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Humanizing Health Awards 2026: la cura oltre il farmaco

Cinque associazioni no profit hanno ricevuto il riconoscimento per il contributo dato al miglioramento dei percorsi di cura e della qualità di vita dei pazienti

Giunto alla settima edizione il premio “Humanizing Health Awards”, promosso da Teva Italia, mette in evidenza aspetti della cura che vanno oltre le terapie farmacologiche e i protocolli assistenziali.

Le associazioni e fondazioni premiate nell’edizione 2026 hanno dato vita a progetti che rispondono a bisogni differenti: il sostegno ai caregiver familiari, il benessere e la riabilitazione di persone con patologie neuromuscolari e neurodegenerative, il benessere dei bambini in cura per patologie oncoematologiche, la cura degli anziani con demenza e Alzheimer e il supporto alle donne in terapia oncologica.

A Modena un progetto per il benessere dei bambini in cura per patologie oncoematologiche

L’ ASEOP ODV (Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica) di Modena è stata premiata per Sogni in Movimento, un percorso di terapia neuro-psicomotoria rivolto a circa 35 bambini tra 0 e 12 anni che, dopo lunghi e complessi percorsi terapeutici, hanno bisogno di uno spazio accogliente in cui rielaborare l’esperienza della malattia attraverso il corpo, il gioco e la relazione. L’intervento sostiene il recupero delle funzioni motorie e cognitive, e il benessere emotivo e relazionale.

A Brescia un percorso di riabilitazione con pet therapy

Un altro riconoscimento è andato a Fondazione Serena ETS di Brescia per il progetto Una zampa per NeMO che integra pet therapy e riabilitazione nel percorso di circa 160 pazienti con patologie neuromuscolari e neurodegenerative, con l’obiettivo di contrastare demotivazione, ansia e isolamento vissuti da bambini e ragazzi durante le lunghe degenze. Durante incontri di gruppo strutturati il cane agisce da mediatore relazionale non giudicante e favorisce benessere psicofisico, partecipazione attiva alle terapie, socializzazione e stimolazione motoria.

A Milano il giardino come cura per anziani con demenza e Alzheimer

La Fondazione Don Carlo Gnocchi ETS di Milano propone, presso il Centro Girola, Riappropriarsi degli spazi all’aperto, il giardino come cura. Il giardino si trasforma in uno spazio terapeutico per 126 ospiti del nucleo Alzheimer e della RSA. Il giardino terapeutico diventa uno spazio stabile di relazione e cura dove grazie al contatto con la natura, la stimolazione sensoriale e la socializzazione, i pazienti possano provare benessere psicofisico, ridurre agitazione e isolamento, e favorire la memoria emotiva.

A Firenze un supporto alle donne in terapia oncologica

Premiata anche la Fondazione Radioterapia Oncologica di Firenze per il progetto Bellezza che cura, realizzato insieme all’AOU Careggi di Firenze, per restituire dignità personale e benessere emotivo a 71 donne in terapia oncologica. Il progetto integra supporto socio-estetico (trucco correttivo), fornitura di protesi capillari e dispositivi clinici personalizzati, contribuendo a migliorare l’aderenza alle cure e la qualità della vita.

A Ravenna sostegno ai caregiver familiari

Premiata anche l’associazione Marinando Ravenna ODV per Venti di Sollievo, navigare oltre la cura. A circa 40 caregiver familiari di persone con disabilità, patologie croniche o oncologiche, vengono offerti momenti di evasione e supporto psicologico attraverso uscite in barca a vela. Alle attività in mare si affianca un servizio di assistenza domiciliare per la persona assistita, che rende possibile la partecipazione del caregiver.

L’importanza del territorio per cure più umane

Secondo Anna Carla Pozzi, segretario FIMMG Lombardia, intervenuta alla cerimonia di premiazione, i progetti premiati toccano da vicino la medicina di famiglia: sostegno ai caregiver, presa in carico degli anziani fragili, attenzione ai pazienti oncologici sono parte integrante dell’attività dei MMG, così come l’ascolto e la relazione di fiducia.

«Ritengo che la medicina generale, – spiega la dottoressa Pozzi – sia la base del Sistema Sanitario Nazionale proprio perché sta vicino ai pazienti, che si interfacciano con una persona di fiducia. Ma noi MMG attualmente siamo pochi, e oberati di lavoro -in molti casi arriviamo quasi a 2.000 assistiti. Sarebbe importante, per la medicina generale, che deve rimanere capillare sul territorio, avere la possibilità di ricorrere a personale dedicato per attività di segreteria e infermieristiche, che lavori insieme ai medici. Questo permetterebbe al medico di liberare il tempo occupato dalla burocrazia, e di potersi dedicare al proprio paziente. Il peso della burocrazia sottrae spazio alla clinica, e la clinica è fondamentale per l’umanizzazione delle cure.  Anche tecnologia e intelligenza artificiale possono essere alleate preziose, se usate per liberare tempo, che il medico può dedicare alla relazione umana».

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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