione rispettivamente al 60,3% e al 57,4% entro il 2050.
Le donne, quindi, sono e saranno le maggiori utilizzatrici dei farmaci agonisti del recettore del GLP-1, anche se questo dato non è stato ancora specificamente considerato dalla ricerca.
Uno studio da poco pubblicato sulla rivista The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health e analizzato al recente congresso dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD 2026) fa il punto sulle questioni legate all’impiego degli anti-GLP-1 nelle donne; i ricercatori della Lund University, Helsingborg (Svezia) e del Leicester Diabetes Research Centre, Leicester, UK, arrivano a stilare una lista di priorità ritenute necessarie per ampliare le evidenze sul trattamento, che comprende la necessità di sviluppare ricerche specifiche sulle donne e strategie per un equo accesso alle cure.
Differenze di genere nella risposta alla terapia e negli effetti indesiderati
Nelle donne gli agonisti del recettore del GLP-1 sembrano determinare una maggiore perdita di peso rispetto agli uomini, a fronte di un miglioramento glicemico comparabile. Restano invece aperte questioni importanti sul profilo degli effetti indesiderati. Gli studi real-world che hanno confrontato la frequenza degli eventi avversi nei due sessi hanno rilevato una maggiore frequenza complessiva di effetti collaterali riportati nelle donne, compresi tassi più elevati di cefalea, vomito e capogiri. Gli Autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi per quantificare in modo specifico il profilo degli effetti collaterali nelle donne, e per la definizione di strategie per mitigarli.
Un’altra area che richiede ulteriori evidenze riguarda la fase successiva alla sospensione del trattamento, che può indurre un rapido aumento di peso. Il recupero di massa grassa senza un concomitante aumento della massa muscolare solleva preoccupazioni per la salute e la funzione fisica a lungo termine nelle donne e, secondo gli Autori, richiede ulteriori ricerche per verificare che gli agonisti del GLP-1 possano sostenere nel lungo periodo un buon livello di benessere.
Sul versante della salute mentale, i dati disponibili supportano, nel complesso, il profilo di sicurezza psichiatrica dei farmaci, anche se appare importante la valutazione individualizzata del rischio; è raccomandato uno screening routinario per depressione, ansia e disturbi dell’alimentazione prima dell’inizio del trattamento e durante il follow-up, sia nelle donne sia negli uomini.
Ambiti di ricerca da sviluppare
Gli Autori di questo studio individuano numerosi ambiti nei quali la ricerca sui anti-GLP-1 nelle donne deve essere ulteriormente sviluppata: salute mentale e disturbi dell’alimentazione; contraccezione, fertilità e sindrome metabolica ovarica; ottimizzazione della salute prima della gravidanza; prevenzione delle complicanze; sicurezza durante gravidanza e allattamento; ottimizzazione della salute e della composizione corporea durante la menopausa; salute cardiovascolare e prevenzione della multimorbilità; fragilità e invecchiamento in buona salute.
Semaglutide e contraccezione ormonale
Un altro studio osservazionale condotto sui registri sanitari e delle prescrizioni danesi ha esaminato l’associazione tra uso di contraccettivi ormonali e successivo uso di semaglutide, in donne di età compresa tra 12 e 49 anni.
L’analisi ha incluso 22.694 donne con una prima prescrizione di semaglutide e 226.940 controlli appaiati per anno di nascita; le prescrizioni di contraccettivi ormonali sono state valutate dall’età di 12 anni o dall’ingresso nello studio fino alla prima prescrizione di semaglutide
Le donne che avevano utilizzato contraccettivi ormonali mostravano una maggiore probabilità di iniziare una terapia con semaglutide, rispetto a quelle che non li avevano mai utilizzati. L’associazione era particolarmente marcata nelle donne con una storia di utilizzo di più tipologie di contraccezione: tra quelle che ne avevano utilizzate tre, la probabilità di iniziare semaglutide era circa doppia, così come nelle donne con sovrappeso o obesità (BMI ≥25 kg/m²). Nelle donne con BMI <25 kg/m², inoltre, l’utilizzo di metodi contraccettivi tra cui cerotti e anelli vaginali, erano associati a una probabilità quasi quattro volte maggiore di avviare il trattamento.
Gli Autori sottolineano che lo studio, di tipo osservazionale, non può dimostrare l’esistenza di un rapporto causale tra contraccezione ormonale e uso successivo di semaglutide. Ma sottolineano come i risultati evidenzino l’importanza di una consulenza contraccettiva personalizzata; nella scelta di iniziare o cambiare metodo contraccettivo, gli operatori sanitari dovrebbero considerare la storia ponderale della donna, eventuali variazioni di peso percepite e le conseguenti preoccupazioni, tenendo conto anche delle sue preferenze, oltre che della sua situazione clinica.
Agonisti del recettore del GLP-1 e gravidanza nelle donne con diabete
Una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health, ha valutato le evidenze disponibili sull’uso degli agonisti del recettore del GLP-1 nel periodo preconcezionale, durante la gravidanza e nel post-partum nelle donne con diabete.
La meta-analisi ha incluso sette studi, per oltre 43mila donne che avevano fatto uso di agonisti del GLP-1. Sei studi hanno valutato l’esposizione nel primo trimestre, mentre uno ha considerato l’esposizione nei 12 mesi precedenti la gravidanza; va precisato che spesso i tempi di assunzione dei farmaci durante la gravidanza non erano documentati con precisione.
La ricerca si è avvalsa di un panel internazionale, composto da 42 specialisti e integrato dal contributo di 60 donne con esperienza diretta, che ha sostenuto l’impiego dei GLP-1 per migliorare la salute metabolica nel periodo preconcezionale, in particolare nelle donne con diabete di tipo 2, sottolineando la necessità di interrompere il trattamento prima di una gravidanza programmata.
L’analisi non ha mostrato associazioni significative tra esposizione agli agonisti del GLP-1 e rischio di anomalie congenite, parto pretermine, morte neonatale, parto cesareo, disturbi ipertensivi della gravidanza o preeclampsia e nascita di neonati piccoli per l’età gestazionale.
Le evidenze disponibili, riferite prevalentemente a donne con diabete di tipo 2, suggeriscono che l’interruzione dei GLP-1 nel primo trimestre di gravidanza non comporti un aumento del rischio di anomalie congenite; ma restano incertezze rispetto all’assunzione di questi farmaci oltre il primo trimestre, al loro impiego nel periodo successivo al parto e alla perdita della gravidanza.
I dati disponibili indicano concentrazioni trascurabili di agonisti del GLP-1 -somministrati per via sottocutanea- nel latte materno, ma le informazioni sulla sicurezza nei lattanti sono insufficienti, soprattutto per le formulazioni orali con potenziatori dell’assorbimento.
Gli Autori sottolineano la necessità di studi prospettici di ampie dimensioni per definire benefici e rischi dei GLP-1 durante tutta la fase riproduttiva, che considerino distintamente le diverse terapie appartenenti a questa classe di farmaci.



